Ricardo Izecson Santos Leite detto KAKA’

Ricardo Izecson Santos Leite detto KAKA’

kakaIl campione gentile che vince in nome di Dio

a cura di Nicola Andrea Scorsone

L’arbitro ha appena fischiato la fine della partita, il Milan è campione d’Italia, Kakà dopo uno stretto abbraccio con i compagni, vola con tutti loro, mano nella mano, verso il podio più alto per ricevere i fragorosi applausi di uno stadio in delirio. Qualcuno ha scritto: “La gioia del Milan ha il sorriso e il candore di Kakà”.


Gli entusiasmi e i calembour del mondo del Milan e non solo, si concentrano su Kakà, c’è molto Sheva, qualche bandiera ucraina, un po’ di Maldini sugli striscioni: il resto è Kakà. “Kakà-o meraviglia-o!”, conquista il posto più alto del proscenio. Kakà, l’uomo dello spettacolo puro. “Uno” ha detto Berlusconi, “al quale gli occhi sprizzano bollicine di intelligenza”. Ancelotti riferendosi a lui dice: “Kakà è stata la grande sorpresa, non lo conoscevo neanche io”. Rino Gattuso così si è espresso: “questo è un fenomeno!”. Altri ancora dicono: Kakà, “l’uomo scudetto del Milan!” - Kakà, “il valore aggiunto” – Kakà, “lo scatenato” – Kakà, “la riscossa” – Kakà, “la sostanziale inclassificabilità tattica” – Kakà, …ecc…

Inoltre Kakà nella sua semplicità ha detto: “Il complimento più bello che ho ricevuto è stato quando Ancelotti mi ha paragonato a Platinì”.

Da buon credente conosce le buone maniere e sa leggere nel cuore, ha buone parole e una grande sensibilità verso tutti i compagni, in particolar modo per Rui Costa, l’uomo che lui stesso ha scavalcato nella squadra del Milan.

Kakà, il talento brasiliano sempre sorridente, è nato a Brasilia (BRA) nel 1982, figlio di un ingegnere civile, arriva dal San Paolo, campione del mondo del 2002.

“Sono felicissimo” dice il fuoriclasse brasiliano, che da buon cristiano evangelico, ama precisare sempre («Mi raccomando evangelico, non cattolico»), “non ho neanche parole per esprimere la mia gioia. Vincere lo scudetto alla mia prima stagione è una soddisfazione incredibile, questo scudetto è per Dio, lo dedico a lui. E poi anche alla mia famiglia, agli amici, ai compagni di squadra. È tutto bellissimo, sto vivendo un sogno, il primo è quello con Gesù, il suo dono meraviglioso, la gioia, la pace, la salvezza, la certezza della vita eterna – un risultato positivo che può scaturire solo da un cuore che ha posto la propria fiducia nelle promesse bibliche del Salvatore, infatti sta scritto: «Or la fede è CERTEZZA di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono» (Ebrei 11:1), cioè, la certezza del paradiso. Qualsiasi altra fede che non dà questo risultato, non è la vera Fede. – Il secondo, vincere al primo anno di Italia e in un campionato così difficile è un bel regalo di Dio. I miei compagni dicono che sono stato io a fare la differenza? No, sono troppo buoni, io sono stato uno del gruppo, e che gruppo: ci sono campioni fantastici nel Milan, io ho imparato da loro. Nel Milan poi ho trovato una casa, mi sembra di stare in famiglia. Di Rio de Janeiro mi mancano molto la mia fidanzata Caroline, gli amici, le spiagge, il sole, la calma. Ma a Milano ho scoperto la bellezza della neve. É bello guardarla e camminarci sopra, mi piace quel leggero scricchiolio che si sente sotto gli scarponi, che ti infonde una grande calma. Io sono sempre così, mi piace la tranquillità, la pace, volare, sognare con la fantasia, accetto solo felicemente il frastuono dello stadio. La Bibbia mi aiuta in questo mio desiderio di serenità. Per dominare i sentimenti e restare freddo in campo, e nella vita, all’età di 21 anni ci vuole una sicurezza e un equilibrio che ti viene da dentro”. Dal di dentro di colui che ha già realizzato pienamente il messaggio di Gesù, quando disse: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Giovanni 7:37/39).

E mentre San Siro festeggiava lo scudetto, il brasiliano che ha cambiato la storia di questo campionato alzava al cielo una preghiera di ringraziamento a Dio, e una maglietta con la scritta: “I belong to Jesus” (“Io appartengo a Gesù”), cioè una di quelle scritte che la Fifa ha messo al bando ma che nel campionato italiano non sono ancora (meno male) fuorilegge. Kakà, sicuro, e ancora prima della vittoria, ha pensato a Gesù e anche a te, per lanciarti, nel frastuono di mille pubblicità, il messaggio più bello, cioè quello dell’eternità con Dio, come a dire: “Io appartengo a Gesù, e tu?”



6 Commenti | Letto 5.836 volte


 
PessimoMediocreSufficienteBuonoOttimo (2 voti finora, media di: 5,00 su 5)
Caricamento ... Caricamento ...