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Da buddha alla vera luce

Pubblicato da admin su 15 luglio 2009 @ 07:54 in Buddismo, Testimonianze cristiane | 1 Comment

Non mi ero mai interessato della volontà di Dio. Per mezzo di tutti i metodi possibili: meditazione, rituali, tecniche di respirazione, comportamenti, avevo creduto di avere un rapporto con Dio. Improvvisamente mi accorgevo invece di vivere completamente separato da lui, di non aver fatto altro che concentrarmi sui miei interessi, desideri e obiettivi personali. Dio esisteva per occuparsi del mio benessere! Tutto girava intorno a me, ero io, e non certamente lui, il centro della mia vita. In una frazione di secondo, mi resi conto che il mio più grave peccato era di aver vissuto senza Dio.
“Un buddista non conosce un dio personale”; ma quando quell’uomo ci chiese con un sorriso raggiante: “Conoscete Dio?”, ebbi l’intuizione che esiste un Dio personale e che questo Dio vivente mi era venuto incontro in Gesù Cristo. No, Gesù non è un guru fra gli altri: egli è il Dio vivente in persona… Avevo sempre aspettato un’illuminazione interiore, ma la luce mi arrivò dall’esterno, nella persona di Gesù Cristo… Solo quando iniziai a leggere la Bibbia, mi si aprì una comprensione del tutto nuova della realtà:… la luce, che è venuta nel mondo.

Facevo fatica ad accettare il fatto che potesse esserci solo una via per la salvezza e un’unica verità assoluta. Gesù dice: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. In tal modo afferma di essere venuto nel mondo in qualità di verità assoluta. I buddisti, invece, negano l’esistenza di una verità totale in questo mondo di sofferenza; per essi una tale verità si trova solo all’esterno del mondo, nell’illuminazione del nirvana; sulla terra esiste solo una verità relativa. Perciò credono che siano possibili molte vie per raggiungere Dio.

Solo in quel momento afferrai il vero volto del buddismo. A prima vista fa un effetto piacevole, grazie al suo pacifismo e all’alto livello morale. Poi però si rivela come uno spirito subdolo, che mette una persona sotto sequestro, attirandola nel nulla del nirvana, in una solitudine spaventosa, senza un rapporto con un Dio personale, senza vita. A quel punto, ebbi la certezza di dovermi staccare completamente dal buddismo, perché la pace e l’amore di Gesù Cristo, che cominciavo a provare, potessero rimanere nel mio cuore… Se paragono una statua di Buddha, immerso in silenziosa meditazione, con l’immagine sconvolgente della passione di Gesù Cristo crocifisso, che differenza scopro!… Questa immagine di sofferenza mi è decisamente più vicina, corrisponde alla mia condizione e a quella del mondo. Anche Buddha insegnava che vivere significa soffrire, ma egli fuggì dal dolore del mondo. Si era allontanato dai problemi e dalle angosce degli esseri umani. Gesù invece non lo ha mai fatto.

La radice dello zelo che mi spingeva ad obbedire al mio guru era la paura. Ero preoccupato di non trovare la via dell’illuminazione, dal momento che, evidentemente, questo mi era accaduto anche in una precedente vita a causa di un carma negativo. Nel buddismo, il rispetto assoluto delle istruzioni del maestro è molto importante. Ogni azione, ogni comportamento può avere ripercussioni sul successo o sul fallimento dell’illuminazione. Se, per esempio, ci si gettasse a terra e ci si rimanesse troppo a lungo, la conseguenza sarebbe di dover restare nella polvere della sofferenza. Se le nostre dita ci incrociassero durante la preghiera, nella nostra prossima vita potremmo diventare degli uccelli o altri animali con artigli ricurvi…

Attraverso le predicazioni, la lettura della Bibbia e le conversazioni con altri credenti, queste idee sbagliate furono corrette. Riconobbi la povertà e la limitatezza delle mie riflessioni e mi meravigliai dei pensieri liberatori dell’amore di Dio. Fui pervaso da una gioia profonda. Ed ora molto riconoscente che la mia “illuminazione” non dipendesse da me o dal mio comportamento, ma fosse un dono di Dio. Per mezzo della morte e della resurrezione di Gesù Cristo, egli mi ha fatto questo dono. Il punto non è ciò che ho fatto io, ma ciò che ha fatto lui.

Scelta degli estratti dal libro di
Kamphuis Dominique Ardellier


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