La dottrina biblica della creazione

La dottrina biblica della creazione

Il monoteismo biblico è strettamente legato alla triplice convinzione che il vero Dio è il Creatore di tutte le cose, che tutte le cose dipendono da Lui e che ogni creatura intelligente è responsabile davanti a Lui.
Questa fede monoteista è testimoniata nella seguente preghiera della chiesa primitiva di Gerusalemme: “Signore, tu sei Colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi” (Atti 4:24).

L’opera della creazione, narrata in modo succinto nei primi capitoli della Bibbia (Gen. 1—2; 5:1—2), è rievocata in numerosi altri brani sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento. Ne emerge una chiara dottrina della creazione che pone l’uomo in una posizione di responsibilità verso il Creatore.

1.   Il racconto biblico della creazione (Gen. 1—2)
La creazione dei cieli e della terra (Gen.1:1—2) va distinta dall’opera svolta nel resto dei sei giorni (vv. 3—31). Dopo la creazione della materia, la terra era in condizioni paragonabili a quelle che tuttora caratterizzano altri pianeti di cui siamo a conoscenza. Basterebbe mettere a confronto alcune caratteristiche del pianeta Terra — la sua ricchissima flora e fauna e la grande intelligenza e industriosità dell’uomo che vi abita — con lo stato arido degli altri pianeti, per convincersi che tutto dipende da un Dio infinito e non dal caso.

Con il secondo atto del primo giorno e quelli dei tre giorni successivi, Dio preparò l’ambiente per le creature non vegetali: gli animali acquatici e terrestri, gli uccelli e l’uomo, le cui origini risalgono al quinto e al sesto giorno. Gli ordini dati da Dio relativamente alle acque il quinto giorno e alla terra il sesto giorno non riguardavano soltanto la creazione delle varie specie acquatiche e terrestri, ma pure la loro riproduzione che, per ognuna, doveva essere “secondo la sua specie” (Gen. 1:21, 24, 25). In modo analogo Dio aveva ordinato che la terra producesse piante “aventi in sé la propria semenza, secondo la loro specie” (vv. 11—12).

Segue al racconto generale quello più particolareggiato riguardante l’origine dell’uomo, come maschio e femmina (2:4-25). Lo spazio dedicato al modo in cui venne formata la prima coppia umana rispecchia il posto privilegiato dell’umanità nel creato e nel piano di Dio.

Per interpretare correttamente qualunque parte della Scrittura, e quindi anche Genesi 1—2, è necessario tener conto di quanto afferma il resto della Scrittura stessa a proposito dell’argomento trattato in quel brano. Nel caso della dottrina della creazione, di cui il principale fondamento biblico è Genesi, capitoli 1—2,    il resto della Scrittura ha molto da dire.

2. La testimonianza del resto dell’’Antico Testamento

Nella legge mosaica l’opera divina della creazione è presentata come modello di vita per il popolo ebraico: “Lavora sei giorni e fai in essi ogni opera tua; ma il settimo è giorno di riposo, sacro all’Eterno… poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato” (Es. 20:9—11). Più in generale si riconosce in tutto l’Antico Testamento che l’uomo dipende da Dio in quanto Questi è il Creatore di ogni cosa (Sal. 100:1—3; 104:1—30; Is. 45:11—12).

3.   La storicità della Genesi, secondo il Nuovo Testamento

Quando Gesù venne interrogato dai Farisei intorno alla questione del divorzio, Egli ricordò loro che “da principio” Dio aveva istituito il matrimonio e non il divorzio (Matt. 19:3—6; cfr. Gen. 2:24). Dopo aver messo in relazione la legge sul divorzio con la durezza di cuore dei suoi interlocutori, Gesù ribadì che tale convinzione non era prevista nella costituzione del matrimonio data “da principio” (v. 8). Anche Paolo trattava come fatti reali gli eventi descritti in Genesi 1—2, considerandoli il fondamento necessario di altre dottrine cristiane.
In particolare la storicità di Adamo e della sua trasgressione figura come essenziale alla dottrina della salvezza in Romani 5:12—21 (cfr. I Cor. 15:22; I Cor. 11:8—9; Il Cor.
11:3; I Tim. 2:13).

4.    La creazione “ex nihilo”

Il Nuovo Testamento, echeggiando il racconto del primo capitolo di Genesi, dichiara: “Per fede intendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; cosicché le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti” (Ebr. 11:3).
Pertanto i teologi medioevali e quelli della Riforma hanno insegnato che Dio fece il mondo “ex nihilo”, ossia dal nulla.
Con il termine “ex nihilo” vollero intendere che, antecedentemente al primo atto creativo di Dio, non vi era altra esistenza materiale.
Qualcuno potrebbe chiedersi quale importanza abbia il sapere che la materia è il risultato di un atto creativo di Dio.
In realtà il fatto riveste grande importanza per le seguenti ragioni:

• Se si ammette che esiste un tipo di mater1a o di vita di cui Dio non è l’autore, può nascere un dubbio sulla Sua capacità di controllarlo. E non solo. Una volta ipotizzato un fondamentale dualismo nelle cose, diventa possibile, a livello teorico, l’esistenza di altri tipi di vita esulanti dal controllo del Dio rivelatosi nella Bibbia,e quindi anche la possibilità teorica che esistano altri dèi. Quindi l’affermazione secondo la quale “Dio ha creato tutto dal nulla” è uno fra gli elementi fondamentali del monoteismo biblico.

• Se Dio avesse usato una materia preesistente per una “creazione” del mondo, non potremmo essere sicuri che fosse riuscito a creare un ordine corrispondente alle sue intenzioni. Potrebbe essere stato ostacolato dalla refrattarietà della materia alla sua volontà e al suo potere (i quali secondo questa ipotesi sarebbero limitati).

• Una teoria simile a questa è stata elaborata da Gottfried Wilhelm Liebnitz (1646—1716) nei suoi Saggi di teodicea. Leibnitz spiega così l’incidenza del male nelle cose: se la materia non fosse stata creata da Dio, non si potrebbe essere nemmeno certi del trionfo finale di Dio sul male. Se esistesse un sostanza eterna per proprio diritto, indipendente da Dio, come potremmo essere certi che lo scopo ultimo di Dio per la chiesa o per il mondo non sarà frustrato da un’altra forza o da una catastrofe che sfugga al suo controllo?

• La creazione “ex nihjlo” provvede la risposta contro la crescente popolaritàdelle filosofie orientali e delle relative tecniche fisiopatologiche che si pongono come guide per il raggiungimento dell’equilibrio. Dal momento che Dio ha creato tutte le cose, visibili ed invisibili, rimanendone Egli stesso distinto, è evidente che l’uomo non è una particella della Divinità. Inoltre l’uomo, in quanto parte del creato, è totalmente dipendente da Dio e deve rispondere delle proprie opinioni davanti a Lui.
Quindi, chi cerca l’equilibrio interiore mediante una disciplina fisiopsicologica come lo yoga, tende soltanto a normalizzare il suo stato di alienazione da Dio. Ma non può esistere una vera pace che non si basi sulla riconciliazione dell’uomo — peccatore e quindi alienato da Dio — con il suo Creatore.

5.    La lunghezza dei «giorni” della creazione

Un attento esame dei racconti biblici della creazione sconsiglia il dogmatismo a proposito della lunghezza dei giorni. Nel sesto giorno Dio ordinò alla terra di produrre animali viventi di ogni tipo, poi creò l’uomo, maschio e femmina. La complessità di quest’ultimo atto, è testimoniata in Genesi 2:7—23 e la serie di eventi che culminano con quello in cui Adamo, vedendo la donna che Dio gli presentò, esclamò: “Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne”, inducono ad intuire che un certo periodo di tempo fosse trascorso ~dalla creazione di Adamo a quella della donna. Invece, quando in Esodo 20:11 vengono dati a Israele, come modello dei sei giorni di lavoro e del giorno di riposo da doversi rispettare, i giorni della creazione, sembrerebbe che gli Israeliti li intendessero giorni di ventiquattro ore.
A ben guardare, la rivelazione non pone l’enfasi sul fattore temporale piuttosto sul fatto che la creazione di ogni cosa è il risultato dell’intervento divino. Oltre tutto, il tempo stesso ebbe inizio con la creazione. Ciò su cui il credente insisterà è “che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio, cosicché le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti” (Ebr. 11:3).

I “giorni” della creazione, sia che vengano intesi come periodi di ventiquattro ore sia che vengano intesi come periodi indefiniti di “tempo”, furono caratterizzati da precisi interventi sovrannaturali di Dic.



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