La chiamata di un nuovo discepolo

“Gesù uscì di nuovo verso il mare; e tutta la gente andava da lui, ed egli insegnava loro. E, passando, vide Levi, figlio d’Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì. Mentre Gesù era a tavola in casa di lui, molti pubblicani e «peccatori» erano anch’essi a tavola con lui e con i suoi discepoli; poiché ce n’erano molti che lo seguivano. Gli scribi che erano tra i farisei, vedutolo mangiare con i pubblicani e con i «peccatori», dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangia e [beve] con i pubblicani e i peccatori?» Gesù, udito questo, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non son venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori»”.
Marco 2:13-17
Gesù incontra Levi seduto al banco delle imposte. Nel pieno del suo lavoro amministrativo, questo esattore dei tributi, disprezzato dai suoi concittadini, riceve la chiamata del Maestro: “Seguimi”. Può farlo? Non è lui un funzionario al servizio del romani? Poco gli importa; la chiamata di Gesù supera ogni altra considerazione: “Ed egli, alzatosi, lo seguì”. (v.14).
Non è richiesta una formazione particolare; persone appartenenti a qualsiasi ceto sociale possono far parte dei discepoli di Gesù. Fra tutti i discepoli, Levi, chiamato più tardi Matteo, forse era il più istruito. Egli ha scritto il primo libro del Nuovo Testamento.
L’esattore delle tasse dà prova di grande generosità; infatti non teme di riempire la sua casa di molte persone, non tutti ospiti raccomandabili.
Ma ha appena ricevuto la grazia di cui Gesù è portatore, e così desidera che molti altri possano approfittarne. Questa compagnia di commensali infastidisce gli scribi e i farisei, che si lamentano coi discepoli, senza ancora farne un rimprovero diretto al loro Maestro. Ma Gesù stesso risponde dicendo che Egli è venuto a cercare dei peccatori e non quelli che pensano di essere giusti, lasciando così i suoi oppostori senza parole.
La loro volontà di voler giustificare sé stessi li pone al di fuori della salvezza che offre Gesù.

Ma spesso non accade lo stesso anche fra gli uomini di oggi? Accettare la salvezza presuppone che ci si riconosca perduti, senza altra risorsa se non la grazia di Dio.
Gesù disse:
“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.
Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore;
e voi troverete riposo alle anime vostre”
Matteo 11:28-29
tratto da “il buon seme”



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