Semse Aydin, Tuchia

Semse Aydin è la moglie di Necati Aydin, un pastore assassinato il 18 aprile 2007 nella città di Malatya. Qui sotto potete leggere la sua testimonianza.

Sono cresciuta in una famiglia cristiana ortodossa. La mia famiglia era solo nominalmente cristiana e fino all’età di vent’anni non avevo mai letto il Nuovo Testamento, né conosciuto il Signore. Ero in cerca di un Dio che mi avrebbe amata, ma tutto nella mia vita mi deludeva. Avevo tanti problemi al punto di non trovare più una via d’uscita. Ne parlai con la mia sorella maggiore, l’unica cristiana che conoscevo. Lei mi disse che solo il Signore Gesù mi avrebbe potuto aiutare. Allora implorai con tutto il mio cuore l’intervento del Signore Gesù, e Lui mi aiutò! Se non l’avesse fatto avrei perso il senno o persino la vita.

Benché mi avesse aiutata, non credevo ancora di potermi fidare di Lui. Ma come segno di gratitudine cominciai a leggere il Nuovo Testamento, pensando che quello fosse il minimo che potevo fare dopo che il Signore Gesù mi aveva liberata dalla mia depressione. Tramite due versetti mi dimostrò di amarmi: “Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5:7–8).

Andai in cerca di qualcuno che potesse aiutarmi, ma non c’era nessuno al di fuori del Signore Gesù. Più leggevo il Nuovo testamento e più cominciavo ad amarLo. Perciò Gli ho dato tutta la mia vita. Devo tutto a Lui, per ogni cosa nella mia vita! Lo amo al punto di voler condividere volentieri il mio amore con gli altri. Un giorno ebbi l’opportunità di farlo con Necati.

Necati salì sul pullman sul quale stavo viaggiando. Essendo un musulmano radicale preferì non occupare il posto libero accanto al mio perché ero una donna. Non c’era però nessun altro posto libero, perciò infine si accomodò lì. Stavo leggendo le annotazioni che avevo fatto durante la mia meditazione mattutina. Necati guardò ciò che stavo leggendo e chiese: “Tu sei una di quelle missionarie, vero?” Risposi: “Non lo è chiunque crede veramente? Tu non sei un missionario islamico?” Volendo provare di essere un buon musulmano, ammise che era proprio così.

Dopo questo incontro ebbi regolarmente la possibilità di parlare del Signore Gesù con Necati. Lui cominciò a comprendere che Gesù Cristo è davvero il Figlio di Dio e l’unica via alla liberazione dei peccati. Più lo comprendeva e più si distanziava dall’islam. Decise di seguire Gesù Cristo e una grande gioia gli riempì il cuore. Ogni giorno imparava cose nuove dalla Parola di Dio.

A causa della sua conversione, Necati ebbe molte difficoltà con la sua famiglia. Scrisse una lettera nel tentativo di ristabilire i buoni rapporti, ma quando compresero che non sarebbe tornato all’islam, la sua famiglia gli voltò le spalle. Poco tempo dopo decidemmo di sposarci e per questo la sua famiglia si arrabbiò ancora di più. Necati cominciò a dubitare e si isolò; in quel periodo pregai molto per lui e, grazie a Dio, le mie preghiere furono esaudite. Ci sposammo e decidemmo di trasferirci a Malatya, perché Necati si sentì chiamato a testimoniare Cristo in un luogo dove la testimonianza cristiana era scarsa.
A Malatya Dio ha fatto grandi cose in breve tempo per edificare la chiesa. Vidi convertirsi più persone di quante ne avevo viste nei miei primi diciotto anni con Cristo. In Turchia è già un grande miracolo veder convertire una sola persona in tre anni. Necati cresceva velocemente nella sua fede. Faceva il pastore ed era coinvolto anche in molte attività cristiane. Fra l’altro impartiva il corso “Alfa”, che era frequentato anche da due di coloro che poi lo avrebbero ucciso. Necati amava quelle persone, cercava di spiegare loro il Vangelo e di condurli a Gesù Cristo.


I miei figli ed io abbiamo perso una persona molto preziosa. Il nostro futuro con Necati ci è stato rubato. Se non avessimo amato il Signore Gesù, non avremmo potuto sopportarlo. Sia la famiglia di Necati che la mia ci hanno rigettati. Ora voi dunque costituite l’unica famiglia che ci è rimasta. In questo periodo difficile abbiamo molto bisogno di voi. Ogni giorno che devo andare avanti senza Necati è una croce che devo portare. Volete aiutarmi a portare questa croce?



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