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	<title>Diotiama.it &#187; Studi Biblici</title>
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	<description>Gesù ritorna, sei tu pronto?</description>
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		<title>Incredulità</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 07:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[incredulità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la caduta, l&#8217;umanità è divenuta una razza incredula e perversa (Mt 17:17) che mette in dubbio la Parola di Dio e finanche la sua esistenza (Sal 53:1-4).
Non che l&#8217;uomo sia ignorante o incapace di credere: Iddio gli parla attraverso la triplice rivelazione della natura (Rom. 1:18-21), della coscienza (2: 14-15) e della Scrittura (vv. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo la caduta, l&#8217;umanità è divenuta una razza incredula e perversa (Mt 17:17) che mette in dubbio la Parola di Dio e finanche la sua esistenza (Sal 53:1-4).</p>
<p style="text-align: justify;">Non che l&#8217;uomo sia ignorante o incapace di credere: Iddio gli parla attraverso la triplice rivelazione della natura (Rom. 1:18-21), della coscienza (2: 14-15) e della Scrittura (vv. 17-20; 2 Tim 3:16-17).Colui che malgrado si allontana dal Signore è quindi inescusabile (Rom 1:20; 2:1; 3:19). In realtà lo fa perché preferisce le tenebre alla luce, poiché chiunque fa il male odia la luce (Giov. 3:19,20).</p>
<p style="text-align: justify;">L’incredulità non è affatto conseguenza dell’impossibilità di risolvere una folla di problemi intellettuali. La sua origine è morale e spirituale: nel suo orgoglio l’uomo sceglie deliberatamente di restare indipendente nei confronti di Dio. Non vuole abbandonare il suo peccato, né la sua propria giustizia, ma soprattutto rifiuta cli rinunciare alla sua volontà ribelle. Dopo aver dato agli Ebrei tutte le prove desiderabili della sua divinità e del suo amore, Gesù dice loro: <em>« Non volete venire a me per aver la vita! »</em> (Giov. 5:40). <em><em>«</em> Gerusalemme quante volte ho voluto raccogliere i tuoi flgliuoli e voi non avete voluto»</em> (Matt. 23:37). Gli invitati alle nozze del figlio del re non vogliono venire, non si preoccupano affatto dell’invito, alcuni oltraggiano perfino ed uccidono i messaggeri reali (22:3-6).</p>
<p style="text-align: justify;">L’incredulità è tanto inveterata nella nostra natura decaduta, che generalmente la si trova in tutti  Giov. 3:11,32): l’uomo irrigenerato non riceve le cose dello Spirito di Dio, poiché esse sono follia per lui (1 Cor. 2:14). Gesù è venuto dai suoi ed i suoi non l’hanno ricevuto (Giov. 1:11), non è stato onorato nella sua patria (Matt. 13:57,58), i capi del suo popolo l’hanno respinto (Giov. 7:48), finanche i suoi fratelli non credevano in lui (v. 5). Perfino i suoi discepoli, si sono mostrati tanto spesso increduli (6:60,66; 20:24-29; Matt. 17:17).</p>
<p style="text-align: justify;">La prima manifestazione dell’incredulità è negativa: non accettando la parola del Signore ci si allontana da lui (Giov. 1:5; 5:43; 6:66), poi seguono i vari peccati (Luca 15:12,13; Rom. 1:20-25) e l’odio, poiché la testimonianza del Cristo turba la coscienza (Giov. 7:7; 15:24,25). Infine si manifesta la persecuzione che, dagli insulti e poi i fatti, va fino alla morte. (Vedetene la progressione in Giov. 7:7,13,20; 8:6,47,59; 9:22,34,41; 10:31; 11:53, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Quale condanna colpisce gli increduli? La peggiore che si possa immaginare. In effetti, Cristo ha portato sulla croce i peccati di tutto il mondo; egli offre il perdono totale a tutti gli uomini che si pentono (1:29; 1 Giov. 2:1,2), ma che cosa può dare a chi rifiuta di credere e respinge la sua grazia?</p>
<p style="text-align: justify;"><em><em>« </em>Chi non crede è già giudicato perché non ha creduto nel nome dell’unigenit0 Figlio di Dio&#8230; l’ira di Dio resta sopra lui<em>»</em></em> (Giov. 3:18,36).</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta una generazione d’israeliti peri nel deserto, perché a motivo della loro incredulità avevano rifiutato d’entrare in Canaan (Ebr. 3:17-19). I vigliacchi (che non sanno mai decidersi) e gli increduli sono i primi ad andare all’inferno (Ap. 21:8). Noi crediamo anche che l’incredulità spinta all’estremo equivale al peccato contro lo Spirito Santo.</p>
<p style="text-align: justify;">Essa costituisce per definizione l’errore imperdonabile poiché consiste nel rifiuto del perdono. Quanto sono infelici gli increduli a cui l’iddio di questo secolo ha accecato t’intelligenza! (2 Cor. 4:4).</p>
<p style="text-align: justify;">Non v’è rimedio all’incredulità? Al contrario!<br />
Dio conosce la debolezza e l’incapacità della nostra natura, e desidera ardentemente aiutare coloro che gli portano i loro dubbi e la loro mancanza di fede. A Pietro che affonda nell’acqua e che invoca aiuto, Gesù tende la mano dicendo: <em><em>« O uomo </em>di poca fede, perché hai dubitato?</em><em><em><em>»</em> (Matt. </em></em>14:30,31). A Tommaso che esclama:  <em><em><em>« </em></em>Se io non vedo &#8230; io non crederò!<em><em><em>» </em></em></em></em> il Signore risponde: <em><em><em><em>« Non </em></em></em>essere incredulo, ma credente »</em> mentre lo convince della realtà della sua resurrezione (Giov. 20:25-27).</p>
<p style="text-align: justify;">Egli ama in effetti sentirsi dire: <em><em><em>« </em></em>Io credo, sovvieni alla mia incredulità »</em> (Mar. 9:24). Infatti il cielo sarà pieno di peccatori perdonati, cioè di ex increduli pervenuti,  con l’aiuto dello Spirito Santo, alle gloriose certezze della fede (cfr. 1 Tim. 1:12-17).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: xx-small;">(René Pache)</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I santi e le loro immagini</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 06:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[santi]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi sono i santi?
Il concetto che la Chiesa cattolica romana e le Chiese greche ortodosse hanno di essi è lo stesso di quello che aveva la Chiesa di Gesù Cristo del periodo apostolico? Per tali chiese sono sante quelle persone che vissero la loro esistenza terrena, per grazia di Dio, in una perfezione di vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">Chi sono i santi?<br />
Il concetto che la Chiesa cattolica romana e le Chiese greche ortodosse hanno di essi è</span><span style="color: #212121;"> lo stesso di quello che aveva la Chiesa di Ges</span><span style="color: #212121;">ù</span><span style="color: #212121;"> Cristo del periodo apostolico? Per tali chiese sono sante quelle persone che vissero la loro esistenza terrena, per grazia di Dio, in una perfezione di vita e che ora sono in una condizione di beatitudine, nel Paradiso. In quel regno della gloria essi ascolterebbero le suppliche, le preghiere dei poveri mortali quaggi</span><span style="color: #212121;">ù</span><span style="color: #212121;">, intercedendo per loro e compiendo anche potenti miracoli.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">Esprimiamo molte riserve su tali affermazioni, la prima delle quali è</span><span style="color: #212121;"> la seguente: le Scritture Sacre, sia dell&#8217;Antico che del Nuovo Testamento, non fanno il bench</span><span style="color: #212121;">é</span><span style="color: #212121;"> minimo accenno a questa missione dei santi, dal Paradiso, in favore di coloro che sono sulla terra. E poich</span><span style="color: #212121;">é</span><span style="color: #212121;"> dai cattolici e dai greco-ortodossi si citano alcuni testi, procediamo al loro esame con quella obbiettivit</span><span style="color: #212121;">à</span><span style="color: #212121;"> che deve caratterizzare i veri cristiani. Uno di questi testi </span><span style="color: #212121;">è</span><span style="color: #212121;"> Geremia 15: 1, che riportiamo: </span><em><span style="color: #212121;">«</span><span style="color: #212121;">Ma l&#8217;Eterno mi disse: Quand&#8217;anche Mos</span><span style="color: #212121;">è</span><span style="color: #212121;"> e Samuele, si presentassero davanti a me, l&#8217;anima mia non si piegherebbe verso questo popolo</span><span style="color: #212121;">»</span><span style="color: #212121;">.</span></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">La frase di cui sopra, quanto al suo contenuto, è</span><span style="color: #212121;"> ipotetica: </span><em><span style="color: #212121;">«</span><span style="color: #212121;">Quand&#8217;anche&#8230;.</span><span style="color: #212121;">»</span><span style="color: #212121;">; </span></em><span style="color: #212121;">ossia, </span><em><span style="color: #212121;">«</span><span style="color: #212121;">Anche </span></em><span style="color: #212121;">se&#8230;&#8230; Ora, trasformare l&#8217;ipotesi in affermazione diretta, in certezza, significa in questo caso deformare il pensiero di Dio.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">Si cita anche l&#8217;episodio del re Saul, che su evocazione di una donna, che aveva facoltà</span><span style="color: #212121;"> medianiche, quindi un&#8217;indemoniata, vide apparire Samuele, che gli parl</span><span style="color: #212121;">ò</span><span style="color: #212121;">. </span><span style="color: #212121;">È</span><span style="color: #212121;"> mai possibile che una donna, che praticava le arti magiche, ebbe tanto potere da far scomodare quel grande profeta e uomo di Dio che fu <em>S</em>amuele? Non possiamo piuttosto vedere in tutto ciò l&#8217;intervento del diavolo? Tale ipotesi diventa certezza quando esaminiamo ciò che disse Isaia, oltre due <em>seco</em>li dopo tale episodio, sull&#8217;evocazione degli spiriti:</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><em>«Se vi si dice: Consultate quelli che evocano gli spiriti&#8230;, risponderete: Un popolo non dev&#8217;egli consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli ai morti a prò dei vivi? Alla legge! alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora!» </em>(Isaia 8: 19-20). Dunque, è peccato non solo rivolgersi ai medium e agli indovini (o a coloro che in genere praticano le cosiddette «scienze occulte»), ma è altresì peccato rivolgersi ai morti a prò dei vivi!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">D&#8217;altra parte, né Abrahamo, né Mosè, né Samuele, né alcun altro santo uomo di Dio dell&#8217;Antico Testamento, si trovavano nel celeste paradiso di Dio per il semplice motivo che il Signore Gesù, venuto quaggiù quaranta secoli dopo Adamo, secondo la cronologia biblica, disse: <em>«Nessuno è salito in cielo</em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">se <em>non Colui che è disceso dal cielo» </em>(Giovanni 3: 13). Ciò spiega il motivo per cui Israele non si rivolgeva mai ai defunti per pregarli e ricevere da essi dei miracoli.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">La Chiesa del periodo apostolico aveva un concetto ben diverso della santificazione, virtù questa che non doveva costituire appannaggio di pochi eletti ma una normale condizione di tutto il popolo di Dio, collettivamente considerato. Perciò, allo stato potenziale, tutti dovevano essere santi. Ciò spiega il perché gli apostoli tutti, e Paolo in particolare, si rivolgessero alle persone, alle quali erano indirizzate i loro scritti, come a dei santi. <em>«Paolo, servo di Cristo Gesù&#8230; a quanti sono a Roma, amati da Dio, chiamati ad essere santi&#8230; </em>(Romani 1: 1-7); <em>«Paolo, chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù&#8230;. alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Gesù Cristo, chiamati ad essere santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore&#8230;.»( </em>laCorinzi 1: 1-2); <em>«Paolo, apostolo di Cristo Gesù&#8230; alla chiesa di Dio che è in Corinto, con tutti i santi che sono in tutta l&#8217;Acaia&#8230;» </em>(2a Corinzi 1:1); <em>«Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù» </em>(Filippesi 4: 21). Paolo stesso si considerava <em>«il minimo di tutti i santi» </em>(Efesini 3:8).</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">Questi santi uomini di Dio non mettevano in evidenza le loro virtù, come per menarne vanto, ma i loro difetti. Così questo apostolo di Cristo riconosceva che in lui non abitava <em>«alcun bene» </em>(Romani 7: 18) e si considerava il <em>primo di tutti ipeccatori </em>(la Timoteo 1: 15). Allora la santità era una virtù comune; oggi, per talune chiese, è divenuta una qualità rara, eccezionale! Se dunque la regola comune è divenuta eccezione, vuoi dire che ci troviamo di fronte ad una vera e propria degenerazione dei costumi. La santificazione deve essere invece procacciata da tutti i cristiani: <em>«Procacciate pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore» </em>(Ebrei 12: 14). Conveniamo tuttavia sul fatto che di quanti sono chiamati ad essere santi non tutti portano a compimento questo loro processo di santificazione; ciò è indiscutibile. Ma chi decide quali di essi sono stati dei santi e quali no? Un tribunale ecclesiastico, umano, con la decisione finale di un papa? E dove troviamo scritto tutto ciò? Esercitare un giudizio nei riguardi di coloro che sono morti per accertare la loro santità in base a presunti miracoli? Ciò è veramente inconcepibile alla luce delle Scritture, le quali affermano che solo <em>«il Signore conosce quelli che sono suoi» </em>(2a Timoteo 2: 19).</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">E che dire quando questi cosiddetti santi vengono riprodotti materialmente e posti sugli altari per essere <em>«venerati» </em>e perché a loro sia prestato il culto? È lecito, approvato da Dio, il riprodurre una statua d&#8217;oro, d&#8217;argento o di altro materiale, rivolgere ad essa preghiere, inchini, genuflessioni, portarla in processione con cantici di adorazione e di tripudio da parte di folle osannanti? Grazie a Dio, queste manifestazioni idolatriche vanno scomparendo, ma in alcune zone sottosviluppate del mondo esse sono ancora largamente praticate!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">Ma vediamo che cosa dice la Parola di Dio. Posto che solo l&#8217;Eterno Iddio conosce coloro che sono stati veramente santi nella loro esistenza terrena, chiediamoci se sia lecito riprodurre le loro immagini materialmente e prestar loro venerazione (vedremo, in un secondo momento, se vi è differenza fra <em>adorazione e venerazione). </em>A questo quesito dobbiamo rispondere decisamente no! La teologia cattolica romana distingue tre manifestazioni di culto nell&#8217;atto dell&#8217;adorazione: latrìa, iperdulìa, dulìa, riservati rispettivamente a Dio, nella sua manifestazione trinitaria, alla beata vergine Maria, ed ai santi. Distingue inoltre tra <em>«culto assoluto», </em>espresso direttamente a questi esseri celesti, e <em>«culto relativo», </em>manifestato verso la riproduzione materiale delle loro immagini. Queste sottigliezze teologiche non solo non si trovano nemmeno minimamente nelle Sacre Scritture, ma sono da queste esplicitamente condannate, nel senso che il culto va reso soltanto ed unicamente a Dio. A Satana, che aveva chiesto di essere adorato, Gesù rispose con quanto stava scritto in Deuteronomio 6: 13-15, sintetizzando così la prescrizione della Legge: <em>«Sta scrìtto: Adora il Signore Iddio tuo ed a lui solo rendi il culto» </em>(Matteo 4: 10). </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;">Culto unico, dunque, offerto solo a Dio, e non triplice offerto anche alle creature umane, sia pure nella loro condizione di beatitudine! Il culto esprime l&#8217;adorazione; quindi culto unico ed adorazione unica. La Parola di Dio è precisa fino all&#8217;inverosimile su ciò. Infatti, poiché il Signore Gesù, uomo, è divenuto poi il Cristo glorificato, a quegli ebreo-cristiani che esprimevano ancora delle riserve, l&#8217;autore dell&#8217;epistola agli Ebrei diceva che il Figliuolo è oggetto di adorazione (Ebrei 1:6). Gli angeli, infatti, respingono decisamente qualsiasi forma di adorazione (Apocalisse 19: 10 e 22: 8-9). Le <span style="color: #212121;">creature angeliche, anche le più</span><span style="color: #212121;"> gloriose, quali cherubini, serafini, eccetera, non vanno assolutamente adorate e quindi non devono essere oggetto di alcuna forma di culto; gli angeli, in generale, in tutte le loro funzioni, sono al servizio dell&#8217;uomo, sono suoi servitori, sono cio</span><span style="color: #212121;">è</span><span style="color: #212121;"> </span><em><span style="color: #212121;">«</span><span style="color: #212121;">spiriti ministratoti, mandati a servire </span></em><span style="color: #212121;">a <em>pr</em></span><em><span style="color: #212121;">ò</span><span style="color: #212121;"> di quelli che hanno da eredare la salvezza</span><span style="color: #212121;">»</span><span style="color: #212121;"> </span></em><span style="color: #212121;">(Ebrei 1: 14).</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="color: #212121;">Se dunque alle creature di qualsiasi grado o condizione non va dedicato alcun culto, è</span><span style="color: #212121;"> completamente inutile riprodurre le loro immagini scolpite o dipinte a questo scopo. Le Sacre Scritture sono esplicite sul punto. Citiamo a questo scopo il secondo comandamento:</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><strong><em><span style="color: #212121;">«</span><span style="color: #212121;">Non ti fare scultura alcuna n</span><span style="color: #212121;">é</span><span style="color: #212121;"> immagine alcuna delle cose che sono lass</span><span style="color: #212121;">ù</span><span style="color: #212121;"> nei deli o quaggi</span><span style="color: #212121;">ù</span><span style="color: #212121;"> sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perch</span><span style="color: #212121;">é</span><span style="color: #212121;"> io, l&#8217;Eterno, l&#8217;Iddio tuo, sono un Dio geloso&#8230;</span><span style="color: #212121;">»</span><span style="color: #212121;"> </span></em></strong><span style="color: #212121;">(Esodo 20: 4-5). La prescrizione dunque </span><span style="color: #212121;">è</span><span style="color: #212121;"> triplice: <strong>non </strong>farti; <strong>non ti </strong>prostrare; <strong>non </strong>servire loro.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="color: #212121;">Ma quali e quanti cristiani leggono oggi la Bibbia? E se la leggono, con quale spirito? Le gerarchle ecclesiastiche concedono a coloro che desiderano leggere il santo Libro di Dio solo una lettura a scopo devozionale. L&#8217;insegnamento religioso d&#8217;altra parte c&#8217;è</span><span style="color: #212121;">, ma </span><span style="color: #212121;">è</span><span style="color: #212121;"> quello catechistico. E guarda caso, nei vari catechismi e nei libri di testo scolastici, il Decalogo viene insegnato in modo falsificato. Il secondo comandamento, relativo alla riproduzione di immagini ed al culto ad esse vietato, viene soppresso completamente; per <strong>cui, </strong>venendone a mancare uno, si divide il decimo in due. Cos</span><span style="color: #212121;">ì</span><span style="color: #212121;">, mentre il testo biblico presenta un unico comandamento <em>(</em></span><em><span style="color: #212121;">«</span><span style="color: #212121;">Non concupire la casa del tuo prossimo; non concupire la moglie del tuo prossimo, n</span><span style="color: #212121;">é</span><span style="color: #212121;"> il suo servo, n</span><span style="color: #212121;">é</span><span style="color: #212121;"> la sua serva, n</span><span style="color: #212121;">é</span><span style="color: #212121;"> il suo bue, n</span><span style="color: #212121;">é</span><span style="color: #212121;"> il suo asino, n</span><span style="color: #212121;">é</span><span style="color: #212121;"> cosa alcuna che sia del tuo prossimo</span><span style="color: #212121;">»</span><span style="color: #212121;"> &#8211; </span></em><span style="color: #212121;">Esodo 20: 17), esso viene spezzato in due, nel modo che segue: </span><span style="color: #212121;">«</span><span style="color: #212121;">IX) <em>non desiderare la donna d&#8217;altri; </em>X) <em>non desiderare la roba d&#8217;altri</em></span><em><span style="color: #212121;">»</span><span style="color: #212121;">. </span></em><span style="color: #212121;"><strong>Ma questo non significa </strong></span><span style="color: #212121;"><strong>modificare la </strong><strong>legge</strong> <strong>di Dio?</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="color: #212121;">Le sottigliezze e le disquisizioni teologiche non mancano nemmeno su tale soggetto. Si afferma, infatti, che il divieto del secondo comandamento, riguardava gli idoli dei popoli, il cui culto era demoniaco; mentre i santi, venerali dai cattolici romani e dai cristiani ortodossi, furono veri seguaci di Gesù</span><span style="color: #212121;"> ed </span><span style="color: #212121;">ora sono nella gloria celeste.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="color: #212121;">Ammesso, e non concesso, che quei santi (se sono veramente tali soli» </span><span style="color: #212121;">Iddio lo sa) siano effettivamente in uno stato di gloria nel celeste regno di<strong> </strong>Dio, il comandamento divino afferma che non bisogna formarsi delle immagini di </span><em><span style="color: #212121;">«</span><span style="color: #212121;">cose che sono lass</span><span style="color: #212121;">ù</span><span style="color: #212121;">, nei celi&#8230;</span><span style="color: #212121;">»</span><span style="color: #212121;">. </span></em><span style="color: #212121;">Il Nuovo Testamento non solo<strong> </strong>, non parla affatto di tale culto, reso ai santi ed agli angeli, ma afferma -e lo si ripete </span><span style="color: #212121;">—</span><span style="color: #212121;"> che questi ultimi sono </span><em><span style="color: #212121;">«</span><span style="color: #212121;">spiriti ministratori, mandati </span></em><span style="color: #212121;">a servire </span><em><span style="color: #212121;">a prò</span><span style="color: #212121;"> di quelli che hanno da eredare la salvezza</span><span style="color: #212121;">»</span><span style="color: #212121;">! </span></em><span style="color: #212121;">(Ebrei 1: 14). Renderemmo dunque il culto a dei nostri servitori? Lo stesso Nuovo Testamento riconferma che il culto va reso <strong>solo </strong>all&#8217;Eterno Iddio ed al suo Figliuolo Ges</span><span style="color: #212121;">ù</span><span style="color: #212121;"> Cristo (Matteo 4: 10; Luca 4: 8; Filippesi 3: 3), mentre stigmatizza quello reso alle creature angeliche (Colossesi 2: 18).</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Georgia,Times New Roman,Times,Serif;"><span style="font-family: Georgia,Times New Roman,Times,Serif;"><span style="font-family: Times New Roman; color: #212121;"><span style="font-family: Georgia,Times New Roman,Times,Serif;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Georgia,Times New Roman,Times,Serif;"><span style="color: #212121;"> </span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Paolo critica coloro che <strong>«</strong><strong><span style="color: #212121;">hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che </span><span style="color: #212121;">è</span><span style="color: #212121;"> benedetto in eterno</span><span style="color: #212121;">»</span><span style="color: #212121;"> </span></strong><span style="color: #212121;">(Romani 1: 25).</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Times New Roman; color: #212121; font-size: small;"><span style="font-family: Georgia,Times New Roman,Times,Serif; font-size: x-small;"><span style="font-size: xx-small;">tratto da  &#8221;Il Cristianesimo&#8221; di Leonardo Navarra</span></span></span></span></p>
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		<title>La dottrina biblica della creazione</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 07:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[creazione]]></category>
		<category><![CDATA[dottrina]]></category>

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		<description><![CDATA[Il monoteismo biblico è strettamente legato alla triplice convinzione che il vero Dio è il Creatore di tutte le cose, che tutte le cose dipendono da Lui e che ogni creatura intelligente è responsabile davanti a Lui.
Questa fede monoteista è testimoniata nella seguente preghiera della chiesa primitiva di Gerusalemme: “Signore, tu sei Colui che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il monoteismo biblico è strettamente legato alla triplice convinzione che il vero Dio è il Creatore di tutte le cose, che tutte le cose dipendono da Lui e che ogni creatura intelligente è responsabile davanti a Lui.<br />
Questa fede monoteista è testimoniata nella seguente preghiera della chiesa primitiva di Gerusalemme: <em>“Signore, tu sei Colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi”</em> (Atti 4:24).</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera della creazione, narrata in modo succinto nei primi capitoli della Bibbia (Gen. 1—2; 5:1—2), è rievocata in numerosi altri brani sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento. Ne emerge una chiara dottrina della creazione che pone l&#8217;uomo in una posizione di responsibilità verso il Creatore.</p>
<p><strong>1</strong>.   <em> Il racconto biblico della creazione</em> (Gen. 1—2)<br />
La creazione dei cieli e della terra (Gen.1:1—2) va distinta dall’opera svolta nel resto dei sei giorni (vv. 3—31). Dopo la creazione della materia, la terra era in condizioni paragonabili a quelle che tuttora caratterizzano altri pianeti di cui siamo a conoscenza. Basterebbe mettere a confronto alcune caratteristiche del pianeta Terra — la sua ricchissima flora e fauna e la grande intelligenza e industriosità dell’uomo che vi abita — con lo stato arido degli altri pianeti, per convincersi che tutto dipende da un Dio infinito e non dal caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il secondo atto del primo giorno e quelli dei tre giorni successivi, Dio preparò l’ambiente per le creature non vegetali: gli animali acquatici e terrestri, gli uccelli e l’uomo, le cui origini risalgono al quinto e al sesto giorno. Gli ordini dati da Dio relativamente alle acque il quinto giorno e alla terra il sesto giorno non riguardavano soltanto la creazione delle varie specie acquatiche e terrestri, ma pure la loro riproduzione che, per ognuna, doveva essere <em>“secondo la sua specie”</em> (Gen. 1:21, 24, 25). In modo analogo Dio aveva ordinato che la terra producesse piante <em>“aventi in sé la propria semenza, secondo la loro specie”</em> (vv. 11—12).</p>
<p style="text-align: justify;">Segue al racconto generale quello più particolareggiato riguardante l&#8217;origine dell&#8217;uomo, come maschio e femmina (2:4-25). Lo spazio dedicato al modo in cui venne formata la prima coppia umana rispecchia il posto privilegiato dell&#8217;umanità nel creato e nel piano di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Per interpretare correttamente qualunque parte della Scrittura, e quindi anche Genesi 1—2, è necessario tener conto di quanto afferma il resto della Scrittura stessa a proposito dell&#8217;argomento trattato in quel brano. Nel caso della dottrina della creazione, di cui il principale fondamento biblico è Genesi, capitoli 1—2,    il resto della Scrittura ha molto da dire.</p>
<p><strong>2</strong>. <em>La testimonianza del resto dell&#8217;’Antico Testamento</em></p>
<p>Nella legge mosaica l&#8217;opera divina della creazione è presentata come modello di vita per il popolo ebraico: <em>&#8220;Lavora sei giorni e fai in essi ogni opera tua; ma il settimo è giorno di riposo, sacro all’Eterno&#8230; poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno del riposo e l&#8217;ha santificato&#8221;</em> (Es. 20:9—11). Più in generale si riconosce in tutto l’Antico Testamento che l&#8217;uomo dipende da Dio in quanto Questi è il Creatore di ogni cosa (Sal. 100:1—3; 104:1—30; Is. 45:11—12).</p>
<p><strong>3</strong>.   <em> La storicità della Genesi, secondo il Nuovo Testamento</em></p>
<p>Quando Gesù venne interrogato dai Farisei intorno alla questione del divorzio, Egli ricordò loro che <em>“da principio”</em> Dio aveva istituito il matrimonio e non il divorzio (Matt. 19:3—6; cfr. Gen. 2:24). Dopo aver messo in relazione la legge sul divorzio con la durezza di cuore dei suoi interlocutori, Gesù ribadì che tale convinzione non era prevista nella costituzione del matrimonio data <em>&#8220;da principio&#8221; </em>(v. 8). Anche Paolo trattava come fatti reali gli eventi descritti in Genesi 1—2, considerandoli il fondamento necessario di altre dottrine cristiane.<br />
In particolare la storicità di Adamo e della sua trasgressione figura come essenziale alla dottrina della salvezza in Romani 5:12—21 (cfr. I Cor. 15:22; I Cor. 11:8—9; Il Cor.<br />
11:3; I Tim. 2:13).</p>
<p><strong>4</strong>.    <em>La creazione “ex nihilo”</em></p>
<p>Il Nuovo Testamento, echeggiando il racconto del primo capitolo di Genesi, dichiara: <em>“Per fede intendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; cosicché le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti”</em> (Ebr. 11:3).<br />
Pertanto i teologi medioevali e quelli della Riforma hanno insegnato che Dio fece il mondo <em>&#8220;ex nihilo&#8221;</em>, ossia dal nulla.<br />
Con il termine “ex nihilo” vollero intendere che, antecedentemente al primo atto creativo di Dio, non vi era altra esistenza materiale.<br />
Qualcuno potrebbe chiedersi quale importanza abbia il sapere che la materia è il risultato di un atto creativo di Dio.<br />
In realtà il fatto riveste grande importanza per le seguenti ragioni:</p>
<p>• Se si ammette che esiste un tipo di mater1a o di vita di cui Dio non è l’autore, può nascere un dubbio sulla Sua capacità di controllarlo. E non solo. Una volta ipotizzato un fondamentale dualismo nelle cose, diventa possibile, a livello teorico, l&#8217;esistenza di altri tipi di vita esulanti dal controllo del Dio rivelatosi nella Bibbia,e quindi anche la possibilità teorica che esistano altri dèi. Quindi l’affermazione secondo la quale <em>&#8220;Dio ha creato tutto dal nulla”</em> è uno fra gli elementi fondamentali del monoteismo biblico.</p>
<p style="text-align: justify;">• Se Dio avesse usato una materia preesistente per una &#8220;creazione&#8221; del mondo, non potremmo essere sicuri che fosse riuscito a creare un ordine corrispondente alle sue intenzioni. Potrebbe essere stato ostacolato dalla refrattarietà della materia alla sua volontà e al suo potere (i quali secondo questa ipotesi sarebbero limitati).</p>
<p style="text-align: justify;">• Una teoria simile a questa è stata elaborata da Gottfried Wilhelm Liebnitz (1646—1716) nei suoi <em>Saggi di teodicea</em>. Leibnitz spiega così l’incidenza del male nelle cose: se la materia non fosse stata creata da Dio, non si potrebbe essere nemmeno certi del trionfo finale di Dio sul male. Se esistesse un sostanza eterna per proprio diritto, indipendente da Dio, come potremmo essere certi che lo scopo ultimo di Dio per la chiesa o per il mondo non sarà frustrato da un’altra forza o da una catastrofe che sfugga al suo controllo?</p>
<p style="text-align: justify;">• La creazione “ex nihjlo” provvede la risposta contro la crescente popolaritàdelle filosofie orientali e delle relative tecniche fisiopatologiche che si pongono come guide per il raggiungimento dell&#8217;equilibrio. Dal momento che Dio ha creato tutte le cose, visibili ed invisibili, rimanendone Egli stesso distinto, è evidente che l&#8217;uomo non è una particella della Divinità. Inoltre l&#8217;uomo, in quanto parte del creato, è totalmente dipendente da Dio e deve rispondere delle proprie opinioni davanti a Lui.<br />
Quindi, chi cerca l’equilibrio interiore mediante una disciplina fisiopsicologica come lo <em>yoga</em>, tende soltanto a normalizzare il suo stato di alienazione da Dio. Ma non può esistere una vera pace che non si basi sulla riconciliazione dell’uomo — peccatore e quindi alienato da Dio — con il suo Creatore.</p>
<p><strong>5</strong>.    <em>La lunghezza dei «giorni” della creazione</em></p>
<p>Un attento esame dei racconti biblici della creazione sconsiglia il dogmatismo a proposito della lunghezza dei giorni. Nel sesto giorno Dio ordinò alla terra di produrre animali viventi di ogni tipo, poi creò l’uomo, maschio e femmina. La complessità di quest’ultimo atto, è testimoniata in Genesi 2:7—23 e la serie di eventi che culminano con quello in cui Adamo, vedendo la donna che Dio gli presentò, esclamò: <em>“Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne”</em>, inducono ad intuire che un certo periodo di tempo fosse trascorso ~dalla creazione di Adamo a quella della donna. Invece, quando in Esodo 20:11 vengono dati a Israele, come modello dei sei giorni di lavoro e del giorno di riposo da doversi rispettare, i giorni della creazione, sembrerebbe che gli Israeliti li intendessero giorni di ventiquattro ore.<br />
A ben guardare, la rivelazione non pone l&#8217;enfasi sul fattore temporale piuttosto sul fatto che la creazione di ogni cosa è il risultato dell’intervento divino. Oltre tutto, il tempo stesso ebbe inizio con la creazione. Ciò su cui il credente insisterà è <em>“che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio, cosicché le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti”</em> (Ebr. 11:3).</p>
<p style="text-align: justify;">I “giorni” della creazione, sia che vengano intesi come periodi di ventiquattro ore sia che vengano intesi come periodi indefiniti di “tempo”, furono caratterizzati da precisi interventi sovrannaturali di Dic.</p>
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		<title>Esami finali</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 06:36:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[santificazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto a me, io sto per essere offerto in libazione, e il tempo della mia partenza è giunto. Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede.Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em>Quanto a me, io sto per essere offerto in libazione, e il tempo della mia partenza è giunto. Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede.Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione.&#8221;</em></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">1 Timoteo 4:6-7 </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> Paolo è arrivato all’esame finale, alla fine della propria vita: egli ha dovuto fare esame su 3 materie e ne rivela i risultati.   2Tim. 4:6, 7 </span></p>
<ol style="text-align: justify;" type="1"><span style="font-size: small;">1. <strong><span style="text-decoration: underline;">Ho combattuto il buon combattimento</span></strong></span></ol>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">“<em>Combattere</em>”: impegno, agonismo, partecipazione ad una lotta, arrivare alla fino attraverso un grande impegno. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;">
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">A quale materia si voleva riferire? E’ il combattimento che determina il resto degli esami. Paolo non parla dei risultati del suo ministero, ma della sua vita spirituale, la sua relazione con il Signore. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">1Cor. 9:24-27 La materia sulla quale Paolo ha dovuto dare il primo esame era la battaglia tra la carne e lo spirito. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">Se avremo fallito in questa battaglia, qualunque altra cosa faremo o conquisteremo non servirà a nulla, perché saremo squalificati. Tutti siamo chiamati a dare esami su questa materia, non ci sono supereroi che non siano chiamati ad affrontare questa battaglia. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">Molte volte si tratta di una battaglia nascosta perché è una battaglia spirituale… ma se sarà una battaglia persa annullerà il significato di qualsiasi cosa noi facciamo nel ministero per Cristo. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">Ma è anche una battaglia che ti permette di vedere la vittoria momento dopo momento. Paolo “ha combattuto”: ha finito il combattimento e poteva dire davanti a Dio di averlo finito da vincitore. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;">Questo combattimento comprende vari aspetti della nostra vita, che possono risultare nascosti e/o visibili: </span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;">#      Sessualità (adulterio, pornografia) </span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;">#      Orgoglio (posizione, rispetto, gloria) </span></div>
<div><span style="font-size: small;">#      Benessere </span></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<ol style="text-align: justify;" type="1"><span style="font-size: small;">2. <strong><span style="text-decoration: underline;">Ho finito la corsa</span></strong></span></ol>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">“<em>Finito</em>”: indica qualcosa che è durata per un bel po’ di tempo e che è arrivata alla conclusione. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">Paolo si riferisce alla corse della sua vita, il ministero che Dio glia aveva affidato (Fil. 3:13, 14). </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">Il tuo ministero è stabilito da Dio: molte volte si invidiano gli altri e si prova un senso di inferiorità, senza rendersi conto che il Signore ha messo davanti ad ogni uomo la “sua” corsa e la “sua” meta. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">E’  molto facile scoraggiarsi quando il ministero non dà risultati visibili e si rischia di fermarsi: ma nessuno può correre la corsa che il Signore ti ha affidato, così come tu non puoi correre la corse che Dio ha affidato a qualcun altro. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">Paolo era stato chiamato ad essere l’apostolo dei Gentili: sapeva qual era la sua corse e l’ha portata a termine. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">Davanti al Signore io risponderò per la mia corsa e non per quella di qualcun altro: stai correndo nella tua corsa o stai imitando qualcun altro? Ciò che ti si richiede e la fedeltà e l’ultima domanda dell’esame finale sarà “<em>Hai finito la corsa che ti ho affidato?</em>” </span></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<ol style="text-align: justify;" type="1"><span style="font-size: small;">3. <strong><span style="text-decoration: underline;">Ho conservato la fede</span></strong></span></ol>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span> <span style="font-size: small;">Paolo parla della <span style="text-decoration: underline;">coerenza</span> riguardo alla Parola di Dio. “Fede” indica l’insieme della dottrina e Paolo poteva dire di non averla mai tradita. </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Ci alcuni pericoli: </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">#      Ecumenismo (unione formale con persone che rinnegano la fede) </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">#      Carismaticismo </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">#      Sopprimere la precisione della nostra posizione dottrinale </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">#      Riduzionismo (si riduce la fede ad una parola o due “Abbiamo lo stesso Signore”) </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il pericolo è di essere criticati come gli unici che hanno la verità, ma è un pericolo da correre se si vuole essere fedeli alla Parola di Dio. </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">- &#8211; - </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Paolo al termine dice che avrebbe ricevuto la “corona della giustizia”: non parla della sua giustizia, ma di quella di Gesù Cristo della quale lui è rivestito. </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Non ci sono problemi per Paolo, lui la riceverà sicuramente perché ha superato gli esami. </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Non sarai giudicato da un uomo, ma dal Dio dell’Universo. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: xx-small;">Bill Standrige</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il libro dell&#8217;Apocalisse</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 06:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[apocalisse]]></category>

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		<description><![CDATA[Natura del libro. Molti lettori leggono l&#8217;ultimo libro della Bibbia con una certa curiosità per trovarvi delle indicazioni sull&#8217;avvenire. Dio non rivela i Suoi segreti all&#8217;uomo superficiale o profano. L&#8217;Apocalisse è il coronamento della Rivelazione, e deve essere interpretata alla luce di tutta la Scrittura. I suoi ventidue capitoli contengono 230 citazioni dell&#8217;Antico Testamento. È [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Natura del libro. </strong>Molti lettori leggono l&#8217;ultimo libro della Bibbia con una certa curiosità per trovarvi delle indicazioni sull&#8217;avvenire. Dio non rivela i Suoi segreti all&#8217;uomo superficiale o profano. L&#8217;Apocalisse è il coronamento della Rivelazione, e deve essere interpretata alla luce di tutta la Scrittura. I suoi ventidue capitoli contengono 230 citazioni dell&#8217;Antico Testamento. È necessario quindi conoscere i meravigliosi racconti dell&#8217;Esodo, di Giosuè, dei Giudici o di Daniele per comprendere il significato preciso dei personaggi celesti e dei simboli dell&#8217;Apocalisse: solo così essa ci illuminerà sui giorni a venire.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Tema e redazione del libro. </strong>La parola &#8220;Apocalisse&#8221; deriva da un termine greco che significa &#8220;rivelazione&#8221;. Secondo il primo versetto del libro, si tratta di una rivelazione della Persona di Gesù Cristo che ritorna sulla terra come Giudice. L&#8217;apostolo Giovanni ebbe la visione profetica degli avvenimenti futuri mentre era prigioniero per la sua fede a Patmo (1:9), un&#8217;isola del Mare Egeo.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Tre parti. </strong>L&#8217;Apocalisse può essere divisa in tre parti, secondo lo schema del cap. 1:19:</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">&#8220;le cose che hai visto&#8221; = il passato, Apocalisse 1;</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">&#8220;le cose che sono&#8221; = il presente, Apocalisse 2-3;</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">&#8220;le cose che saranno&#8221; = l&#8217;avvenire, Apocalisse 4-22.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Prima parte: il passato. </strong>Nel <strong>capitolo </strong>1, l&#8217;apostolo descrive ciò che esisteva già nel passato, cioè la maestà sovrana del Figlio di Dio.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Seconda parte: il presente. </strong>Nei <strong>capitoli 2 e 3. </strong>il Signore si rivolge a sette comunità della chiesa primitiva per descrivere in modo preciso lo stato presente del cristianesimo nel mondo. Il messaggio di questi due capitoli ha una portata che oltrepassa la situazione delle sette chiese esistenti in Asia Minore nel primo secolo d.C.. Infatti in ognuna delle lettere indirizzate a queste chiese troviamo la descrizione di uno stato spirituale che corrisponde esattamente alle diverse situazioni della cristianità nel corso dei secoli. Senza entrare in particolari, ci limiteremo qui a una semplice enumerazione:</p>
<p></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">2:1-7 Efeso, la chiesa del primo amore = la chiesa primitiva fondata dagli apostoli;</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">2:8-11 Smirne, la chiesa della sofferenza = i cristiani perseguitati dei primi tre secoli;</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">2:12-17 Pergamo, la chiesa mista = il cristianesimo, divenuto religione di Stato dopo Costantino (4° sec.);</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">2:18-29 Tiatiri, la chiesa della tradizione = la chiesa romana, fondata sulla tradizione;</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">3:1-6 Sardi, la chiesa addormentata = la chiesa della Riforma, che si è assopita;</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">3:7-13 Filadelfia, la chiesa della fedeltà = i cristiani fedeli alla Sacra Scrittura; </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">3:14-22 Laodicea, la chiesa delle illusioni = la potente confederazione religiosa dei tempi della fine.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Terza parte. I capitoli 4-22 </strong>sono dedicati agli avvenimenti <strong>futuri. </strong>Una serie di giudizi riversa sugli uomini l&#8217;ira divina. Nel cielo l&#8217;Onnipotente pronuncia i suoi verdetti; sulla terra l&#8217;iniquità si accumula finché l&#8217;ultima goccia farà traboccare il tino dell&#8217;ira di Dio (14:19). Ma dopo gli ultimi castighi il Signore ricompenserà gli eletti, i vincitori e i martiri che regneranno con Lui sulla terra per mille anni (20:1-6).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Segue poi la descrizione del grande trono bianco, dove saranno giudicati i vivi ed i morti (20:11-15). Le ultime pagine della Bibbia rivelano la beata eternità riservata ai salvati che serviranno il loro Signore nei secoli dei secoli.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Qualche dato generale. </strong>L&#8217;Apocalisse è un libro pieno di simboli, non sempre immediatamente comprensibili, e i passi da interpretare simbolicamente sono strettamente intrecciati con altri che devono invece essere interpretati letteralmente. Anche il ritmo cronologico degli avvenimenti deve essere seguito con attenzione: infatti a volte il testo anticipa a grandi linee certi avvenimenti che saranno ripresi più in dettaglio qualche capitolo più avanti; e molti fatti descritti successivamente sono invece simultanei.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Per permettere al lettore di capir meglio l&#8217;insieme dell&#8217;Apocalisse, abbiamo pensato di separare, nello schema che segue, gli avvenimenti che si svolgono in cielo da quelli che avvengono sulla terra:</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Gli avvenimenti della fine. </strong>Dobbiamo considerare con un&#8217;attenzione particolare i capitoli 19-20 dell&#8217;Apocalisse e gli avvenimenti importanti che vi sono descritti. Dopo la serie dei giudizi (cap. 6-18), il testo ci presenta Cristo al suo ritorno trionfale sulla terra. La narrazione si svolge in 7 tappe distinte:</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<ol style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"></p>
<li>
<div>le 	nozze celesti: Cristo e la sua Sposa, 19:1-10</div>
</li>
<li>
<div>un 	ritorno improvviso: Cristo e i suoi eserciti, 19:11-18</div>
</li>
<li>
<div>una 	battaglia cruenta: l&#8217;Anticristo e lo spirito di errore vinti ad 	Armaghedon, 19:19-21</div>
</li>
<li>
<div>una 	vittoria spettacolare: Satana e i suoi angeli legati nell&#8217;abisso, 	20:1-3</div>
</li>
<li>
<div>un 	regno glorioso: Cristo ed i vincitori sulla terra per mille anni, 	20:4-6</div>
</li>
<li>
<div>un&#8217;ultima 	rivolta: Gog, Magog e le nazioni, 20:7-10</div>
</li>
<li>
<div>un 	giudizio supremo: il gran trono bianco e i perduti, 20:11-15</div>
</li>
<p></span></ol>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Il millennio. </strong>L&#8217;Anticristo spingerà l&#8217;umanità al parossismo della rivolta contro Dio (2 Tessalonicesi 2:4; Apocalisse 13), ma sarà schiacciato dallo splendore dell&#8217;avvento del Re dei Re (Matteo 24:27-28; 2 Tessalonicesi 1:8-10; 2:8). Questo cataclisma fulmineo porrà fine a tutte le aggressioni sataniche che si sono susseguite fin dall&#8217;alba della storia. Allora inizierà un regno di giustizia di mille anni, sotto lo scettro di ferro del Principe della pace e dell&#8217;Arbitro dei popoli (Salmo 2:9; Isaia 9:5; 2:4).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Moltissime profezie messianiche convergono verso questo tempo meraviglioso in cui Cristo manifesterà da Gerusalemme la sua autorità universale (Genesi 49:10; Zaccaria 14). Egli regnerà sulle nazioni (Isaia 55:4) e sulla natura finalmente liberata (Isaia 11:1-10; Romani 8:19-22), nuovo Eden in cui il secondo Adamo (cfr. 1 Corinzi 15:45) eserciterà quella signoria che il primo Adamo non era riuscito a mantenere nell&#8217;Eden originale (cfr. Genesi 3:1; Isaia 65:25).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>L&#8217;ultimo giudizio. </strong>Dopo un&#8217;ultima rivolta (Apocalisse 20:7-10) il cielo e la terra passeranno (Matteo 24:35), scomparendo in un terribile fuoco (2 Pietro 3:10-13). Allora sarà innalzato il gran trono bianco, l&#8217;ultimo appuntamento di tutti gli uomini che risusciteranno per comparire davanti a Dio (Ebrei 9:27; Apocalisse 20:11-15). Solo i credenti avranno scampo: essi sono già stati sottratti al giudizio grazie al sangue di Cristo, che li ha fatti passare dalla morte alla vita (Giovanni 5:24).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>L&#8217;eternità. </strong>I capitoli 21 e 22 ci mostrano la prospettiva dell&#8217;eternità in cui i riscattati serviranno il loro Signore nei secoli dei secoli. Sette elementi nuovi caratterizzeranno questa nuova creazione, infinita nel tempo e nello spazio:</span></div>
<ol style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"></p>
<li>
<div>un 	nuovo cielo, 21:1</div>
</li>
<li>
<div>una 	nuova terra, 21:1</div>
</li>
<li>
<div>una 	nuova Gerusalemme, 21:2-21</div>
</li>
<li>
<div>un 	nuovo tempio, 21:22</div>
</li>
<li>
<div>una 	luce nuova, 21:23-25</div>
</li>
<li>
<div>un 	mondo nuovo, 21:26-27</div>
</li>
<li>
<div>un 	nuovo paradiso, 22:1-5.</div>
</li>
<p></span></ol>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Epilogo. </strong>La Bibbia si chiude con l&#8217;ultima esortazione del Signore ai suoi (22:6-21), e con la promessa del suo prossimo ritorno: &#8221;Ecco, io vengo presto!&#8221; (v. 6, 12, 20). </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> Lettore</strong>, sei pronto a incontrare Gesù Cristo? La Genesi è il libro degli inizi, l&#8217;Apocalisse quello delle conclusioni. Hai tratto le tue? È il tempo di chinare il capo davanti alla gloria di Colui che riempie il Tempio della Rivelazione, Gesù Cristo, il Signore dei signori, Colui che vuol essere fin da oggi il tuo Salvatore personale. Aprigli il cuore ed accettalo!</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: right;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: xx-small;">Tratto dal libro di J. H. Alexander </span></span></div>
<div style="text-align: right;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: xx-small;">&#8220;LEGGERE E CAPIRE LA BIBBIA&#8221;<br />
</span></span></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Tabernacolo &#8211; parte 2 &#8211;</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 06:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[tabernacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Era necessario che i sacerdoti si attenessero scrupolosamente alle disposizioni impartite dal Signore, poiché un errore poteva essere pagato con la vita, come di fatto accadde a Nadab e Abiu: entrambi figli di Aaronne, offrirono davanti al Signore qualcosa di estraneo, diverso da ciò che Egli aveva ordinato loro (Le 10:1).


 
In Giovanni 13 Gesù [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Era necessario che i sacerdoti si attenessero scrupolosamente alle disposizioni impartite dal Signore, poiché un errore poteva essere pagato con la vita, come di fatto accadde a Nadab e Abiu: entrambi figli di Aaronne, offrirono davanti al Signore qualcosa di estraneo, diverso da ciò che Egli aveva ordinato loro (Le 10:1).</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">In Giovanni 13 Gesù ci ha mostrato il significato della conca di rame. Dopo l&#8217;ultima cena Egli si alzò da tavola e si mise a lavare i piedi dei discepoli. Ma Pietro non voleva. Gesù gli disse che se non lo avesse lavato non avrebbe potuto avere con Lui parte alcuna, e Simon Pietro: &#8220;<em>Signore, ma anche le mani ed il capo</em>!&#8221;. Gesù gli disse: &#8221; <em>chi è lavato tutto non ha bisogno che di aver lavati i piedi, e netto tutto quanto</em>&#8220;.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Colui che alla conversione è passato per una nuova nascita, ha tutto il corpo lavato; non è, quindi, necessario ripetere ciò che è stato compiuto una volta per tutte. Tuttavia il credente, nel suo cammino terreno, a causa della carne inciampa, ovvero pecca, sporcandosi i piedi. Occorre allora una nuova conversione? No, non è necessaria! Però, se i piedi si sono sporcati, occorre lavarli; occorre, cioè, confessare il proprio peccato a Dio che è fedele e giusto da perdonarli. In tale maniera, il credente può avere parte col Signore e godere pienamente la comunione con Lui.</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">E, come i sacerdoti si lavavano prima di entrare nel luogo santo, così anche noi, prima di prendere parte alla cena del Signore, dobbiamo lavare i nostri piedi ovvero confessare le nostre mancanze.</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">La tenda del convegno, come già detto, era costituita dal luogo santo e dal luogo santissimo. Essa era avvolta da dieci teli di lino fino, colorati, ricoperti da altri undici teli di pelo di capra (Es 26:1-14; 36:8-19). I quattro colori differenti di questi teli rappresentano simbolicamente Gesù immacolato (bianco), Re dei re (porpora), che è venuto dal cielo (viola) e ha pagato con il proprio sangue (scarlatto).</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> Una volta entrati all&#8217;interno della tenda del convegno, ci si trovava nel <em>luogo santo</em>: questo aveva un&#8217;estensione di circa m 2,5 x 5, e vi potevano accedere soltanto i sacerdoti. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">All&#8217;interno del luogo santo era posto un <em>candelabro d&#8217;oro</em> formato da uno stelo e sei bracci sostenenti 7 lampade, compreso lo stelo centrale. Ogni giorno andava pulito e ricaricato di <em>olio puro </em>di olive in modo che rimanesse sempre acceso (Es 25:31-40; 27:20; Le 24:2-4). Quest’olio puro rappresenta lo Spirito di Dio: Egli vive nei cuori di coloro che hanno accettato Gesù; mentre il candelabro rappresenta Gesù stesso che è la luce del mondo (Gv 8:12).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Il candelabro era d&#8217;oro puro, tutto d&#8217;un pezzo; esso ci parla di ciò che è essenzialmente divino. L’oro era battuto, &#8220;lavorato al martello&#8221; il che ci ricorda Colui che il candelabro rappresenta: Cristo passato per la sofferenza.</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Nella parte terminale dei bracci vi erano dei fiori di mandorlo. Questi fiori ricordano la verga di Aaronne (di mandorlo appunto), che aveva germogliato e prodotto fiori; figura della resurrezione di Cristo.</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Sempre nel luogo santo vi era posta la<em> tavola dei pani della presentazione,</em> cioè una tavola di legno d&#8217;acacia rivestita d&#8217;oro puro, sulla quale venivano posti 12 pani divisi in due file e cosparsi d’incenso. Trascorsi 7 giorni, questi pani venivano mangiati soltanto dai sacerdoti, all&#8217;interno del luogo santo (Es 25: 23-30; Es 37:10-16; Le 24:5-9).</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Anche qui riscontriamo un simbolismo con Gesù: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più il sete” (Gv 6:35).</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Infine, ultimo elemento costituente il luogo santo, era <em>l&#8217;altare dei profumi</em> che era posto immediatamente prima della tenda, oltre la quale si trovava il luogo santissimo. Su questo altare, ogni giorno, veniva bruciato incenso: i profumi scaturiti riempivano il tabernacolo giungendo sino al trono di Dio.</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Tali profumi simboleggiano le nostre preghiere (Ap. 5:8), accompagnate da ringraziamenti (Fl 4:6) che salgono davanti al trono di Dio,  e le continue intercessioni che il Figlio fa al Padre in nostro favore (Gv 17:9).</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Dio, dunque, cerca l&#8217;adorazione dei <span style="text-decoration: underline;">veri</span> adoratori. Egli è più che degno della nostra adorazione e pertanto il cuore di ciascuno di noi deve essere disposto ad adorarlo in spirito e verità (Gv 4:23).</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">La parte più importante del tabernacolo era il <em>luogo santissimo,</em> posto oltre la tenda con la quale terminava il luogo santo. Aveva una dimensione di m 2,5 x 2,5 , conteneva al suo interno l’<em>arca dell&#8217;alleanza</em> e poteva accedervi, una sola volta l&#8217;anno, il sommo sacerdote (Le 16:34) in occasione del <em>giorno dell&#8217;espiazione (Yom Kippur)</em>.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">L’arca era come una cassa, di legno d&#8217;acacia, ricoperta d&#8217;oro, dentro la quale vi erano poste: le <em>tavole della Legge</em> (De 10:1-5) che Dio diede per la seconda volta a Mosè sul monte Sinai; un’urna, anch&#8217;essa d&#8217;oro, contenente un pò di <em>manna </em>(Es 16:33-34) e, infine, la <em>verga di Aaronne</em> che era fiorita (Nu 17:8; Eb 9:4).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il coperchio dell&#8217;arca, ricoperto d&#8217;oro puro, si chiamava <em>propiziatorio</em> e rappresentava il <em>trono di Dio</em> alle cui estremità giacevano due cherubini. Era proprio tra queste due estremità che il Signore si manifestava (Es 25:17-22; Le 16:2). </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il sommo sacerdote, per entrare nel luogo santissimo doveva spogliarsi delle proprie vesti e indossare una tunica bianca. Doveva inoltre sacrificare un toro come sacrificio espiatorio per <em>i propri peccati</em> e col sangue aspergerne il propiziatorio (Le 16:11-14); solo in seguito, sgozzava un capro e ripeteva l’aspersione col sangue sul propiziatorio per il perdono dei <em>peccati di tutto il popolo </em>(Le 16:16-17).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">In questa maniera, soltanto Dio poteva perdonare i peccati del sommo sacerdote e del popolo d’Israele. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Così il giorno dell&#8217;espiazione, detto anche <em>Yom Kippur</em>, fu ripetuto, di anno in anno, per circa 1500 anni, in preparazione del sacrificio perfetto di Gesù Cristo.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">La struttura del tabernacolo descritta, evidenzia una netta separazione tra l&#8217;uomo e Dio, tra il peccato dell&#8217;uno e la Santità dell&#8217;altro. La tenda posta tra il luogo santo e il luogo santissimo costituiva un limite invalicabile, un punto al di là del quale si sarebbe andati incontro a morte certa qualora lo si fosse oltrepassato senza aver prima effettuato un sacrificato per i propri peccati (Nu 17:13). Ciò sta a significare che per il popolo non vi era libertà di accedere alla presenza di Dio.</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Col sacrificio di Gesù sulla croce <span style="text-decoration: underline;">quel limite è stato abbattuto</span>: Dio stesso ha squarciato, dall&#8217;alto verso il basso, quella cortina che ci separava dal luogo santissimo in cui Egli dimora (Mt 27:51; Mr 15:38; Lc 23:45) dandoci libero accesso alla Sua Persona mediante Cristo Gesù. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Oggi noi credenti possiamo certamente affermare di essere seduti con Cristo nei luoghi celesti (Ef 2:6), e di essere diventati una stessa cosa con il nostro Signore (Rm 6:5).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Dio Padre non ci chiederà più conto dei nostri peccati, perché abbiamo riconosciuto che Gesù ha pagato per noi, sul duro legno della croce, <span style="text-decoration: underline;">al posto nostro</span>. Pertanto ci siamo inchinati di fronte alla Sua signoria, e Lo abbiamo ricevuto come Signore e Salvatore della nostra vita. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Facendo un’analogia, possiamo dire che Israele nell&#8217;Antico Testamento andava a Dio mediante il tabernacolo, mentre oggi noi cristiani andiamo Lui per mezzo di Cristo Gesù.</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT">
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="7" width="98%" bordercolor="#000000">
<col width="33%"></col>
<col width="33%"></col>
<col width="33%"></col>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="150" height="8">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><strong>Tabernacolo</strong></span></div>
</td>
<td width="291">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><strong>Cristo</strong></span></div>
</td>
<td width="172">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><strong>Noi</strong></span></div>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="150">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Entrata del tabernacolo</span></div>
</td>
<td width="291">
<div><span style="font-size: small;">“IO SONO la porta” (Giov. 10:7)</span></div>
</td>
<td width="172">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Siamo morti con Cristo ai nostri peccati (Rm 6:6-11)</span></div>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="150">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Altare degli olocausti</span></div>
</td>
<td width="291">
<div><span style="font-size: small;">“Ecco l&#8217;Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo” (Giov. 1:29)</span></div>
</td>
<td width="172">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Siamo chiamati ad essere dei “sacrifici viventi” graditi a Dio. (Rm 12:1)</span></div>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="150">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">La grande Conca</span></div>
</td>
<td width="291">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Lavaggio giornaliero, purificazione.</span></div>
</td>
<td width="172">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">In Lui abbiamo un Sacerdozio Regale (1 P 2:9)</span></div>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="150"><span style="font-size: small;">Tavola dei pani della presentazione</span></td>
<td width="291">
<div><span style="font-size: small;">“IO SONO il pane della vita” (Giov. 6:35)</span></div>
</td>
<td width="172">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Siamo il pane: dobbiamo darne anche agli altri</span></div>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="150"><span style="font-size: small;">Candelabro</span></td>
<td width="291">
<div><span style="font-size: small;">“IO SONO la luce del mondo (Giov. 8:12)</span></div>
</td>
<td width="172">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">In Cristo siamo luce del mondo (Mt 5:14)</span></div>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="150"><span style="font-size: small;">Altare dei profumi</span></td>
<td width="291">
<div><span style="font-size: small;">“Io prego per loro” (Giov. 17:9)</span></div>
</td>
<td width="172">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Dobbiamo pregare per il prossimo (Ef 6:18; Gm 5:16)</span></div>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="150"><span style="font-size: small;">Arca  con i 10 comandamenti</span></td>
<td width="291">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Condanna a morte.</span></div>
</td>
<td width="172">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Nessuno è in grado di adempiere la legge (Rm 3:10)</span></div>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="150"><span style="font-size: small;">Trono della Grazia</span></td>
<td width="291">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Grazia e perdono di Dio</span></div>
</td>
<td width="172">
<div lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Grazia e perdono di Dio</span></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Il significato del tabernacolo risiede proprio nel fatto che Dio ha provveduto alla salvezza di tutti noi prima della fondazione del mondo (1 Pietro 1:20); Egli non vuole da noi una conoscenza intellettuale, ma desidera che assimiliamo per fede la sua Parola e la facciamo nostra.</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Nel sacrificio di Cristo Gesù, l’ira di Dio verso l’uomo peccatore è stata stornata. Il Signore Gesù <em>è effettivamente entrato nel tabernacolo celeste</em>, alla presenza di Dio Padre e mediante il Suo sangue Egli ci ha acquistato una redenzione eterna (Eb 9:11-12,24).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Come abbiamo visto il sommo sacerdote entrava una sola volta l&#8217;anno nel luogo santissimo col sangue per sé stesso e per il popolo (Ebrei 9:7), Cristo come nostro Sommo Sacerdote è entrato nel cielo con il proprio sangue e avendo ricevuto il perdono per noi <span style="text-decoration: underline;">tornerà</span>! Ed è ciò che aspettiamo (Ebrei 9: 11-12-24-28).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">La nostra comunione con Dio oggi è possibile solo per il sangue di Gesù, nostro Signore.</span></span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: right;" lang="it-IT"><span style="font-size: xx-small;">Riflessioni bibliche svolte dal gruppo giovani della chiesa</span></div>
<div style="text-align: right;" lang="it-IT"><span style="font-size: xx-small;"> con la sorella Margherita Scheuzger.</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Tabernacolo &#8211; parte 1 &#8211;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Feb 2007 06:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[tabernacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Attraverso questo studio, il lettore avrà modo di acquisire alcune nozioni importanti e comprendere alcuni aspetti simbolici riguardo il tabernacolo, ovvero la dimora che Dio chiese di costruire al Suo fedele servo Mosè, per abitare in mezzo al Suo popolo: Israele (Es 15:17, 25:8; Ez 37:26-28).  Si trattava di una grande tenda smontabile sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Attraverso questo studio, il lettore avrà modo di acquisire alcune nozioni importanti e comprendere alcuni aspetti simbolici riguardo il tabernacolo, ovvero la dimora che Dio chiese di costruire al Suo fedele servo Mosè, per abitare in mezzo al Suo popolo: Israele (Es 15:17, 25:8; Ez 37:26-28).</span><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;"> Si trattava di una grande tenda smontabile sotto la quale si trovava l&#8217;<em>arca dell’alleanza</em>, una cassa di legno d’acacia che, sia per la sua struttura che per il contenuto, è un&#8217;immagine di Cristo stesso. Il tutto si trovava nel mezzo di un recinto chiamato &#8220;cortile&#8221; (Es 25-27). </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il tabernacolo viene raffigurato come un ponte tra Dio e il Suo popolo: esso non è altro che un mezzo per ristabilire la comunione interrotta a causa della disubbidienza perpetrata da Adamo ed Eva, quando mangiarono il frutto dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male. In seguito a questo fatto, essi (e per discendenza diretta anche noi) persero la natura iniziale perfetta e senza peccato data loro da Dio, per rivestirsi di &#8220;carne di peccato&#8221; ovvero di una natura imperfetta, fallace e mortale. </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Dunque la funzione del tabernacolo era quella di consentire la copertura delle trasgressioni e delle sozzure, affinché l&#8217;uomo potesse riconciliarsi con Dio. Il peccato comporta necessariamente una sanzione che non può essere altro che la morte, cioè la separazione da Dio (Ge 2:17; Ro 3:23; 5:12; 6:23). Pertanto il peccatore per espiare i propri peccati offriva in sacrificio degli animali immolati a Dio poiché necessariamente secondo le Sue leggi, il peccato doveva essere lavato col sangue (Eb 9:22).</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Possiamo notare diversi riferimenti biblici che ci fanno rendere conto dell&#8217;importanza che Dio dà allo spargimento di sangue per l&#8217;espiazione dei peccati e la salvezza: i sacrifici di Abele (Gen 4:4); il sangue dell&#8217;agnello messo sugli stipiti e gli architravi delle porte delle case che consentì l&#8217;uscita dall&#8217;Egitto (Es 12:7); il sacrificio perfetto del Signor Gesù Cristo sulla croce. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> Dopo che il popolo d’Israele uscì dal paese d&#8217;Egitto (Es 12:37), Dio diede loro delle istruzioni precise per la costruzione del tabernacolo ricalcando il modello di quello<em> celeste</em> (Es 25:40; Eb 8:1-5). E quando fu ultimato, Egli discese in una nuvola ricoprendolo interamente della propria gloria.(Es 40:34-38).</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> Il tabernacolo era composto essenzialmente da tre parti: </span></div>
<ul style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"></p>
<li>
<div>il<em> cortile</em>, dove tutti gli israeliti potevano entrare, non senza portare con loro un sacrificio.</div>
</li>
<li>
<div><em>la tenda del convegno</em> a sua volta composta da:</div>
<ul>
<li>
<div>il <em>luogo santo</em>, riservato ai sacerdoti;</div>
</li>
<li>
<div>il <em>luogo santissimo</em>, dove soltanto il sommo sacerdote entrava una volta l&#8217;anno (Le 16:32-34, Eb 9:1-10). Le sue dimensioni erano 10&#215;10x10 cubiti; a simboleggiare la perfezione.</div>
</li>
</ul>
</li>
<p></span></ul>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">I sacrifici che venivano offerti erano di cinque categorie:</span></div>
<ul style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"></p>
<li>
<div>3 di <em>odor soave</em>;</div>
</li>
<li>
<div>1 per il <em>peccato</em>;</div>
</li>
<li>
<div>1 per i <em>peccati</em>;</div>
</li>
<p></span></ul>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Il cortile aveva un&#8217;estensione circa di 25m x 50m. Qui si presentavano i peccatori con degli animali maschi e senza difetto per sacrificarli; potevano portare del bestiame grosso (vitelli), bestiame minuto (pecore o capre) o uccelli (tortore o giovani piccioni). Il sacrificio consisteva, da parte del peccatore, nell’imporre, <em>nel cortile</em>, le mani sull&#8217;animale e confessare i propri peccati (Le 1:4); quindi il sacerdote provvedeva, una volta sgozzato l&#8217;animale, a spargere il sangue sull&#8217;<em>altare</em>.</span></div>
<div style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><br />
<img style="margin: 0px 5px 0px 0px;" src="../../immagine.php?id=586" alt="" align="left" /> Quest&#8217;ultimo era di legno d&#8217;acacia, rivestito di rame (che rappresenta il giudizio). Presentava inoltre ai quattro angoli delle protuberanze simili a dei corni (Es 27:1) .</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Sempre nel cortile, posta tra l&#8217;altare di rame e la tenda del convegno si trovava una grande <em>conca</em> di rame e riempita d&#8217;acqua (Es 30:18; 38:8). La conca serviva per le <em>abluzioni</em> ovvero il lavaggio di mani e piedi da parte di Aaronne e dei suoi figli (Leviti) per potere avere accesso alla tenda del convegno. Simbolicamente questo atto rappresenta l&#8217;andare al Signore con un cuore puro, confessando a Lui i propri peccati. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;">
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: small;">- continua -<br />
</span></div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Giacobbe, i suoi figli e l&#8217;ulivo</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 06:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù Cristo]]></category>
		<category><![CDATA[salvezza]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo messaggio vorrei soffermarmi con attenzione sul tema dell&#8217;ulivo e dei suoi rami contenuto nel capitolo 11 dell&#8217;epistola di Paolo ai Romani ma partendo dall&#8217;analisi della vita di Giacobbe e dei suoi figli, in particolare Giuseppe e Beniamino. 


 
Come introduzione al messaggio, vorrei ricordare quelli che sono i quattro principali dogmi anti-ebraici su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: x-small;"><em>In questo messaggio vorrei soffermarmi con attenzione sul tema dell&#8217;ulivo e dei suoi rami contenuto nel capitolo 11 dell&#8217;epistola di Paolo ai Romani ma partendo dall&#8217;analisi della vita di Giacobbe e dei suoi figli, in particolare Giuseppe e Beniamino. </em></span></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: x-small;"><em><br />
</em></span></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em> </em></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Come introduzione al messaggio</strong>, vorrei ricordare quelli che sono i quattro principali dogmi anti-ebraici su cui si è basata la teologia cristiana a partire dal 2° secolo a.C:<br />
</span></p>
<ol><span style="font-size: small;"></p>
<li>L&#8217;intero popolo di Israele è colpevole per aver crocifìsso il Signore Gesù.</li>
<li>La crocifissione è il motivo per cui Dio ha rinnegato Israele e ha annullato le promesse a lui fatte nell&#8217;Antico Patto.</li>
<li>Da quando Gesù è risorto, il tìtolo di «popolo eletto» è rivolto la Chiesa, e non più a Israele che stato diseredato.</li>
<li>Gli ebrei non possono ottenere salvezza se non tramite il battesi-o, ovvero, rinunciando alla propria e ebraica.</li>
<p></span></ol>
<p><span style="font-size: small;">Questi dogmi purtroppo sono validi ancora oggi nella teologia cristiana, infatti si sente ancora parlare di teoria della sostituzione, ovvero, la Chiesa che prende nel piano di Dio il posto del popolo di Israele, che è stato diseredato.<br />
E questa teoria trova sempre un maggior numero di sostenitori anche tra coloro che si ritengono fedeli alla Parola di Dio. Eppure essa dichiara dichiara esattamente il contrario di quanto il Signore dice in Romani al capitolo 11!</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Recentemente ho scoperto un documento intitolato: «Anti giudaismo nel Nuovo Testamento». Viene posta all&#8217;interno questa domanda: il rifiuto del giudaismo non è stato un elemento necessario affinché fosse possibile la nascita e lo sviluppo del cristianesimo?<br />
L&#8217;ostilità verso il popolo ebraico sarebbe quindi una caratteristica della fede cristiana; i credenti non dovrebbero parlare del «Messia di Israele». Questo articolo cita anche un professore di teologia secondo cui l&#8217;anti-giudaismo è un elemento implicito a cui non si può rinunciare, un elemento fondamentale dell&#8217;insegnamento dato dai primi cristiani, e in particolare da Paolo apostolo».<br />
Paolo l&#8217;ebreo, che voleva stimolare gli israeliti affinché anche essi fossero salvati, avrebbe potuto essere loro ostile?<br />
Personalmente non conosco nessuno che abbia amato i suoi fratelli (il popolo di Israele) più di quanto abbia fatto Paolo. Il documento di cui vi parlavo mi ha fatto veramente riflettere: su otto pagine vengono citati ben 57 passi biblici riguardanti il rapporto tra ebrei e cristiani, ma nessuno di questi passi è tratto dall&#8217;Epistola ai Romani e tanto meno dal capitolo 11. Questo capitolo invece è quello che più di ogni altro tratta il tema in modo esplicito, chiaro ed inequivocabile.<br />
Romani 11 è un grosso ostacolo alla teoria della sostituzione. I sostenitori e difensori di questa idea teologica usano come argomentazione il fatto che i concetti scritti in questo capitolo non si trovano in nessun altro passo biblico.<br />
Per questo motivo dicono che il contenuto di Romani 11 non dovrebbe essere sovrastimato. In realtà Paolo non ha detto niente che non rispecchi ad esempio quanto scritto nel libro della Genesi (il fondamento della Bibbia).<br />
Diversi passi del Vecchio Testamento mettono in luce il rapporto tra gli ebrei e le nazioni.<br />
Ma io baserò la mia riflessione principalmente sull&#8217;esempio di Giacobbe e i suoi dodici figli, e vedremo che i suoi due prediletti, Giuseppe e Beniamino, oltre che la loro madre Rachele, hanno una rilevanza davvero particolare in questa storia.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
<strong>Giacobbe e i suoi dodici figli</strong>. Giuseppe, il primo figlio di Rachele, è una figura simbolica di Gesù Cristo. Rachele era il grande amore di Giacobbe, ma era sterile, e ne soffriva molto. Ha dovuto assistere le altre mogli di Giacobbe che continuavano a dargli dei figli: Lea, sua sorella, gli diede sei figli, e Zilpa, serva di Lea, due. Bilha, serva di Rachele, gliene diede anch&#8217;essa due.<br />
Ma non fu un caso che Rachele non poteva avere figli: era Dio ad avere per lei un piano particolare. <em>«Dio si ricordò anche di Rachele; Dio l&#8217;esaudì e la rese feconda»</em> (Genesi 30: 22).<br />
E&#8217; Dio che per il suo Spirito ha reso Rachele feconda. <em>«Ella concepì e partorì un figlio, e disse: Dio ha tolto la mia vergogna» </em>(v. 23). E in seguito: <em>«E lo chiamò Giuseppe, dicendo: Il Signore mi aggiunga un altro figlio»</em> (v. 24).<br />
Qualche tempo fa ho riletto attentamente questa preghiera in cui Rachele supplica il Signore chiedendo di «aggiungerle» un figlio; questa parola, «aggiungere» ha attirato la mia attenzione. Perché si parla di aggiungere un figlio invece di darne un altro? Non è a caso. Ho consultato diverse traduzioni di questo passo e in ognuna il termine usato è «aggiungere». Questo non può essere un caso! E ad un tratto ho capito: Dio ha esaudito la supplica di Rachele e le ha tolto la vergogna. Dopo la nascita di Giuseppe, un figlio le è stato «aggiunto» : Beniamino, il più giovane. Se Giuseppe è un simbolo di Gesù, allora anche Beniamino deve essere simbolo di qualcuno, ovvero, il simbolo di un figlio «aggiunto» al popolo di Israele dopo la nascita di Gesù: il più giovane, un figlio spirituale, i credenti nelle nazioni. Alla luce di questo vorrei approfondire il parallelismo: Giuseppe quale simbolo di Gesù e Beniamino quale simbolo dei credenti.</p>
<p></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em>«Quando Giuseppe fu giunto presso i suoi fratelli, lo spogliarono della sua veste, della veste lunga con le maniche, che aveva addosso, lo presero e lo gettarono nella cisterna. La cisterna era vuota, non c&#8217;era acqua»</em> (Genesi 37 :23-24). Gesù è stato spogliato dei suoi abiti, e dopo la crocifissione è stato sepolto in una tomba vuota, scavata nella roccia.<br />
<em>«Essi presero la veste di Giuseppe, scannarono un becco e intinsero la veste nel sangue. Poi mandarono uno a portare al padre loro la veste lunga con le maniche e gli fecero dire: «Abbiamo trovato questa veste; vedi tu se è quella di tuo figlio, o no. Egli la riconobbe e disse: E la veste di mio figlio. Una bestia feroce l&#8217;ha divorato; certamente Giuseppe è stato sbranato» </em>(Genesi 37:31-33).<br />
Ma non fu così. Giuseppe era vivo. Il nostro Padre celeste ha visto il sangue che il suo Figliolo ha versato per noi sulla croce del Golgota. Lo avevano considerato come morto, ma Gesù vive: è resuscitato.<br />
<em>«Ruben tornò alla cisterna; ed ecco, Giuseppe non era più nella cisterna. Allora egli si stracciò le vesti, &#8230; »</em> (Genesi 37:29). La tomba era vuota. Quando Maria di Magdala e l&#8217;altra Maria arrivarono al sepolcro, Gesù non c&#8217;era più.<br />
<em>«Come quei mercanti madianiti passavano, essi tirarono su Giuseppe, lo fecero salire dalla cisterna, e lo vendettero per venti sicli d&#8217;argento a quegl&#8217;Ismaeliti. Questi condussero Giuseppe in Egitto»</em> (Genesi 37:28). Giuseppe fu venduto.<br />
Gesù fu tradito dai suoi amici per trenta sicli d&#8217;argento. Egli è venuto dai suoi e i suoi non l&#8217;hanno ricevuto.<br />
Per questo Egli si è rivolto verso gli altri: ha spostato il suo raggio d&#8217;azione verso le nazioni.<br />
<em>«E cominciarono a venire i sette anni di carestia, come Giuseppe aveva detto. Ci fu carestia in tutti i paesi, ma in tutto il paese d&#8217;Egitto c&#8217;era del pane»</em> (Genesi 41:54).<br />
Giuseppe divenne una persona molto importante in Egitto. Finché egli abitò lì, il paese fu benedetto. I granai erano pieni di cibo, il paese prosperava. E Gesù è diventato qualcuno di molto importante, tra le nazioni, al di fuori di Israele. Ha portato la salvezza ai pagani, li ha benedetti e ha portato cibo spirituale a sufficienza per tutti coloro che lo desiderano !<br />
<em>«Ecco, ho sentito dire che c&#8217;è grano in Egitto; scendete là a comprarne, così vivremo e non moriremo»</em> (Genesi 42: 2). Gli anni difficili arrivarono. Giacobbe fu costretto ad andare a cercare del grano in Egitto.<br />
Mandò così i suoi figli presso Giuseppe senza che essi sapessero che si trattava di lui.<br />
Giacobbe fece ancora una cosa di cui non comprese il senso profondo: ma dovette farlo, poiché la sua azione faceva parte del piano di Dio per la salvezza dell&#8217;uomo: <em>«Ma Giacobbe non mandò con loro Beniamino, il fratello di Giuseppe, perché diceva: «Che non gli succeda qualche disgrazia»</em> (Genesi 42:4). Giacobbe tenne con sé Beniamino, il suo figlio più giovane, il fratello di Giuseppe e i dieci altri fratelli si recarono da Giuseppe in Egitto.<br />
Egli li riconobbe ma essi non riconobbero lui. Allo stesso modo Gesù conosceva i suoi fratelli, il suo popolo, ma loro non lo conoscevano.<br />
Giuseppe non si fece riconoscere dai suoi fratelli, nemmeno quando essi si trovarono davanti a lui nel momento della difficoltà.<br />
Questo comportamento di Giuseppe non era dovuto ai suoi fratelli, ma al fatto che Beniamino non fosse tra loro: <em>«E Giuda rispose: Quell&#8217;uomo ce lo dichiarò categoricamente: &#8220;Non vedrete la mia faccia, se vostro fratello non sarà con voi&#8221;»</em> (Genesi 43:3).<br />
Gesù non si può fare riconoscere dal suo popolo, i suoi fratelli, poiché Beniamino non è ancora lì presente, poiché la totalità dei pagani non è ancora entrata.<br />
Questo atteggiamento di Gesù non è dovuto al suo popolo, ma al fatto che la maggior parte dei pagani non è ancora nella grazia.<br />
<em>«&#8230;Quelli presero dunque questo dono, presero con sé il doppio del denaro e Beniamino, e partirono; scesero in Egitto e si presentarono davanti a Giuseppe»</em> (Genesi 43:15).<br />
I fratelli di Giuseppe sono tornati, portando questa volta Beniamino. Giuseppe ha visto suo fratello Beniamino, figlio di sua madre. (Genesi 43:29).<br />
Allora non potè più trattenersi, l&#8217;emozione prese il sopravvento. Mandò via tutti per restare con i suoi fratelli.<br />
Così iniziò a piangere al punto che tutti nel palazzo lo poterono udire, e rivelò la sua identità ai propri fratelli (Genesi 45:1-3). Allo stesso modo quando tutti i pagani saranno entrati, Gesù si farà riconoscere dal suo popolo.<br />
Egli attende questo momento con impazienza, come una volta Giuseppe. Allora l&#8217;emozione lo coglierà e lui vorrà essere solo con i suoi fratelli. Ma questo avvenimento non sarà qualcosa di segreto: le nazioni lo intenderanno forte e chiaro.<br />
Cosa dirà Gesù ai suoi fratelli quando si farà riconoscere da loro? Li riempirà di rimproveri? Dirà loro forse loro: «Siete i miei carnefici, mi avete crocifisso»? O meglio: «Ho annullato le promesse dell&#8217;Alleanza del Vecchio Testamento. Voi non siete più il mio popolo, io vi ho diseredati»? Certamente no. Egli si rivolgerà loro come Giuseppe ai suoi fratelli: <em>«Giuseppe disse ai suoi fratelli: «Vi prego, avvicinatevi a me!» Quelli s&#8217;avvicinarono ed egli disse: «Io sono Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse portato in Egitto. Ma ora non vi rattristate, né vi dispiaccia di avermi venduto perché io fossi portato qui; poiché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. &#8230; Ma Dio mi ha mandato qui prima di voi, perché sia conservato di voi un residuo sulla terra e per salvare la vita a molti scampati» (Genesi 45:4-5,7).<br />
</em>Giuseppe ha detto ai suoi fratelli esattamente ciò che Paolo dichiarerà più tardi: <em>«&#8230;Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d&#8217;Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; e tutto Israele sarà salvato, così come è scrittogli liberatore verrà da Sion. Egli allontanerà da Giacobbe l&#8217;empietà»</em> (Romani 11:25-27).<br />
Romani 11 ci parla delle figure cui corrispondono Giuseppe e Beniamino.<br />
Tutto il capitolo 11 dell&#8217;Epistola di Paolo ai Romani si trova anticipata nel racconto della vita di Giuseppe e Beniamino. Voglio approfondire questo aspetto. Dio ha dato un doppio significato al nome «Giuseppe»: «Egli toglie» e «Egli aggiunge». Dio ha tolto a Rachele la vergogna della sterilità e l&#8217;ha resa feconda. Dopo la nascita di Giuseppe, Dio ha ancora «aggiunto»: gli ha donato in più Beniamino.<br />
Giuseppe e Beniamino sono i veri figli di Israele: sono i cadetti tra dodici fratelli figli tutti dello stesso padre ma non della stessa madre. La madre di questi due uomini infatti non era la madre degli altri dieci fratelli.<br />
Quindi la relazione fraterna tra Giuseppe e Beniamino era più intima di quella con gli altri. Giuseppe è la figura di Gesù Cristo, vero figlio di Israele, generato dallo Spirito Santo e nato da una vergine. Beniamino è simbolo degli uomini divenuti credenti in Gesù Cristo: è un vero figlio, aggiunto al popolo di Israele, generato dallo Spirito Santo e nato da Dio. Quanto a Gesù è stato generato dallo Spirito Santo per diventare, Lui, vero Dio, vero uomo.<br />
<em>«Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio&#8230; E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre&#8230;»</em> (Giovanni 1:1,14). E&#8217; lì la mano che Dio vi porge. Se voi prendete questa mano, se l&#8217;afferrate, sarete generati dallo Spirito Santo per una nuova vita e «aggiunti» al popolo eletto come veri figli.<br />
L&#8217;incarnazione di Gesù Cristo così come la nuova nascita delle persone che credono in Lui sono il risultato della presenza dello Spirito. Spiritualmente parlando la madre è la stessa (lo Spirito), simboleggiata da Rachele. Rachele significa «maternità». Nata sterile, Dio l&#8217;ha resa feconda. Rachele è diventata, in senso figurato, la madre dei credenti, nata dallo Spirito. Lei è la madre di Giuseppe, che è una figura di Gesù Cristo, l&#8217;Agnello di Dio che è stato condotto allo scannatoio per noi. Rachele è allo stesso modo la madre di Beniamino, che raffigura le persone che hanno creduto in Gesù:<em> «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo uno» (Giovanni 10:27-30).<br />
</em>Il nome «Giuseppe» («Egli toglie») designa anche Gesù, che ha preso i nostri peccati sulla croce del Golgota. Egli ha tolto la nostra vergogna e pagato con la sua vita il prezzo da pagare per le nostre colpe. Egli è andato alla morte al nostro posto. Ma non si è fermato lì: Egli vive, è risorto! E così come siamo stati crocifissi con Lui nella sua morte, altrettanto saremo simili a Lui nella Resurrezione. Paolo definisce ciò <em>«una vita tra i morti»</em> (Romani 11: 15). Troviamo lo stesso messaggio nella storia di Giacobbe e Rachele e nel racconto dei loro figli. Rachele ha partorito Beniamino con molta difficoltà: «<em>Poi partirono da Betel. C&#8217;era ancora qualche distanza per arrivare a Efrata, quando Rachele partorì. Ella ebbe un parto diffìcile. Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: «Non temere, perché questo è un altro figlio per te!»</em> (Genesi 35:16-17). Rachele ricevette questo bambino, ma dovette morire per dargli la luce: <em>«Mentre l&#8217;anima sua se ne andava, perché stava morendo, chiamò il bimbo Ben-Oni; ma il padre lo chiamò Beniamino»</em> (Genesi 35:18).<br />
Ben-Oni significa «figlio del mio dolore». Dopo la morte di Rachele, Giacobbe diede un nuovo nome a suo figlio: Beniamino, che significa «figlio della felicità» o «figlio della mia destra». Beniamino è la figura del figlio del popolo eletto («della mia destra»). I figli del popolo eletto («della mia destra») sono tutti gli uomini, pagani ed ebrei nati dallo Spirito. Considerate attentamente questo versetto: <em>«Dico dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo! Perché anch&#8217;io sono Israelita, della discendenza d&#8217;Abraamo, della tribù di Beniamino»</em> (Romani 11:1). Perché Paolo è derivato dalla tribù di Beniamino che è simbolo dei credenti nati di nuovo? Di certo non è un caso. Un messaggio si nasconde là dietro: esiste una relazione fondamentale tra i credenti derivati dalle nazioni e gli ebrei. Ma in cosa consiste questa relazione?</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>I legame tra i cristiani e gli ebrei.</strong> Noi che siamo cristiani, come viviamo la nostra relazione con l&#8217;attuale popolo di Israele? Per alcuni questa relazione semplicemente non esiste. Altri non sono così estremi e dicono: «Israele è nostro fratello». Per altri ancora, Israele è il fratello maggiore. Ma tutto ciò non rivela l&#8217;essenza del discorso. La Bibbia parla spesso della relazione tra padre e figlio. Non ci può essere uno scambio di ruoli: un padre non potrà mai essere figlio di suo figlio e viceversa. Il padre resta padre e il figlio resta figlio.<br />
<em>«A Tito, mio figlio legittimo secondo la fede che ci è comune &#8230;» </em>(Tito 1:4). La fede comune è ciò su cui si basa il rapporto.<br />
<em>«A Timoteo, mio legittimo figlio nella fede&#8230; »</em> (1 Timoteo 1:2).<br />
<em>«A Timoteo, mio caro figlio&#8230; »</em> (2 Timoteo 1:2).<br />
<em>«Ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo»</em> (Filemone 1:10).<br />
<em>«Poiché anche se aveste diecimila precettori in Cristo, non avete però molti padri; perché sono io che vi ho generati in Cristo Gesù, mediante il vangelo»</em> (1 Corinzi 4:15). Qui non si tratta di una sola persona. L&#8217;ebreo Paolo è il padre spirituale di tutta una chiesa pagano-cristiana a Corinto. Noi pagano-cristiani siamo i figli generati dallo Spirito Santo del padre giudeo-cristiano Paolo, della chiesa primitiva.<br />
Noi siamo «aggiunti» al popolo eletto, proprio come Beniamino è stato «aggiunto».<br />
Paolo ci esorta a essere umili e non orgogliosi e a dimorare nel timore (di Dio). Non siamo noi che sosteniamo la radice, ma è la radice che porta noi. Noi siamo dei figli spirituali generati dal nostro padre spirituale. Colui che lo riconosce comprenderà anche il versetto seguente: <em>«Ecco, io vi mando il profeta Elia, prima che venga il giorno del Signore, giorno grande e terribile. Egli volgerà il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i padri, perché io non debba venire a colpire il paese di sterminio»</em> (Malachia 4:5-6). Il messaggio che conclude l&#8217;Antico Testamento è forte: questi versetti profetici fanno riferimento alla fine dei tempi, al ritorno di Gesù.<br />
In quel momento Beniamino, ovvero la totalità dei pagani, sarà lì, e Gesù si farà riconoscere. I cuori dei padri spirituali usciti dal popolo di Israele e i cuori dei figli spirituali delle nazioni saranno allora girati gli uni verso gli altri. Tutti saranno uniti nella fede comune in Gesù Cristo. Non ci sarà più antisemitismo e odio nei confronti di Israele. Non è una prospettiva gloriosa?<br />
L&#8217;Epistola ai romani espone due obiettivi principalmente: da una parte la giustizia per la fede in Gesù Cristo, giustizia che costituisce, tanto per gli ebrei quanto per i pagani, il solo cammino possibile che conduce alla salvezza. D&#8217;altra parte Dio ci mostra come gli ebrei e i pagani siano portati all&#8217;elezione per strade diverse. C&#8217;è una differenza tra essi, sebbene dimorino nella dipendenza reciproca. Questa differenza è necessaria perché in Gesù i cuori dei padri possano essere uniti ai cuori dei figli.<br />
Il riformatore Martin Lutero ha riconosciuto il primo scopo e lo ha dichiarato più chiaramente di chiunque altro. Egli è stato penetrato da questa verità: la giustizia non viene dalle opere, ma dalla fede. E ha contribuito a fare trionfare la fede in un epoca in cui essa era saldamente ancorata alle opere della Legge! Pensate solamente alla sua traduzione della Bibbia. Lutero attendeva con fervore il ritorno di Gesù Cristo.<br />
Egli credeva fosse giunto il tempo in cui gli ebrei si sarebbero convertiti a Gesù. Era così ripieno della propria fede che non è riuscito a comprendere perché gli ebrei non volevano affatto saperne della fede di cui lui parlava! Persino i suoi amici ebrei al tempo sono diventati suoi nemici.<br />
Lutero non ha riconosciuto che c&#8217;è nell&#8217;elezione una differenza tra gli ebrei e i credenti sparsi per il mondo. Cito un passaggio del libro intitolato «Martin Lutero e gli ebrei»: «Lutero non ha pensato realmente che gli ebrei potessero avere delle ragioni teologiche reali sensate per non cedere alle sue insistenti evangelizzazioni. Né lui né i suoi successori sono mai arrivati a comprendere davvero l&#8217;essenza del giudaismo post-biblico».<br />
Ed è lì che sta il problema. E&#8217; nostro dovere riconoscere il giudaismo post-biblico alla luce della Bibbia e difendere la sua causa. Là dove non si riconosce questa cosa si giunge inevitabilmente a rifiutare gli ebrei. Lutero, nel suo zelo per convertire gli ebrei, ne è uscito quasi disperato. Una volta dichiarò: «Un ebreo &#8211; o un cuore ebreo è così totalmente indurito che non c&#8217;è modo di fargli cambiare idea. Quindi è necessario mettere a fuoco le sinagoghe e le scuole ebraiche. Dovremmo allontanarli come la peste!». Nella sua ultima predicazione tenuta tre giorni prima della sua morte, Lutero ha esortato ancora i credenti della sua città natale, Eis-leben, a cacciare tutti gli ebrei che si rifiutassero di convertirsi alla fede cristiana.<br />
400 anni dopo il nazional-socialismo tedesco ha raccolto le ultime conseguenze del punto di vista di Lutero e del suo insegnamento. I nazisti hanno potuto prendere alla lettera le sue parole per combattere il giudaismo e sterminare gli ebrei. Hitler prese il potere nel 1933, e nel novembre dello stesso anno si festeggiò il 450mo anniversario della nascita di Lutero. La parola d&#8217;ordine ufficiale che venne proclamata in quell&#8217;occasione era: «Con Lutero e Hitler per la fede e per il popolo».<br />
Il Dott. Walter Grundmann, teologo evangelico, ha allora spiegato così il significato di questa frase: «Ecco cosa vogliono i credenti tedeschi: basare la rivoluzione di Adolf Hitler sulla riforma di Martin Lutero». Nel 1946 si è commemorato il 400mo anniversario per la morte di Lutero ma l&#8217;euforia era decisamente diminuita.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Oggi Lutero viene visto sotto una luce decisamente diversa e più critica, a causa della sua ostilità nei confronti del popolo ebraico. Julius Streicher, allora editore dello scritto polemico intitolato «L&#8217;assillante», fu uno dei condannati nel processo di Norimberga. Egli disse a sua discolpa: «Se Martin Lutero oggi fosse vivo, sarebbe qui, seduto al mio posto in qualità di colpevole». Nel suo cieco zelo per il Vangelo, Lutero non ha riconosciuto che gli ebrei stavano camminando su un cammino per il quale nemmeno lui poteva avere alcuna influenza. Egli non ha riconosciuto che Beniamino non era ancora arrivato! La totalità dei pagani non era ancora giunta! O almeno non ancora al punto che Gesù potesse mostrare il Suo volto al suo popolo!<br />
Il Vangelo è il messaggio centrale della Bibbia. Se non si comprende alla luce della Bibbia la relazione tra gli ebrei e i credenti sparsi nelle nazioni, ci addentriamo in una predicazione sbagliata del Vangelo. E rendiamo impuro ciò che è puro !<br />
Giacobbe e i suoi figli illustrano la predicazione di Paolo sull&#8217;ulivo contenuta in Romani 11.<br />
O inversamente: Paolo non ha fatto altro che spiegare nella sua predicazione sull&#8217;ulivo ciò che simboleggiano Giacobbe e la sua famiglia. Tuttavia la prima citazione dell&#8217;ulivo risale a ben prima: <em>«Aspettò altri sette giorni, poi mandò di nuovo la colomba fuori dell&#8217;arca. E la colomba tornò da lui verso sera; ed ecco, aveva nel becco una»</em> (Genesi 8:10-11). Gesù stesso ha dichiarato: <em>«Infatti, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me»</em> (Giovanni 5:46).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">La colomba è un simbolo dell&#8217;azione dello Spirito, e la foglia dell&#8217;ulivo un simbolo del frutto dello Spirito. Questi due simboli riassumono insieme tutto il Vangelo.<em>«Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco»</em> (Romani 1:16). Paolo spiega questo passo dell&#8217;ulivo domestico e dell&#8217;ulivo selvatico.<br />
E Mosè ci trasmette lo stesso messaggio parlandoci di Giacobbe, Rachele e dei loro figli. Rachele è una figura della madre dei credenti nati per lo Spirito. Lei era sterile e non poteva avere dei bambini. E&#8217; Dio stesso che la rese feconda. E&#8217; solo dopo, che Rachele ha ricevuto i suoi due figli Giuseppe e Beniamino. La nascita di Beniamino fu dolorosa. Rachele ne è morta e Giacobbe ha perduto la sua amata.<br />
Ma Beniamino ha vissuto, lui che fu «aggiunto», ed è un simbolo di coloro che sono nati per lo Spirito. Comprendete il messaggio che Dio vuole trasmetterci?<br />
Giacobbe ha compreso il messaggio nel momento in cui gli è stato tolto l&#8217;amore della sua vita. Il primo uomo, nato secondo la carne, deve morire per fare posto all&#8217;uomo nuovo, nato secondo lo Spirito, per poter essere «aggiunto» all&#8217;elezione e avere parte nella redenzione.<br />
La teologia cristiana si è globalmente allontanata da questa «aggiunta» e ha rimpiazzato Israele con la chiesa. La teologia cristiana, diseredando Israele, ha rimpiazzato la maternità biblica con la fecondità di una meretrice. In altre parole: ciò che era puro è stato reso impuro.<br />
E&#8217; per noi che Israele è stato reso cieco, affinché tutti noi pagani potessimo ricevere il messaggio della salvezza. Si tratta di un chiaro avvertimento: se noi rifiutiamo Gesù, siamo ciechi. Abbiamo occhi ma non vediamo, orecchie che non sentono. Senza Gesù siamo perduti per l&#8217;eternità, fratelli!<br />
Tuttavia la cecità di Israele è solo parziale (Romani 11:25). Da sempre ci sono stati degli ebrei che hanno creduto in Gesù Cristo. Ma un vero movimento di ebrei messianici non esiste che dalla seconda metà del 20mo secolo. E&#8217; soprattutto negli Stati Uniti, in Israele, in Ucraina e in Russia che cresce il numero dei credenti di stirpe ebraica che riconoscono Gesù come loro Messia. I giudeo-cristiani vivono in un certo senso in una «terra di nessuno» tra il popolo ebraico e le Chiese cristiane: da un lato gli ebrei religiosi considerano gli ebrei messianici come dei veri e propri traditori. Dall&#8217;altro lato le Chiese cristiane si tengono alla larga da tali movimenti e addirittura si stupiscono che gli ebrei messianici non diventino dei «cristiani normali».<br />
Al congresso della chiesa protestante tedesca nel 2003 per esempio gli ebrei messianici non hanno nemmeno potuto partecipare&#8230;</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
<strong>Gelosia degli ebrei.</strong> Le prime chiese cristiane erano formate unicamente da ebrei. Visti sotto questo punto di vista gli ebrei messianici sono i veri antenati e precursori della chiesa primitiva.<br />
Malgrado ciò attualmente sono davvero poco considerati. Facciamo dunque nostri gli obiettivi citati da Paolo in Romani 11 affinché molti ebrei siano «aggiunti» alla Chiesa di Gesù Cristo! Il primo di questi obiettivi è di lasciarci trasformare dal Vangelo in modo che gli ebrei possano notarlo.<br />
Dobbiamo risvegliare in loro il desiderio di avere una relazione personale col Dio di Giacobbe. Dobbiamo <em>«suscitare una sorta di gelosia in loro»</em>, affinché essi siano spinti a sperimentare essi stessi ciò che è stato dato ai pagani. E&#8217; questo il messaggio di Paolo.<br />
Come possiamo noi fare questa cosa? (Romani 11:14). Vi raccontiamo una storia accaduta in Romania all&#8217;inizio del 20mo secolo, affinché vi possa portare a riflettere:<br />
Un giovane uomo di origine ebraica, nato e cresciuto in povertà, incredulo, era filosoficamente attirato da Voltaire e conduceva una vita dissoluta.<br />
All&#8217;età di 27 anni si ammalò di tubercolosi, che a quell&#8217;epoca era una malattia incurabile. Per un certo tempo, fu vicino alla morte. Ma dopo diversi mesi, iniziò a migliorare e fu trasferito in un paesino della Transilvania per la riabilitazione.<br />
Un anziano carpentiere che credeva in Gesù Cristo ed era pieno di affetto per Israele, abitava in questo paesino.<br />
Ogni giorno egli faceva questa preghiera: «Signore, non lasciarmi morire prima di aver aiutato un ebreo a credere in tuo Figlio Gesù! Ma sono vecchio e malato. E qui non c&#8217;è nessun ebreo. Porta un ebreo qui, e io farò del mio meglio per aiutarlo a conoscerti». Il vecchio carpentiere e il giovane uomo di origine ebraica si conobbero e fecero amicizia. Senza dire molte parole, il carpentiere regalò una Bibbia al giovane.<br />
E non disse molto altro, ma continuò a pregare. In poco tempo il giovane ebreo guarì. Più tardi dichiarò che in passato aveva già letto alcune parti della Bibbia ma che non ne era mai stato toccato veramente. Ma la Bibbia che il carpentiere gli aveva regalato era qualcosa di molto diverso: non era scritta con delle lettere, ma con le fiamme del fuoco dell&#8217;amore cristiano! Solo alcuni anni dopo egli capì che il segreto erano le preghiere di quell&#8217;uomo e di sua moglie.<br />
Il giovane si convertì e testimoniò del suo incontro con Cristo. Il contatto ci fu perché il carpentiere aveva bene in mente quale fosse il suo compito ed era pronto ad agire al momento opportuno. Il suo nome era Christian Wòlfkes.<br />
E sapete chi era invece il giovane ebreo? Si trattava di Richard Wurm-brand, colui che qualche anno dopo sarebbe diventato il fondatore e direttore di una grande missione!<br />
E&#8217; diventato una fonte di benedizione per tanti fratelli e sorelle perseguitati, ebrei e non soprattutto in Romania. E tutto è partito da un cristiano che aveva a cuore Israele&#8230;<br />
Pensiamo a Noè che ha lasciato volare la colomba dandole la libertà. Essa ritornò con un ramo d&#8217;olivo. Lasciate che lo Spirito Santo vi doni la libertà di agire, e che si possa produrre il frutto dello Spirito! Allora comprenderete quale immensa ricchezza si nasconde tra le righe della Parola di Dio!</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">di Walter Mosimann </span></div>
<div><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;"> </span></div>
<div style="text-align: right;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: xx-small;">tratto da<em> &#8220;Notizie da Israele&#8221;</em> n°5 -2006<br />
Supplemento al periodico  Chiamata di Mezzanotte</span><br />
</span></div>
<p><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La cena del Signore e la Messa</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2006 06:22:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[santa cena]]></category>

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		<description><![CDATA[INTRODUZIONE 
 

 È con vivo piacere che diamo vita a questi due soggetti, per mostrarne il fondamento biblico. Intendiamo farlo per iniziare un vero cammino di fede, in ubbidienza al Signore, che con desiderio e amore lasciò la gloria, per venire a dare la Sua giovane vita in sacrificio per l’intera umanità. 
 La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"><strong>INTRODUZIONE</strong></span> </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></div>
<div style="text-align: justify;">
<div><span style="font-size: small;"><strong> È </strong>con vivo piacere che diamo vita a questi due soggetti, per mostrarne il fondamento biblico. Intendiamo farlo per iniziare un vero cammino di fede, in ubbidienza al Signore, che con desiderio e amore lasciò la gloria, per venire a dare la Sua giovane vita in sacrificio per l’intera umanità. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><strong> La </strong><em>“Cena del Signore”</em>,<em> </em>è il nome dato dall’apostolo Paolo alla commemorazione istituita dal Signore, la sera prima della crocifissione (1Corinzi 11:20). È il ricordo dell’opera compiuta da Gesù sulla croce. Si precisa che nella Bibbia non vi è nessun rito o ordinamento che possa conferire una grazia particolare. Come per il battesimo, vi sono solo dei simboli visibili di realtà interiori, invisibili e spirituali.<br />
</span></div>
</div>
<div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> <strong>La</strong> <em>“Messa”</em>,<em> </em>è il rito fondamentale della liturgia cattolica che rinnova il sacrificio di Cristo sulla croce. È la trasformazione “miracolosa” del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Gesù Cristo, che prende il nome difficile e complicato di “transustanziazione”. Entriamo subito nel vivo di questo argomento, raccontando il dialogo che H. V.  ebbe un giorno con un prete.</span></div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
</div>
</div>
</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"><strong>LA TRANSUSTANZIAZIONE</strong><strong> </strong> </span> <span style="color: #ff0000;"> </span> </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Un</strong> pomeriggio di qualche anno fa entrai nella cattedrale cattolica romana di Westminster a Londra; era in fase di restauro. Da qualche tempo ero tormentato da un grave dubbio: mi era sorto un sospetto sul significato genuino e intimo della messa e sull’importanza che essa ha nel culto cattolico romano. Desideravo un maggiore approfondimento sulla dottrina della transustanziazione, ossia la trasformazione “miracolosa” del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Gesù Cristo.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> Quel </strong>pomeriggio, trovandomi nella cattedrale, osservai un sacerdote che pareva essere del luogo. Egli entrò nella chiesa da una porta laterale e con passo lesto si avviò lungo la navata verso il fondo dell&#8217;edificio. Intuii che forse era giunto per me il momento opportuno per interrogarlo; così lo seguii subito. Questi oltrepassò l’enorme blocco di granito, un monolito di circa venti tonnellate destinato per l’altare maggiore, già collocato al suo posto, ma non ancora consacrato a tale ufficio; salì alcuni gradini del palco retrostante, poi si voltò e rimase a guardare la vasta navata che si stendeva davanti a lui e che senza dubbio, con la sua immaginazione vedeva riempita, in un futuro non lontano, di popolo e di sacerdoti che con gran pompa rendevano omaggio all’Eucaristia. Mi diressi in fretta verso di lui e in breve mi trovai al suo fianco. La prima osservazione che gli feci, fu in relazione all&#8217;immenso edificio che era stato costruito, cosa che egli accolse con manifesta soddisfazione. “E quello” chiesi indicando il colossale blocco di granito che ci stava davanti, “è o sarà l&#8217;altare maggiore sul quale saranno dette le messe?” &#8211; “Sì, è l’altare maggiore” rispose. Allora aggiunsi: “Mi permette di farle una o due domande?” Egli acconsentì. Così dissi: “Credo che la vostra chiesa insegni che dopo le parole di consacrazione pronunciate dal sacerdote, la materia di cui è composta l’ostia subisce una totale trasformazione e diventa in realtà il corpo ed il sangue del nostro Signore Gesù Cristo. Ha luogo un miracolo invisibile, così che sotto le forme esteriori del pane e del vino, Cristo stesso è presente sui vostri altari, non è vero?” &#8211; “Proprio così”, rispose. “Credete realmente e sinceramente” continuai, “che lo stesso Cristo che visse sulla terra 2000 anni fa e morì sulla croce del Calvario, è presente in persona sull’altare, dopo che l’ostia ha subito il processo di consacrazione, per mezzo di un sacerdote? Inoltre che il sacerdote tiene veramente nelle mani Cristo stesso?” &#8211; “Sì”,  rispose il prete, mentre appoggiava una mano sulla mia spalla. “Noi «Lo» tocchiamo così come ora io tocco voi”. &#8211; “Volete dire” soggiunsi, “che Cristo è presente sotto la forma dell’ostia, così come in realtà il mio braccio è sotto la manica del mio cappotto?” &#8211; “Sì”, rispose. “Ebbene” dissi, “non credo questo, ma supponiamo per un momento che sia come voi affermate e che il dogma della transustanziazione sia vero, la domanda che desideravo porvi era questa: quando avete il Signore Gesù Cristo sui vostri altari, e di fatto nelle vostre mani, cosa ne fate di Lui? <strong><em>Dichiarate di farlo morire?</em></strong>” &#8211; “Sì”, fu la sua risposta. “Dichiarate d’ucciderlo, d’immolarlo, di far morire Gesù Cristo sui vostri altari?” &#8211; Confesso che un brivido mi assalì, mentre facevo questa domanda e mi preparavo ad ascoltare la risposta. Ebbi l’impressione di avergli tolto ogni difesa, o piuttosto direi che Roma non ha difesa su questo punto vitale del suo sistema, altrimenti lui avrebbe potuto evadere alla mia domanda. Avevo scosso i suoi sentimenti. La colossale cattedrale cattolica nella quale ci trovavamo, con le solenni cerimonie del suo culto, non era forse stata fatta per il dogma della messa? La stessa parola ostia, dal latino <em>hostia</em>, non significa sacrificio, vittima che è stata immolata? La parola “altare” è connessa con l’atto del sacrificio; e quale altra vittima è offerta sugli altari cattolici, secondo il dogma di Roma, <strong>se non Cristo? </strong>E non parla anche l’apostolo Paolo di coloro che <em>“crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono a infamia?” </em>Lo stesso apostolo dice che essi fanno questo <strong>per conto loro</strong> (Ebrei 6:6). Essi parlano di “adorabile sacramento dei nostri altari”. Proclamano al mondo (per citare le loro parole): “La nostra ferma fede nel mistero centrale della nostra religione, il fatto che il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, <strong>offre sempre sé stesso </strong>(ossia è offerto dai nostri sacerdoti), come sacrificio sull’altare delle nostre chiese e dimora incessantemente nei nostri tabernacoli”. Colui che morì <strong>una volta per sempre </strong>per i peccati di tutto il mondo (Ebrei 10:10-12), è messo a morte ogni giorno, come sostiene il dogma della transustanziazione, nell’interesse di una setta, e per il solo beneficio dei suoi aderenti, beneficio dal quale sono esclusi tutti gli acattolici (cioè i sei settimi della razza umana), da come essi insegnano. Buon per noi che San Pietro, colui che aprì il Regno dei cieli a tutti gli uomini, e San Paolo, la cui missione era per “ogni creatura sotto il cielo” (Colossesi 1:23), non predicarono mai un Evangelo così anticattolico, settario ed esclusivo. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> Il </strong>sacerdote entrò in conversazione sotto l’impressione evidentemente che il mio scopo fosse di discutere la questione della transustanziazione, perciò ritornò sull’argomento. “Noi crediamo” proseguì, “che il sacrificio della messa è proprio lo stesso sacrificio che fu offerto sul Calvario; quello”, indicando il grande blocco di pietra grigia fredda, “è il nostro calvario”. “E voi” dissi io, “insieme a tutti i sacerdoti della vostra chiesa, fate morire Cristo là sopra?” &#8211; “Sì”, disse lui, ma questa volta vi era un po’ di esitazione nella sua risposta. Avevo capito che la dottrina della messa conducesse a questa conclusione, ma sinceramente non ero preparato a sentirla affermare così apertamente come aveva fatto lui. Replicando gli dissi: “Ricordate chi furono quelli che crocifissero Cristo?” &#8211; “I Giudei”, rispose. “E anche i Romani” aggiunsi. “Allora i sacerdoti della vostra chiesa, che ripetono nella messa lo stesso sacrificio del calvario, sono i successori degli Ebrei e dei Romani”. A questo punto sembrò perdere la sua sicurezza e iniziò ad imbrogliarsi. “Oh”, disse lui, “i Giudei erano gli strumenti!” &#8211; “E voi” aggiunsi io, “voi chi siete?” &#8211; “Oh, ma noi non lo facciamo morire in realtà, non abbiamo il Suo corpo glorificato; quello è in cielo. Facciamo questo fin dove possiamo”. “Voi fate fin dove potete, ma fareste di più se potreste farlo?” replicai. “È una figura”, disse lui. “Ma allora, se è una figura non è una realtà; perché non dite questo ai fedeli dicendo loro: “Buona gente, questa cerimonia della messa è il nostro modo di rappresentare la morte di Gesù sulla croce?”. “No, no” esclamò lui, “è una realtà, noi crediamo che per la transustanziazione Cristo è veramente sull’altare sotto la forma esteriore e visibile, o come diciamo noi, in propria persona”.                   <strong> </strong></span><span style="font-size: small;"><br />
<strong> </strong></span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> Allora </strong>gli dissi: “Se il miracolo della transustanziazione abbia luogo o no, non è questo ora il mio punto; so che il vostro dogma asserisce che Cristo, secondo il catechismo del Concilio di Trento è realmente là, in carne, ossa, nervi e divinità, sotto forma di pane e vino, elementi da cui sono scomparse le peculiari proprietà. Ripeto ancora una volta il mio quesito: quando avete Cristo sul vostro calvario, cosa ne fate di Lui? Che cosa diviene? Lo fate morire di nuovo?” &#8211; “Sì”, rispose. “Allora, io affermo che secondo le vostre parole, i vostri sacerdoti provano di essere i successori non degli apostoli, come loro pretendono, ma i successori e i rappresentanti dei Giudei e dei Romani”. &#8211; “Ma no”, ribatté il prete, “è una figura!” &#8211; “Perdonatemi”, replicai “se dico che siete un po’ confuso su questo soggetto, una cosa non può essere nello stesso tempo una pura figura di una realtà e la realtà stessa. O si tratta del vero sacrificio di Cristo che voi immolate sui vostri altari, o non vi è sacrificio affatto. Se dichiarate di far morire Gesù nel sacrificio della messa, voi lo crocifiggete di nuovo e vi ritenete allora successori di coloro che San Pietro stesso accusava di essere gli <em>“uccisori del Principe della vita” </em>(Atti 3:15) e che Santo Stefano stigmatizzò come i <em>“Suoi traditori ed uccisori”</em>. “Ma” continuai <em>“<strong>essendo Cristo risuscitato dai morti, la morte non ha più potere su di Lui </strong></em>(Romani 6:9); perciò il vostro dogma sulla ripetizione del sacrificio di Cristo nella messa <strong>è falso</strong>”. Il<strong> </strong>sacerdote frattanto sembrava molto a disagio e quando pronunciai le parole: “La vostra posizione non può reggere, deve cadere, e Roma con essa”, lui mi lasciò bruscamente e scomparve da una porta dietro la tribuna. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><br />
Dopo</strong> questa conversazione avvenuta nella cattedrale cattolica romana di Londra, mi trovai un giorno in Vaticano, in una delle sale conosciute sotto il nome di “Stanze” e osservavo un dipinto che si dice sia uno degli affreschi più perfetti di Raffaello. Il soggetto è “La messa di Bolsena”. L’oggetto principale del quadro è un’ostia consacrata dalla quale sprizza sangue. Da un lato si vede il sacerdote che l’aveva consacrata, il quale non credeva alla miracolosa trasformazione che rendeva l&#8217;ostia non più pane ma Cristo Gesù in persona. Il miracolo, così dice la tradizione, doveva convincerlo del fatto. Nell’altro lato del quadro c’è il papa Giulio II, inginocchiato in adorazione e in atteggiamento di calma compostezza. Completano il quadro le figure del cardinale Raffaello Riario, donne e fanciulli. Il depliant che avevo in mano raccontava così questa storia: “Il miracolo di Bolsena, soggetto di un celebre affresco di Raffaello in Vaticano, avvenne nel 1263. Un sacerdote boemo era piuttosto scettico circa la dottrina della transustanziazione, ma si convinse della sua verità in seguito all&#8217;apparizione miracolosa di gocce di sangue sull&#8217;ostia che lui stesso aveva appena consacrata”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><br />
In </strong>memoria di questo miracolo, il papa Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini, Corpus Christi (corpo di Cristo), che ebbe perciò origine direttamente da questo miracolo. La manifestazione principale della festa, che fu istituita per rendere popolare il miracolo, è “la processione dell&#8217;Eucaristia”, ossia la processione della <strong>vittima</strong> dei sacerdoti. Nel 1215 Roma decretò ufficialmente il dogma della transustanziazione e cinquanta anni più tardi, mentre questo dogma passava al di sopra del buon senso e dell’intelligenza, ebbe luogo il miracolo che doveva dare al dogma la sua sanzione e la sua consacrazione soprannaturale. Un’ostia composta di acqua e farina, cotta in forno, diventa per consacrazione sacerdotale un Cristo sanguinante, un sacrificio propiziatorio offerto a Dio per i vivi e per i morti.           In un paese della Calabria ogni anno si fa una processione per la padella “santa”. Nella “chiesa” dove vi è l’altare della padella, vi sono degli affreschi che ne raccontano la storia. Un giorno dei ladri rubarono l’ostensorio e nella fuga cadde un’ostia. Una povera donna la trovò e la portò a casa per mangiarla: la mise in padella per friggerla, ma all&#8217;improvviso del sangue venne fuori dall’ostia che riempì la padella, la cucina e tutta la stanza. Cose del genere si raccontano come le favole, eppure molte persone si affidano ogni anno alla padella “santa” che fa miracoli. </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> La </strong>messa di Bolsena, l’affresco del Vaticano, la padella “santa”, l’affermazione del sacerdote a Westminster, sono quattro testimonianze che si accordano in una sola: in ogni messa cattolica, Cristo è dichiaratamente messo a morte.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"><strong>L’ALTARE DELLA MORTE</strong></span> </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> Sotto </strong>questo aspetto è espressa l&#8217;antitesi diretta della Cena del Signore, che è la Festa del <strong>Vivente</strong>, mentre invece la messa è il sacrificio di un morto. L’altare cattolico è una tomba, non metaforica ma nella realtà. Nessun altare può essere usato per la consacrazione della messa se non vi è stato celebrato un servizio funebre, con tutti i riti della morte, e se non vi sia stata scavata una piccola tomba e non vi siano state depositate le ossa di qualche santo. Ritornando nella cattedrale di Westminster in un altro momento, trovai un operaio che stava scolpendo una tomba sulla superficie del blocco di pietra che doveva servire per l’altare, presso il quale ebbe luogo la conversazione che ho raccontata. <strong>L’altare diviene la sede e il trono della morte</strong>. La tavola della Cena del Signore invece è per il vivente, mentre un altare cattolico è per il morto. Ponendo l&#8217;accento sull’altare cattolico, è possibile fare riferimento a due tipi di altari nel mondo: il giudaico, che era <strong>quadrato</strong> (vedi Esodo 27:1; 30:2; 37:25; 38:1) e simboleggiava la perfetta umanità, mentre l’altro è l&#8217;altare dalla forma <strong>oblunga</strong> (rettangolare), successore dell’altare pagano, che racchiude o copre una spoglia corporea. I fiori, le candele, che decorano un altare cattolico, il “corporale” che copre il calice, sono tutte cose attinenti alla morte. </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><br />
Ma </strong>qual è allora veramente la morte che ha luogo nella messa cattolica? Rispondiamo subito che non è la morte di Cristo, non è la ripetizione del sacrificio che fu una volta per sempre offerto sul Calvario, come insegna il suo dogma, e come asseriscono i suoi sacerdoti. Cristo vive in eterno, Lui ha vinto la morte ed ha messo in luce la vita e l’immortalità per mezzo dell’Evangelo<em>. “Io sono il primo e l’ultimo, e il Vivente. <strong>Ero morto</strong>, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli”</em> (Apocalisse 1:17-18). Cosa è che viene immolato sull&#8217;altare cattolico? Vi muore <strong>l’intelletto umano</strong>, ossia il buon senso e il discernimento dato da Dio. Credere nella messa, è lo stesso che smentire l’evidenza del buon senso e colpire fatalmente i principi più elementari della ragione. La chiesa di Roma amministra tre poteri tremendi della morte: la mariolatria, il confessionale, e la messa. La mariolatria è la morte degli <strong>affetti</strong>, il confessionale è la morte della <strong>coscienza</strong>, la messa è la morte della <strong>comprensione</strong>. Già prima della riforma furono mossi degli attacchi contro la messa, più tardi contro la confessione e quindi contro la mariolatria. Alcuni riformatori videro la natura insidiosa del dogma della transustanziazione e la combatterono. <strong>Tu cosa farai? </strong></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> <span style="color: #ff0000;"><strong>LA SCELTA</strong><strong> </strong> </span> <span style="color: #ff0000;"> </span> </strong> </span><span style="font-size: small;">A tal proposito vorrei inserire un commento particolare di <em>C. S. Davie</em>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Caro</strong> amico, tu hai compreso senza dubbio, quanto siano profonde le tenebre che ti circondano e quanto sia grave l’errore di coloro che affermano di seguire gli insegnamenti di Cristo e non lo fanno. Forse tu conoscevi poco o nulla di quanto leggi in questo libretto; spero che i tuoi occhi si aprano e tu possa conoscere la VERITÁ, la quale, secondo la Bibbia è: “Che Cristo è morto UNA VOLTA per sempre, ed ORA VIVE in cielo per non morire più”. Ecco quello che Dio dice nella Sua Santa Parola: <em>“Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato OFFERTO UNA VOLTA SOLA per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza… In virtù di questa volontà noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo FATTA UNA VOLTA&#8230; </em>dopo aver offerto UN <em>UNICO SACRIFICIO PER I PECCATI, E PER SEMPRE</em>, si è seduto alla destra di Dio&#8221; (Ebrei 9:27-28; 10:10,12). L&#8217;ERRORE del dogma cattolico romano sta nel far morire ogni giorno sugli altari delle proprie chiese, Gesù Cristo; quale cosa terribile! Per liberarti dal giudizio che sopra di essa incombe, Dio dice: <em>“Uscite da essa </em>(Babilonia)<em>, o popolo mio, affinché non siate complici dei suoi peccati e non siate coinvolti nei suoi castighi” </em>(Apocalisse 18:4). Ed in Deuteronomio 30:15,19 sta scritto: <em>“&#8230;vedi, Io metto oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male… Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione;</em><strong><em>scegli dunque la vita, affinché tu viva</em></strong><em>”.</em> </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> <strong>Cristo</strong> è MORTO UNA VOLTA e quell’unico sacrificio è pienamente sufficiente per salvarti per l’eternità. Il Suo sangue, SPARSO UNA VOLTA PER SEMPRE, cancella, se tu credi, tutti i tuoi peccati. CRISTO VIVE PER SEMPRE ALLA DESTRA DI DIO, come dichiara l’apostolo Paolo in Romani 6:9 <em>“Sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, NON MUORE PIÚ; </em><em>LA MORTE NON</em><em> HA PIÚ POTERE SU DI LUI”</em>. Ed ancora in Ebrei 7:24-25 leggiamo: <em>“Egli </em>(Cristo Gesù)<em>, poiché rimane in eterno&#8230; può salvare perfettamente quelli che per mezzo di Lui si avvicinano a Dio, dal momento che VIVE SEMPRE per intercedere per loro”</em>. Abbandona dunque i dogmi umani che ti portano all’eterna condanna; ed attieniti alla Parola di Dio che sola può rigenerarti e darti la vita eterna. <em>“<strong>Credi nel Signore Gesù; e sarai salvato tu e la tua famiglia</strong>” </em>(Atti 16:31). </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #ff0000;">LA CENA  DEL SIGNORE</span></strong> <strong> </strong> </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> <strong>Dopo</strong> questo accorato avvertimento di <em>C. S. Davie </em>per fare la scelta giusta che porta alla salvezza e alla certezza della vita eterna, vorrei concludere questo argomento importante con alcune considerazioni sulla <em>“<strong>Cena del Signore</strong>”</em>. </span><span style="font-size: small;"> <strong>Quando</strong> Gesù istituì la celebrazione della “Cena” con il pane e il vino, ossia, il modo per ricordare il sacrificio che compì in croce per noi e al nostro posto, dopo aver detto la benedizione, rompendo il pane, disse ai suoi discepoli: <em>“Prendete, mangiate, questo è il mio corpo”. Poi preso un calice rese grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati” </em>(Matteo 26:26-28). I discepoli ne presero tutti senza sollevare obiezioni, poiché la questione apparentemente cannibalistica come potrebbe apparire in un primo momento, per le strane parole pronunziate da Gesù, era stata chiarita precedentemente. Infatti, ancora prima di questo momento Gesù aveva detto: <em>“Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo… se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il Suo sangue, non avete vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell&#8217;ultimo giorno”</em>. All’udire queste parole, l’uditorio giustamente esclamò: <em>&#8220;Come può costui darci da mangiare la sua carne?” </em>Perciò molti classificando questo suo dire come un parlare duro, si tirarono indietro e non andarono più con Lui. Ma Gesù rassicurò i dodici (gli unici che rimasero, perché solo in Gesù trovavano parole di vita eterna), con parole che anche un bambino può capire: <em>“<strong>È lo Spirito che vivifica, la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi  ho dette sono <span style="text-decoration: underline;">spirito</span> e <span style="text-decoration: underline;">vita</span></strong>”</em> (Giovanni 6:48-69). Gesù in questo caso parlava <strong><span style="text-decoration: underline;">spiritualmente</span></strong>, ma in un modo figurato. Quindi per avere la vita eterna bisogna riceverLo, accettarLo nel cuore spiritualmente. È perciò sicuro che non intendeva formare una tribù di cannibali. Spesse volte il dire spirituale del Signor Gesù fu frainteso nel senso materiale, non solo da gente semplice ma anche da gente colta come Nicodemo, un dottore spirituale di quel tempo, che quando Gesù gli disse che aveva bisogno di <strong>una nuova nascita spirituale</strong>, come tutti gli uomini, egli intese che doveva ricominciare tutto rinascendo nel seno di sua madre (Giovanni 3:1-13; 2:19-22; 8:52-59; Luca 22:36-38). Certamente quando Gesù dice <em>“<strong>Io sono la porta</strong>” </em>o <em>“<strong>Io sono l’Alfa e l’Omega</strong>”</em> (Giovanni 10:9; Apocalisse 1:8) o altro, non intende dire che Egli è una porta o delle lettere dell’alfabeto greco. L’uomo spirituale intende queste cose solo spiritualmente, invece l’uomo naturale non essendo guidato dallo Spirito di Dio, rimane confuso, poiché le interpreta in un modo materiale (1Corinzi 2:14). Mangiare la  Sua carne e bere il Suo sangue significa quindi nutrirsi per <strong><em><span style="text-decoration: underline;">fede</span></em></strong> della Sua <strong>persona</strong>, che è l’equivalente di credere. Riguardo al vino Gesù disse: <em>“<strong>Bevetene tutti</strong>”</em>. Non si capisce come mai da sempre solo il prete beve il vino e ai fedeli si dà solo l’ostia, storpiando deliberatamente questo semplice comando di Gesù, anche se nel tempo recente, in certi casi intingono l’ostia nel vino e poi la danno ai fedeli. Gesù compì questo atto solo nei riguardi di Giuda, prima che lo tradisse<em>: “E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda figlio di Simone Iscariota. Allora dopo il boccone, Satana entrò in lui” </em>(Giovanni 13:26-27). Per quanto riguarda le folle, diverse volte Gesù ebbe a dire: <em>“Chi ha orecchi per udire oda” </em>(Matteo 13:9). Ma Gesù avvisa sempre i suoi accoratamente: <em>“Guardate che nessuno vi seduca </em>(cioè, confonda la mente, facendo credere ciò che è falso). <em>Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: «Io sono il Cristo». E ne sedurranno molti” </em>(Matteo 24:5). A questo proposito bisogna aprire una parentesi. Gesù mentre era in preghiera con il Padre, usò un&#8217;espressione piena di riverenza che si trova una volta sola in tutte le Sante Scritture. Egli disse: <em>“<strong>Padre Santo</strong>” </em>(Giovanni 17:11). Eppure un uomo divenendo papa, si fa chiamare “Santo Padre”, un titolo che appartiene solo a Dio. Si dice che siede come Cristo nel Vaticano, e che quando parla dal trono papale, parla lo Spirito Santo. In essenza gli vengono attribuiti tutti i titoli della trinità. Papa Bonifacio VIII disse: “Il pontefice romano giudica tutti gli uomini, ma non è giudicato da nessuno. Noi dichiariamo, asseriamo, definiamo e pronunciamo: che l’essere soggetto al pontefice romano è, per ogni creatura umana, necessario per la salvezza… quello che fu detto di Cristo: <em>“Tu hai sottoposto ogni cosa sotto i suoi piedi” </em>(Ebrei 2:8), può benissimo riferirsi a me, io ho l’autorità del Re dei re. Io sono tutto ed al di sopra di tutti, così che Dio stesso ed io, il vicario di Dio, abbiamo un unico concistoro, ed io ho l’abilità di fare tutto quello che Dio fa. Cosa potete, quindi, farne di me, se non Dio?” Anche Papa Leone XIII dichiarò di occupare in terra il posto del Dio Onnipotente. All’attentato di Giovanni Paolo II, fu scritto: <em>“È come sparare a Dio”. </em>Non è questo qualcosa che sa di presunzione? Un giorno l&#8217;anticristo alla sua venuta, farà lo stesso, quando si siederà nel tempio di Dio, mostrando sé stesso e proclamandosi Dio (2Tessalonicesi 2:3-4). Da secoli, si è avuta una successione di papi, i quali hanno dichiarato di venire nel nome ed al posto di Gesù, seducendo molti. Anche un semplice sacerdote è definito “Alter Christus”, cioè, “un altro Cristo”, un piccolo papa, nonostante Gesù avesse detto: <em>“<strong>Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli</strong>” </em>(Matteo 23:9). Certamente ognuno di noi ha il proprio padre naturale, vi sono poi i padri che hanno contribuito all’istituzione o alla formazione di qualcosa come Abraamo, chiamato il padre della fede (Romani 4:12), o Lavoisier, il padre della chimica moderna, ma spiritualmente possiamo avere un solo Padre, cioè Dio, poiché è l’unico che può <strong>generare</strong> spiritualmente (Giacomo 1:17-18). Per quale motivo bisogna chiamare “padre” degli uomini che non hanno figli? E perché chiamare questi religiosi “sua eccellenza, eminenza o sua santità”, e chinandosi baciare il loro anello? Non ha forse detto Gesù: <em>“Ma voi non vi fate chiamare «Rabbi», perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli” </em>(Matteo 23:8)? </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> <strong>Tornando</strong> alla nostra questione, secondo la dottrina romana, al sacerdote vengono attribuiti dei poteri impressionanti: far scendere Gesù Cristo dal cielo; al suo comando, benché Creatore del cielo e della terra, deve essere di nuovo ucciso e dato in pasto a chiunque il sacerdote offre l’ostia; quando il sacerdote ripone l’Eucarestia (Gesù Cristo stesso) nell’ostensorio, i fedeli si inginocchiano al loro Gesù per adorarlo e baciarlo, per poi ben richiuderlo nel tabernacolo. Negare questa dottrina significa essere maledetti e condannati come eretici. Perché si continua a ripetere il sacrificio della messa? Gesù non stava certo mentendo, quando disse: <em>“<strong>È compiuto!</strong>”</em> </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> <strong>La</strong> Bibbia riguardo a Gesù e al Suo sacrificio sul calvario dice: <em>“Infatti, Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da <strong>mano d’uomo</strong>… </em>(tipo ostensorio, tabernacolo ecc…) <em>ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi; non per offrire sé stesso <strong>più</strong> volte… In questo caso Egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo… ma ora, dopo aver offerto un <strong>unicosempre</strong> sacrificio per i peccati, e per , si è seduto alla destra di Dio… In virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo <strong>fatta una volta per sempre</strong>… Infatti, con un’unica offerta Egli ha </em>(anche) <em>reso perfetti per sempre quelli che sono santificati” </em>(Ebrei 9 e 10). La lettera agli Ebrei per dieci volte afferma che il sacrificio espiatorio della croce è unico e non va ripetuto, di conseguenza nessuno dei santi resi perfetti da Gesù, potrà <strong>mai più perdersi</strong> (Romani 6:10-11). </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> <strong>In</strong> definitiva il pane e il vino, senza complicazioni religiose, indicano semplicemente un rinnovo nella memoria, per come Gesù stesso ha enfatizzato: <em>“<strong>&#8230;fate questo in memoria di me</strong>”</em> (Luca 22:19). È vero, sono due semplici elementi nutritivi eppure nessun altro simbolo potrebbe parlare con più forza e rappresentare più vivamente l&#8217;immane sacrificio di Gesù Cristo: il corpo spezzato e il sangue sparso per i nostri peccati. </span><span style="font-size: small;"> <strong>Prendendo</strong> questi simboli si ricorda il prezzo che Gesù pagò per i nostri peccati soffrendo sulla croce, e avvicinandoci alla Tavola del Signore come <em>“peccatori perdonati”</em>,<em> </em>adorandoLo con gratitudine, diciamo con il cuore e con sospiri ineffabili per lo Spirito Santo: <em>“<strong>Grazie Gesù che ci hai salvati!</strong>”</em>, niente di meno e niente di più. Tuttavia non ha senso prendere il pane ed il vino se non si è stati realmente perdonati e salvati dalla morte, dall’inferno, da una vita senza senso. </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> <strong>Quindi</strong> quando Gesù istituì la celebrazione (ricordanza con riconoscenza) della “<strong>Cena</strong>”, ossia prendere il pane e il vino in ricordo del Suo sacrificio, alla fine disse: <em>“Vi dico che da ora in poi non <strong>berrò</strong> più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò <strong>nuovo</strong> con voi nel regno del Padre mio” </em>(Matteo 26:29). A tale riguardo l’apostolo Paolo ancora dice: <em>“Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in<strong> memoria</strong> di <strong>me</strong>». Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in <strong>memoria</strong> di <strong>me</strong></em>. <em>Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, <strong>finché Egli venga</strong>»” </em>(1Corinzi11:23-26). Che meraviglia, con questi semplici simboli si annuncia al mondo l’amore grande e infinito di<strong> Dio</strong> che:</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"> <em>“ha tanto amato il mondo, </em> <em><br />
che ha dato </em>(a soffrire sulla croce) <em> </em><br />
<em>il Suo unigenito Figlio </em>(Gesù)<em>,</em> <em> </em><br />
<em> </em></span></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"> <em>affinché chiunque crede in Lui</em> <em> </em><br />
</span></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"> <em>non perisca </em>(all&#8217;inferno)<em>, </em><br />
<em>ma abbia vita eterna </em>(in paradiso)<em>” </em><br />
</span> (Giovanni 3:16). </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> <strong>E</strong> si farà finché Egli verrà, e ci porterà con sé nel Suo regno meraviglioso, finalmente liberati dal fango terrestre, per gioire nel Suo regno eterno. Lì, nel regno del Padre, berremo di nuovo insieme il frutto della vigna come Egli ha promesso. Alla Sua tavola, alla Sua mensa, uniti per sempre, vi sarà una festa eterna, <strong>ci sarai tu? </strong>Te lo auguriamo, e che il Signore ti benedica.   <strong></p>
<p>Un’ultima </strong>breve considerazione sul passo biblico che segue, prima di concludere: <em>“Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire” </em>(Luca. 22:15). Gesù disse queste parole prima di istituire la “Cena”. Quella sera vi fu il passaggio dalla vecchia alla nuova Pasqua. La prima è una festa che ancora oggi ogni ebreo nel mondo celebra, per commemorare la liberazione dalla schiavitù d’Egitto fino all’entrata nella terra promessa, avvenuta per opera di Dio nel tempo di Mosè. Consiste nel mangiare un agnello che riporta alla mente il fatto che il suo sangue venne sparso sugli stipiti delle porte, preservando dalla morte tutti i primogeniti del popolo d’Israele, mentre in assenza di esso, quando passò l’angelo distruttore, tutti i primogeniti degli egiziani morirono (Esodo 12). Infatti <strong><em>“Pasqua” </em></strong>dall’ebraico <em>“pasach”</em>,<em> </em>significa <strong>passare</strong> <strong>oltre</strong>, nel senso di risparmiare, proteggere, salvare. Oggi Cristo è la nostra Pasqua, la nostra festa (1Corinzi 5:7-8); Egli è stato immolato sulla croce per liberare l’uomo dal peccato e dalla condanna eterna. Questa è una festa pasquale che ogni cristiano nel mondo celebra ogni volta che mangia il pane e beve il vino. È fatta con semplicità, come ha ordinato Gesù, con degli elementi che si possono trovare ovunque, senza bisogno di tante e complicate elaborazioni religiose. <strong>“Passaggio” </strong>quindi dalla vecchia alla nuova Pasqua, dal Vecchio al Nuovo Patto, dalla legge alla grazia, dalla morte alla vita e dalla terra al cielo. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;">
<div><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><strong> Era </strong>finito il tempo della legge in cui i peccati venivano perdonati tramite il sangue di un animale, sacrificato al posto del peccatore. In quel modo il peccato veniva solamente <strong>coperto</strong>, ma già il giorno dopo, <strong>altri</strong> animali puri, dovevano morire per dei peccati nuovi. Il sacrificio di Gesù invece è <strong>totale</strong>, <strong>completo</strong> ed <strong>eterno</strong>, <strong><em>un sacrificio che non ha bisogno di essere ripetuto</em></strong>. L’aspersione del sangue degli animali, il tabernacolo e tutti gli arredi del culto del vecchio patto che Dio stipulò con Mosè, erano solo dei simboli che raffiguravano le realtà celesti del nuovo patto (Ebrei 9). </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><strong> Nel</strong> vecchio patto venivano consacrati tantissimi sacerdoti, perché la morte impediva loro di durare, ma Gesù Cristo il gran Sommo Sacerdote delle anime nostre, garante di un patto migliore, poiché Egli rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. Perciò può salvare perfettamente tutti coloro che per mezzo di Lui si avvicinano a Dio (Ebrei 7:20-25). </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><strong> Un’ultima </strong>analisi sul brano citato di Luca 22:15: Gesù aveva il grande desiderio di mangiare la pasqua con 12 uomini, dei quali uno Lo tradì, un altro Lo rinnegò, mentre tutti gli altri andarono a nascondersi. Bisogna chiedersi: se Egli aveva questo gran desiderio con 12 uomini simili, quale desiderio avrà nel fare la stessa cosa con la Sua Sposa, la Sua Chiesa, che ha riscattata con il Suo sangue prezioso!? Che posizione privilegiata hanno tutti coloro che gli appartengono! </span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></div>
<div>
<div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Fai tu parte della Sposa, della Chiesa di Gesù?</strong></span></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"><strong><br />
</strong></span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><strong> Questo</strong> grande desiderio portò Gesù alle sofferenze della croce per amore nostro. Siamo realmente disposti a vivere e morire per Lui? Giovanni, l’apostolo dell’amore, nella sua prima lettera al capitolo 3 versetto 16 dice: <em>“Da questo abbiamo conosciuto <strong>l’amore</strong>: Egli ha dato </em><em>la Sua</em><em> vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli”</em>. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><strong> Un </strong>giorno ci sarà l’unione di tutti quelli che hanno amato Gesù, e lo hanno atteso con gioia, fede e certezza. Gesù ha così espresso questo momento glorioso: <em>“E Io vi dico che molti verranno da oriente e da occidente e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli” </em>(Matteo 8:11). Lì si festeggerà la nuova pasqua, quella eterna, alla tavola della gioia, alla Sua gloriosa presenza. <strong>E ripetiamo, ci sarai tu? </strong><em>Che così sia!</em></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><em><br />
</em></span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"> <span style="font-size: large;"> </span> <span style="color: #cc3399; font-size: large;"><span style="color: #ff0000;"><strong>GESÙ</strong></span><em> </em></span><span style="font-size: large;"><em><span style="color: #cc3399;">“&#8230;e nel nome di Lui le genti spereranno”</span> </em></span><em> </em><br />
(Matteo 12:21) </span></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"><strong>Per qualsiasi domanda intorno alla certezza della vita eterna </strong> <strong>e per ricevere gratuitamente un libretto su tale argomento, scrivi a:</strong></span></div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div>
<div style="text-align: right;"></div>
<div style="text-align: right;"></div>
<div style="text-align: right;"><span style="font-size: small;">Nicola &amp; Lina Scorsone</span><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: right;"><span style="font-size: small;">Via G. Montana, 12 I &#8211; 92016 Ribera (AG)</span><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: right;"><span style="font-size: small;">( <span id="__skype_highlight_id" onmousedown="SkypeSetCallButtonPressed(this, 1,0,0)" onmouseup="SkypeSetCallButtonPressed(this, 0,0,0)" onmouseover="SkypeSetCallButton(this, 1,0,0);skype_active=SkypeCheckCallButton(this);" onmouseout="SkypeSetCallButton(this, 0,0,0);HideSkypeMenu();"><span id="__skype_highlight_id_left" title="Opzioni Skype" onmouseover="SkypeSetCallButtonPart(this, 1);" onmouseout="SkypeSetCallButtonPart(this, 0);"><span id="__skype_highlight_id_left_adge" style="background-image: url(chrome://skype_ff_toolbar_win/content/cb_normal_l.gif);"><img style="height: 11px; width: 7px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/cb_transparent_l.gif" alt="" height="11" /></span><span id="__skype_highlight_id_left_img"><img style="width: 16px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/famfamfam/it.gif" alt="" /><img style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/arrow.gif" alt="" /><img style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /></span></span><img style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><span id="__skype_highlight_id_right" title="Chiama questo numero in Italia con Skype: +390925540654" onmouseover="SkypeSetCallButtonPart(this, 1)" onmouseout="SkypeSetCallButtonPart(this, 0)"><span id="__skype_highlight_id_innerText"><img style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" />0925-540654</span><span id="__skype_highlight_id_right_adge" style="background-image: url(chrome://skype_ff_toolbar_win/content/cb_normal_r.gif);"><img style="height: 11px; width: 19px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/cb_transparent_r.gif" alt="" height="11" /></span></span></span> )</span><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: right;"><span style="font-size: small;">E-mail:nikscorsone.maranath@libero.it </span></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
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</div>
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</div>
</div>
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		<title>Il codice da Vinci: analisi critica&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2006 06:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Biblici]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;&#8230;alla luce di altre fonti e documenti.

 


Il cosiddetto “Priorato di Sion” &#8211; società segreta fondata nel 1099 &#8211; è una setta realmente esistita. Nel 1975, presso la Bibliothèque National di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come “Le Dossiers Secrets”, in cui era riportata l’identità di numerosi membri del Priorato, compresi i nomi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>&#8230;&#8230;alla luce di altre fonti e documenti.</strong></p>
<p></span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
<div><span style="font-size: small;">Il cosiddetto “Priorato di Sion” &#8211; società segreta fondata nel 1099 &#8211; è una setta realmente esistita. Nel 1975, presso la <em>Bibliothèque National</em> di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come <em>“Le Dossiers Secrets”</em>, in cui era riportata l’identità di numerosi membri del Priorato, compresi i nomi di <em>Sir</em> Isaac Newton e Leonardo Da Vinci. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Questa è la famosa pagina “di fatto”, da cui, si comincia a discutere la veridicità di alcune informazioni contenute all’interno del romanzo. Di seguito sono riportate alcune citazioni ed alcuni pensieri espressi nelle pagine del libro di Dan Brown, per metterle a confronto con il Libro sicuramente più Veritiero e più letto del mondo: La Sacra Bibbia.<br />
</span></p>
<div><span style="font-size: small;">Alla pagina 271 del romanzo si dice che: <em>“la Bibbia è un prodotto dell’uomo, non di Dio. La Bibbia non sarebbe caduta magicamente dalle nuvole. L’uomo l’avrebbe creata come memoria storica di tempi tumultuosi, ed è passata attraverso innumerevoli traduzioni, aggiunte e revisioni. Nella storia non ci sarebbe mai stata una versione finale del libro”</em>. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;">L’Autore del romanzo forse dimentica o volutamente ignora, i tre principi generali e riconosciuti che servirono per convalidare quegli scritti, che furono il risultato di rivelazione e di ispirazione divina. Primo, l’autore del libro biblico doveva essere un profeta o un apostolo riconosciuto o un collaboratore di un apostolo. Secondo, il libro non poteva essere in disaccordo con le altre Scritture esistenti, né contraddirle. Terzo, il libro biblico doveva ricevere il consenso generale della chiesa Cristiana come “libro ispirato”. Questi tre requisiti furono usati  per riconoscere la validità e l’autorità sia dell’Antico che del Nuovo Testamento.</span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;">Per quanto concerne l’Antico Testamento, al tempo di Gesù Cristo, esso era scritto e accettato dai Giudei. L’ultimo libro, il Profeta Malachia, fu completato nel 430 a.C. L’Antico Testamento al tempo di Cristo, è conforme all’Antico Testamento usato per tutti i secoli successivi. Non contiene i 14 libri apocrifi scritti dopo Malachia e aggiunti al canone dell’Antico Testamento all’inizio del secondo secolo a.C., nella traduzione greca alessandrina (dell’A.T. ebraico) chiamata la <em>Septuaginta</em> (LXX). Inoltre, Gesù conferma la triplice ripartizione del canone Ebraico. (Vedi Luca 24:44). </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;">Il libro dell’Apocalisse descrive dettagliatamente gli eventi della fine della storia e che precedono il futuro eterno. La Genesi apre le Scritture collegando il passato eterno con la nostra esistenza nel tempo, con il solo racconto dettagliato della creazione (Genesi capp. 1-2). Così come ci fu un silenzio profetico dopo che Malachia completò il canone dell’Antico Testamento, ci fu un silenzio parallelo dopo che Giovanni scrisse l’Apocalisse. La Parola di Dio è stata trasmessa ai Santi una volta per sempre (Epistola di Giuda v. 3). Vedi inoltre Deuteronomio 4:2; Proverbi 30:5-6; 2 Tessalonicesi 3:16, e Apocalisse 22:18, 19: <em>“Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro”.</em> </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Come si può facilmente evincere da questi versetti, sin dalle origini (Antico Testamento) fino agli ultimi giorni che verranno, nessun essere umano può permettersi di aggiungere o di togliere qualche parola al contenuto delle Sacre Scritture. Perché il Signore Gesù è realmente la Via, <span style="text-decoration: underline;">la Verità</span> e la Vita (Giovanni 14:6). Inoltre, sono evidenti le conseguenze che Dio farà ricadere su coloro che trasgrediscono questo comandamento. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Un altro tema affrontato dal Codice Da Vinci riguarda la Deità di Gesù Cristo, che secondo l’Autore sarebbe stata messa ai voti e riconosciuta solo al Concilio di Nicea (325 d.C.). Secondo lo Stesso, prima di tale evento, Gesù era visto dai suoi seguaci come un profeta mortale: un uomo grande e potente, ma pur sempre un uomo. Un essere mortale. Inoltre lo stesso sostiene che più di ottanta vangeli sarebbero stati presi in considerazione per collazionare il Nuovo Testamento, tra cui quelli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
L’Autore forse ignora che ci sono abbondanti testi del primo secolo dell’era Cristiana dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
All’epoca del c.d. “canone Muratori” del 190 d.C., il riconoscimento dei quattro Vangeli come “canonici” e la conseguente esclusione degli altri testi gnostici è un processo che può dirsi completato. Tutto ciò ben novanta anni prima che l’imperatore Costantino nascesse. Inizialmente furono le lettere di Paolo e degli altri apostoli che cominciarono a circolare tra le comunità Cristiane per ordine degli stessi apostoli (Colossesi 4:16; 1 Tessalonicesi 5:27; 2 Corinzi 1:1; Giacomo 1:1; 1 Pietro 1:1). Le recenti scoperte archeologiche comprendono la “Piscina di Betesda” (Giovanni 5:2) e il c.d. “Lastricato” (Giovanni 19:13), la cui esistenza era considerata dubbia solo qualche decina di anni fa. É stata confermata anche l’esatta localizzazione del “pozzo di Giacobbe” (Giovanni 4). Tali scoperte hanno mutato l’opinione scettica di molti studiosi sulla storicità del quarto Vangelo, il cui Autore ha dimostrato un’evidente e profonda conoscenza della Gerusalemme del tempo di Cristo, proprio come ci aspetteremmo dall’apostolo Giovanni. Tali dettagli non sarebbero stati accessibili a scrittori della generazione successiva perché Gerusalemme fu distrutta dall’esercito di Tito nel 70 d.C. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Ad esempio, il libro degli Atti, in cui è registrata l’attività missionaria della chiesa primitiva, fu redatto da Luca, medico e scrittore dell’omonimo vangelo. Il libro degli Atti termina con l’apostolo Paolo ancora vivente, a Roma. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Questo libro può allora essere stato scritto prima della morte di Paolo, dal momento che gli altri maggiori eventi della sua vita vi sono narrati. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Alcune prove indicano che Paolo fu messo a morte durante la persecuzione voluta da Nerone nel 64 d.C., pertanto è probabile che il libro degli Atti sia stato scritto prima di quell’anno. Il vangelo di Luca, essendo stato scritto prima del libro degli Atti, dallo stesso Scrittore, deve essere dunque stato composto tra la fine del 50 e l’inizio del 60 d.C. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
La morte di Cristo ebbe luogo intorno all’anno 30 d.C., il che porta la data di composizione del vangelo di Luca <em>al massimo</em> entro 30 anni da quegli eventi. La chiesa primitiva generalmente insegnava che i primi vangeli ad essere stati redatti erano quelli di Marco e di Matteo, il che ci porta ancora più vicini al tempo di Cristo. Ciò ci induce a ritenere che i primi tre Vangeli furono tutti composti nell’arco di 20-30 anni dal tempo in cui ebbero luogo quegli eventi, un periodo in cui gli oppositori dell’epoca erano in vita, e potevano facilmente contraddire la loro testimonianza se non fosse stata accurata. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Il canone del Nuovo Testamento era riconosciuto dalla chiesa primitiva, già <strong>prima del Concilio di Nicea</strong> del 325 d.C. (il quale, tra l’altro, non discute questioni relative al canone). La formazione del canone non è stata una decisione conciliare. Il Concilio di Cartagine del 397 non fece altro che ratificare il giudizio delle chiese primitive e limitò le letture pubbliche soltanto alle Sacre Scritture. Per quanto riguarda la divinità di Gesù Cristo è stata ampiamente riconosciuta ancor prima del Concilio di Nicea, da Pietro, uno degli apostoli che riconosce Gesù come il Cristo, il “Figlio del Dio vivente” (Matteo 16:15-17). Anche Tommaso l’incredulo, un’altro degli apostoli, riconosce Gesù come SIGNORE e DIO (Giovanni 20:28-29). Perfino il centurione romano lo riconobbe “giusto” (Luca 23:47). E ancora Marta, la sorella di Lazzaro crede a Gesù come “Figlio di Dio” che doveva venire nel mondo (Giovanni 11:27). Non soltanto gli individui testimoniano della Deità di Gesù, ma anche le sue opere: il primo miracolo a <em>Cana</em> di Galilea (Giovanni capitolo 2); guarigioni di lebbrosi, paralitici, ciechi, indemoniati. I Vangeli sono pieni di queste opere miracolose. Quando Filippo, suo apostolo, chiede a Gesù di mostrare loro il Padre, Gesù gli rispose: <em>“Credetemi: Io sono nel  Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse”</em> (Giovanni 14:8-11). Nel capitolo dieci del Vangelo di Giovanni, dal verso 22 in poi, Gesù afferma la sua Deità. L’Antico Testamento è pieno di riferimenti al Messia: viene chiamato chiaramente DIO (Isaia 9:5; Salmo102:25-27; Salmo 110:1; Daniele 9:24; Isaia 7:14; Geremia 23:5-6; Proverbi 30:4; 2 Samuele 7:13-14; 1 Cronache 17:13-14 ecc…). Inoltre, molto abbondanti sono anche le testimonianze dei primi cristiani (c.d. “padri della chiesa”), che a partire dalla prima e seconda generazione cristiana, e molti anni prima del concilio di Nicea, confermano la verità biblica della Deità di Cristo Gesù: Clemente Romano (morto nel 97 circa), Ignazio di Antiochia (m. 117 c.), Policarpo di Smirne (m. 155 c.), Giustino (m. 165 c.), Melitone di Sardi (m. 170 c.), Ireneo di Lione (m. 200 c.), ecc&#8230;. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
A pagina 286, l’Autore afferma che secondo i redattori del Nuovo Testamento, ogni vangelo che descriveva gli aspetti terreni della vita di Gesù avrebbe dovuto essere omesso dalla Bibbia. Sempre secondo il romanziere, per quei vecchi correttori, un tema terreno particolarmente preoccupante continuava a presentarsi nei vangeli: Maria Maddalena, più in particolare, il suo matrimonio con Gesù Cristo. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Per quanto riguarda questo argomento dobbiamo risalire a Genesi capitolo 2 versi 18 a 24. In questi versi è detto che Dio condusse all’uomo tutti gli animali che aveva creato per vedere se tra questi si fosse trovato un aiuto giusto per lui. Ma quando vide che non si trovava, decise di creare un essere vivente simile all’uomo: la donna. E così l’uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.<br />
</span></p>
<div><span style="font-size: small;">Dio vide la solitudine di Adamo e supplì al suo bisogno secondo il Suo piano e la Sua sapienza. Cosi facendo, Iddio ha voluto COMPLETARE l’uomo donandogli l’aiuto convenevole. La donna è l’atto finale dell’opera creatrice di Dio. Gesù in quanto Egli stesso DIO, e quindi essere perfetto, non ha bisogno di un aiuto convenevole. Inoltre, Giovanni Battista quando vide Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” (Giovanni 1:29). Infine in Apocalisse 21:2 si parla della città santa la nuova Gerusalemme che scende dal cielo pronta come una sposa adorna per il suo sposo (Gesù Cristo).<br />
</span></p>
<div><span style="font-size: small;">Ancora, Apocalisse 19:7-9 ci parla delle nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata. La Sua sposa è la chiesa (Efesini 5:22-27), che incontrerà nei cieli, non certo Maria Maddalena. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
A pagina 288 il Codice da Vinci parla dei “Rotoli di Nag Hammadi” in cui furono ritrovati buona parte dei Vangeli gnostici, nel 1945. Ma che cosa sono tali vangeli gnostici? Cosa sostiene lo gnosticismo? Si tratta di libri apocrifi, non riconosciuti dai primi Cristiani e dai discepoli di Cristo. Il termine “apocrifo” (dal greco <em>apokryphòs</em>) significa “nascosto, segreto”. La comprensione del termine va cercata nell’ambito dello gnosticismo; furono infatti gli gnostici (seguaci di varie religioni misteriche e correnti magico-astrologiche) ad affermare di possedere dei “libri segreti”. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Elemento comune alle varie tendenze gnostiche, è l’insistenza sull’elemento “conoscenza” (dalla parola greca <em>gnòsis</em>, per l’appunto), inteso come illuminazione riservata a pochi iniziati, in virtù della quale essi pervengono alla visione del divino e alla loro salvezza; di fronte a questa conoscenza privilegiata, la fede non riveste alcuna importanza. I seguaci dello gnosticismo asseriscono che i vangeli gnostici contengono degli insegnamenti esoterici “segreti” di Gesù rivelati a pochi eletti. Si tratta di un sapere segreto ed elitario, in opposizione dunque agli insegnamenti e alla dottrina di Gesù Cristo stesso, che parlava apertamente e si indirizzava proprio a coloro che sono semplici di cuore (Matteo 18:3). </span></div>
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<div><span style="font-size: small;">I vangeli gnostici esercitarono ed esercitano un fascino romantico su numerosi “cercatori di verità nascoste”, ignari del fatto che gli gnostici utilizzarono un linguaggio cristiano per supportare concezioni antitetiche agli insegnamenti di Cristo. Sappiamo che un prete di Alessandria, Ario, negava la divinità di Gesù Cristo, e specialmente la Sua eterna preesistenza. Riteneva che Gesù fosse solo una creatura, la prima di tutta la creazione. Sconfessato ed escluso dal sacerdozio, Ario trovò appoggio presso alcuni vescovi non ortodossi, come Eusebio di Nicomedia, che godeva di molto favore presso la corte imperiale. La Chiesa d’Oriente si trovò così a dover fronteggiare subbugli e divisioni. Nel Codice Da Vinci, riferendosi al Concilio di Nicea, Dan Brown abbraccia l’idea ariana affermando che “fino a quel momento della storia, Gesù era visto dai Suoi seguaci come un profeta mortale &#8230; un grande e potente uomo, ma soltanto un uomo”.<br />
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<div><span style="font-size: small;">Il codice  da Vinci a pagina 364 sostiene che gli antichi ebrei  credevano che la parte più sacra, il <em>Sancta Sanctorum</em>, nel tempio di Salomone, ospitasse non solo Dio ma anche una divinità femminile, potente e uguale a lui, <em>Shekinah</em>. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Sempre secondo la fervida fantasia dell’Autore, gli uomini che cercavano la completezza spirituale si recavano nel tempio per fare visita alle sacerdotesse -<em>hierodule</em>- (quando sappiamo con certezza dalla Storia e dalle Fonti che l’ebraismo è sempre stata una società di tipo patriarcale!), con cui si congiungevano carnalmente e così avrebbero avuto l’esperienza del divino attraverso l’unione fisica.<br />
</span></p>
<div><span style="font-size: small;">Leggiamo cosa sta scritto nel secondo Libro delle Cronache, al capitolo 5, verso 11: <em>“Mentre i sacerdoti uscivano dal luogo santo – poiché tutti i sacerdoti presenti si erano santificati senza osservare l’ordine delle classi”</em>,<em> </em>e al verso 14 dello stesso capitolo dice: <em>“I sacerdoti non poterono rimanervi per svolgere il loro servizio a causa della nuvola; poiché la gloria del SIGNORE riempiva la casa di Dio”</em>. Da questi due versetti si comprende chiaramente che il <em>Sancta Sanctorum</em> (o luogo santissimo), era abitato solo da Dio e non da qualche supposta divinità femminile, in secondo luogo, nessuno poteva stare nel c.d. “luogo santissimo” perché la gloria di Dio riempiva la casa. Quindi non si comprende come gli uomini si sarebbero potuti incontrare con le sacerdotesse per avere quest’unione fisica, e per avere l’esperienza con il divino. </span></p>
<div><span style="font-size: small;">A pagina 401 l’Autore sostiene che <em>“tutte le religioni del mondo sono basate su falsificazioni. E’ la definizioni di “fede”: accettare quello che riteniamo vero, ma che non siamo in grado di dimostrare. Ogni religione descrive Dio attraverso metafore, allegorie e deformazioni della verità, dagli antichi egizi fino agli attuali insegnamenti di catechismo. Le metafore sono un modo per aiutare la nostra mente a spiegare l’inspiegabile. I problemi sorgono quando cominciamo a credere alla lettera alle nostre metafore”.</em> </span></div>
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<div><span style="font-size: small;"> Quelli che seguono sono solo alcuni esempi delle numerosissime testimonianze archeologiche che hanno confermato l’autenticità della narrazione e degli eventi descritti nella Sacra Bibbia. Le prove sono così schiaccianti che il famoso archeologo Nelson Glueck dichiarò:<em> “Si può affermare categoricamente che nessuna scoperta archeologica abbia mai contraddetto i riferimenti biblici”</em>. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Relativamente all’Antico Testamento, l’evento biblico maggiormente documentato è quello del diluvio universale descritto nella Genesi. Il racconto del diluvio si trova in più di 500 racconti più o meno “mitizzati”, nelle diverse civiltà, in popoli lontani geograficamente e culturalmente. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Di particolare rilevanza sono i ritrovamenti Babilonesi, Sumeri, e Assiri. Molti di quelli Babilonesi ne parlano con dovizia di particolari; un esempio è l’undicesima tavoletta del poema epico di <em>Gilgamesh</em>, che descrive accuratamente gli eventi secondo lo schema biblico. </span></div>
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<div><span style="font-size: small;">La scoperta dell’archivio di Ebla, nel nord della Siria, verso la fine degli anni ‘70 ha dimostrato l’attendibilità del racconto biblico che riguarda i Patriarchi. I documenti scritti su tavole di creta a partire dal 2300 a.C. circa, confermano che diversi nomi di persone e di luoghi nella narrativa della Genesi sono autentici. Ad esempio, era in uso ad Ebla il nome “Canaan”, che un tempo i critici dichiaravano non usato all’epoca dello scritto biblico, e quindi adoperato a sproposito nei primi capitoli della Bibbia. Inoltre, nel 1977, il prof. Noel Freedman, direttore dell’Istituto Archeologico di ricerca di Gerusalemme “W.F.Albright”, durante una conferenza, rese noto il rinvenimento di una tavoletta ad Ebla (n.1860), il cui testo menzionava le “cinque città della pianura”, Sodoma, Gomorra, Adma, Tseboim e Bela, nello stesso ordine impiegato in Genesi cap. 14. Nelle tavolette era menzionato anche il re Birsha, lo stesso nome che il re di Gomorra aveva al tempo di Abrahamo (Genesi 14:2). Si potrebbe dire molto di più su queste sensazionali scoperte che, via via che le tavolette sono lette dall’epigrafista, forniscono costantemente nuove rivelazioni (le tavolette ritrovate tra le rovine del palazzo di Ebla che nel 1975 erano circa 15.000, salirono a circa 20.000 durante gli scavi del 1976-77). </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Gli Hittiti (o Ittiti, o Hittei) una volta si pensava che fossero una popolazione della leggenda biblica, fino a quando nel 1906 la loro capitale e i loro archivi furono scoperti a <em>Bogazkoy</em> in Turchia. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Fino a qualche tempo fa, si pretendeva che non fosse mai esistito un re assiro di nome Sargon, come riferito in Isaia 20:1, perché tale nome non era noto da nessun’altra fonte. Poi, il palazzo di Sargon fu scoperto a <em>Khorsabad</em> in Iraq. Proprio lo stesso evento menzionato in Isaia cap. 20, cioè la conquista di Asdod (Ashdod), veniva narrato sulle pareti del palazzo! Inoltre, frammenti di una stele che commemorava la vittoria furono rinvenuti nel sito della stessa Asdod. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Gli scavi della biblica <em>Sichem</em> presentarono nel 1960 nuove prove a favore di una data per il regno del re Abimelec, il figlio del giudeo Gedeone. Quando si scavò il tempio di <em>Baalberith</em> a <em>Sichem</em>, menzionato nel libro dei Giudici al cap. 9, gli archeologi furono in grado di datare la distruzione di quel tempio da parte di Abimelec. Tale data era in accordo con quella del breve regno di tre anni di Abimelec a cui si era già arrivati esclusivamente sulla base dei dati cronologici forniti dalla Bibbia. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Un altro re la cui esistenza era stata messa in dubbio era Baldassar (o Belshatsar), re di Babilonia, nominato in Daniele cap. 5. Secondo gli storiografi, l’ultimo re di Babilonia era stato Nabonide. Successivamente furono ritrovate delle tavole che mostravano che Baldassar fu il figlio di Nabonide e che regnò come suo co-reggente in Babilonia. Così, Baldassar poté costituire Daniele <em>“terzo signore del regno”</em> (Daniele 5:16), la posizione più elevata a disposizione, per essere riuscito a leggere il testo scritto sulla parete. Qui risalta la natura di “testimonianza oculare” del testo biblico, come tante volte è stato messo in evidenza dalle scoperte archeologiche. Inoltre dobbiamo citare una tavoletta sumera scritta in caratteri cuneiformi, che descrive la confusione risultante dall’evento della Torre di Babele, attribuendola al “dio della sapienza”. Sempre in quest’area del “crescente fertile”, nel secolo scorso degli scavi portarono alla luce i resti di una grande città. </span></div>
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<div><span style="font-size: small;">Lo storico W. Keller ne riepiloga così i risultati: <em>“Nel 1899 la Società Orientale Tedesca inviò una grossa spedizione sotto la direzione del Professor Robert Koldewey, per esaminare i famosi resti di Babil. Durante un periodo di 18 anni, fu portata alla luce la più famosa metropoli del mondo antico, il regno di Nabucodonosor, e al tempo stesso, una delle Sette Meraviglie del Mondo, i Giardini Pensili, e “E-temen-an-ki”, la leggendaria Torre di Babele. Nel palazzo di Nabucodonosor e sul Cancello di Ishtar, che si trovava dietro di esso, furono scoperte innumerevoli iscrizioni”</em> (W. Keller, <em>The Bible as History</em>, 1980, p. 302). </span></div>
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<div><span style="font-size: small;"><br />
La cattività di Ioiachin, re di Giuda, in Babilonia (2 Re 24:15-16) è riportata su alcune tavolette in cuneiforme contenenti la cronaca dei primi anni di regno di Nabucodonosor. Esse si riferiscono alla presa di Gerusalemme, alla sua cattività e all’intronizzazione di Sedekia, l’ultimo re di Giuda, il 16/17 marzo del 697 a.C. (riferito al nostro calendario). </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><br />
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<div><span style="font-size: small;">La dinastia del re Davide è confermata dalle iscrizioni in aramaico su una tavoletta commemorativa rinvenuta a <em>Tell Dan</em> (a nord di Israele), datata al IX secolo a.C., probabilmente parte di un monumento ad Hazael, re di Aram. La tavoletta cita diversi eventi registrati nel primo Libro dei Re. La campagna del faraone Shishak contro Israele (1 Re 14:25-26) è riportata sulle mura del Tempio di Amun a Tebe, in Egitto. La caduta di Samaria (2 Re 17:3-6, 24; 18:9-11) per mano di Sargon II, re d’Assiria, è descritta sulle mura del suo palazzo. La sconfitta di Ashdod per mano di Sargon II (Isaia 20:1) è descritta sulle mura del suo palazzo. La campagna del re assiro Sennacherib contro Giuda (2 Re cap. 18 e 19; 2 Cronache 32; Isaia 37) è riportata dal prisma c.d. “di Taylor”, e nelle diverse stele biografiche di Tirhaka in Nubia. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
La caduta di Ninive predetta dai profeti Nahum e Sofonia (Sofonia 2:13-15) è riportata sulla tavoletta di Nabopolasar. La caduta di Gerusalemme per mano di Nabucodonosor, re di Babilonia (2 Re 24:10-14) è riportata nelle cronache Babilonesi. Inoltre, la caduta di Babilonia sotto i Medi e i Persiani (Daniele 5:30-31) è riportata sul c.d. “cilindro di Ciro”. La narrazione biblica del profeta Balaam è confermata da varie iscrizioni, su 119 frammenti rinvenuti a <em>Deir’Alla</em>. </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
Nel 1868 fu rinvenuta una tavoletta nell’area dell’antica <em>Moab</em>. Lo studioso Clearmon-Ganneau ne prese l’impronta prima che gli arabi la rompessero in più frammenti per venderla. L’iscrizione convalida il contenuto del capitolo 16 del primo libro dei Re e del capitolo 3 del secondo libro dei Re. Essa cita anche il tetragramma, il nome con cui Dio si fece conoscere ad Israele in Esodo (<em>Yahwéh</em>). </span></p>
<div><span style="font-size: small;"><br />
La liberazione degli schiavi in Babilonia per mano di Ciro il Grande (Esdra 1:1-4; 6:3-4) è riportata nel summenzionato “cilindro di Ciro”. L’obbligo di lasciare Roma per tutti i Giudei durante il regno di Claudio (41-54 d.C.) è riportato dallo storico romano Svetonio. La scoperta di un grosso altare di pietra fornito di protuberanze a mo’ di corni, negli scavi di Beer-Seba del 1973, fece luce su due versetti del libro del profeta Amos (5:5 e 8:14) che sembravano suggerire che in quella città esistesse un santuario. La distruzione di Tiro, famoso porto fenicio dell’antichità noto per il culto orgiastico e crudele di Baal, fu profetizzata nei minimi dettagli (Ezechiele 26:3-14) dal profeta Ezechiele nel 586 a.C., l’anno che precedette la sua caduta. </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: small;"><br />
Infine, l’esistenza di Gesù Cristo è riportata anche nel Talmud Babilonese e da diversi autori antichi non cristiani, tra cui Giuseppe Flavio, Svetonio, Plinio il Giovane, Luciano, ed altri, che confermano che eventi come la crocifissione e la vita dei primi cristiani, non sono invenzioni mitiche dettate da un presunto fervore religioso, ma verità oggettive pienamente degne di fiducia.<br />
</span> </span></div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><br />
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<div><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: xx-small;">(E&#8217; permessa la riproduzione di parte o tutto il documento purché sia citato il sito www.Diotiama.it)</span> </span></p>
<div><span style="font-size: x-small;"> </span></div>
<div><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: xx-small;">n.b: una delle fonti utilizzate per la stesura dell&#8217;articolo è la rivista &#8220;il cammino cristiano&#8221; </span></span></div>
<p><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diotiama.it/wp/2006/07/11/il-codice-da-vinci-analisi-critica/feed/</wfw:commentRss>
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