Il Tabernacolo – parte 2 –

Era necessario che i sacerdoti si attenessero scrupolosamente alle disposizioni impartite dal Signore, poiché un errore poteva essere pagato con la vita, come di fatto accadde a Nadab e Abiu: entrambi figli di Aaronne, offrirono davanti al Signore qualcosa di estraneo, diverso da ciò che Egli aveva ordinato loro (Le 10:1).

In Giovanni 13 Gesù ci ha mostrato il significato della conca di rame. Dopo l’ultima cena Egli si alzò da tavola e si mise a lavare i piedi dei discepoli. Ma Pietro non voleva. Gesù gli disse che se non lo avesse lavato non avrebbe potuto avere con Lui parte alcuna, e Simon Pietro: “Signore, ma anche le mani ed il capo!”. Gesù gli disse: ” chi è lavato tutto non ha bisogno che di aver lavati i piedi, e netto tutto quanto“.

Colui che alla conversione è passato per una nuova nascita, ha tutto il corpo lavato; non è, quindi, necessario ripetere ciò che è stato compiuto una volta per tutte. Tuttavia il credente, nel suo cammino terreno, a causa della carne inciampa, ovvero pecca, sporcandosi i piedi. Occorre allora una nuova conversione? No, non è necessaria! Però, se i piedi si sono sporcati, occorre lavarli; occorre, cioè, confessare il proprio peccato a Dio che è fedele e giusto da perdonarli. In tale maniera, il credente può avere parte col Signore e godere pienamente la comunione con Lui.

E, come i sacerdoti si lavavano prima di entrare nel luogo santo, così anche noi, prima di prendere parte alla cena del Signore, dobbiamo lavare i nostri piedi ovvero confessare le nostre mancanze.
La tenda del convegno, come già detto, era costituita dal luogo santo e dal luogo santissimo. Essa era avvolta da dieci teli di lino fino, colorati, ricoperti da altri undici teli di pelo di capra (Es 26:1-14; 36:8-19). I quattro colori differenti di questi teli rappresentano simbolicamente Gesù immacolato (bianco), Re dei re (porpora), che è venuto dal cielo (viola) e ha pagato con il proprio sangue (scarlatto).

Una volta entrati all’interno della tenda del convegno, ci si trovava nel luogo santo: questo aveva un’estensione di circa m 2,5 x 5, e vi potevano accedere soltanto i sacerdoti.
All’interno del luogo santo era posto un candelabro d’oro formato da uno stelo e sei bracci sostenenti 7 lampade, compreso lo stelo centrale. Ogni giorno andava pulito e ricaricato di olio puro di olive in modo che rimanesse sempre acceso (Es 25:31-40; 27:20; Le 24:2-4). Quest’olio puro rappresenta lo Spirito di Dio: Egli vive nei cuori di coloro che hanno accettato Gesù; mentre il candelabro rappresenta Gesù stesso che è la luce del mondo (Gv 8:12).

Il candelabro era d’oro puro, tutto d’un pezzo; esso ci parla di ciò che è essenzialmente divino. L’oro era battuto, “lavorato al martello” il che ci ricorda Colui che il candelabro rappresenta: Cristo passato per la sofferenza.
Nella parte terminale dei bracci vi erano dei fiori di mandorlo. Questi fiori ricordano la verga di Aaronne (di mandorlo appunto), che aveva germogliato e prodotto fiori; figura della resurrezione di Cristo.

Sempre nel luogo santo vi era posta la tavola dei pani della presentazione, cioè una tavola di legno d’acacia rivestita d’oro puro, sulla quale venivano posti 12 pani divisi in due file e cosparsi d’incenso. Trascorsi 7 giorni, questi pani venivano mangiati soltanto dai sacerdoti, all’interno del luogo santo (Es 25: 23-30; Es 37:10-16; Le 24:5-9).
Anche qui riscontriamo un simbolismo con Gesù: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più il sete” (Gv 6:35).

Infine, ultimo elemento costituente il luogo santo, era l’altare dei profumi che era posto immediatamente prima della tenda, oltre la quale si trovava il luogo santissimo. Su questo altare, ogni giorno, veniva bruciato incenso: i profumi scaturiti riempivano il tabernacolo giungendo sino al trono di Dio.
Tali profumi simboleggiano le nostre preghiere (Ap. 5:8), accompagnate da ringraziamenti (Fl 4:6) che salgono davanti al trono di Dio, e le continue intercessioni che il Figlio fa al Padre in nostro favore (Gv 17:9).

Dio, dunque, cerca l’adorazione dei veri adoratori. Egli è più che degno della nostra adorazione e pertanto il cuore di ciascuno di noi deve essere disposto ad adorarlo in spirito e verità (Gv 4:23).
La parte più importante del tabernacolo era il luogo santissimo, posto oltre la tenda con la quale terminava il luogo santo. Aveva una dimensione di m 2,5 x 2,5 , conteneva al suo interno l’arca dell’alleanza e poteva accedervi, una sola volta l’anno, il sommo sacerdote (Le 16:34) in occasione del giorno dell’espiazione (Yom Kippur).

L’arca era come una cassa, di legno d’acacia, ricoperta d’oro, dentro la quale vi erano poste: le tavole della Legge (De 10:1-5) che Dio diede per la seconda volta a Mosè sul monte Sinai; un’urna, anch’essa d’oro, contenente un pò di manna (Es 16:33-34) e, infine, la verga di Aaronne che era fiorita (Nu 17:8; Eb 9:4).

Il coperchio dell’arca, ricoperto d’oro puro, si chiamava propiziatorio e rappresentava il trono di Dio alle cui estremità giacevano due cherubini. Era proprio tra queste due estremità che il Signore si manifestava (Es 25:17-22; Le 16:2).

Il sommo sacerdote, per entrare nel luogo santissimo doveva spogliarsi delle proprie vesti e indossare una tunica bianca. Doveva inoltre sacrificare un toro come sacrificio espiatorio per i propri peccati e col sangue aspergerne il propiziatorio (Le 16:11-14); solo in seguito, sgozzava un capro e ripeteva l’aspersione col sangue sul propiziatorio per il perdono dei peccati di tutto il popolo (Le 16:16-17).

In questa maniera, soltanto Dio poteva perdonare i peccati del sommo sacerdote e del popolo d’Israele.
Così il giorno dell’espiazione, detto anche Yom Kippur, fu ripetuto, di anno in anno, per circa 1500 anni, in preparazione del sacrificio perfetto di Gesù Cristo.

La struttura del tabernacolo descritta, evidenzia una netta separazione tra l’uomo e Dio, tra il peccato dell’uno e la Santità dell’altro. La tenda posta tra il luogo santo e il luogo santissimo costituiva un limite invalicabile, un punto al di là del quale si sarebbe andati incontro a morte certa qualora lo si fosse oltrepassato senza aver prima effettuato un sacrificato per i propri peccati (Nu 17:13). Ciò sta a significare che per il popolo non vi era libertà di accedere alla presenza di Dio.

Col sacrificio di Gesù sulla croce quel limite è stato abbattuto: Dio stesso ha squarciato, dall’alto verso il basso, quella cortina che ci separava dal luogo santissimo in cui Egli dimora (Mt 27:51; Mr 15:38; Lc 23:45) dandoci libero accesso alla Sua Persona mediante Cristo Gesù.

Oggi noi credenti possiamo certamente affermare di essere seduti con Cristo nei luoghi celesti (Ef 2:6), e di essere diventati una stessa cosa con il nostro Signore (Rm 6:5).
Dio Padre non ci chiederà più conto dei nostri peccati, perché abbiamo riconosciuto che Gesù ha pagato per noi, sul duro legno della croce, al posto nostro. Pertanto ci siamo inchinati di fronte alla Sua signoria, e Lo abbiamo ricevuto come Signore e Salvatore della nostra vita.

Facendo un’analogia, possiamo dire che Israele nell’Antico Testamento andava a Dio mediante il tabernacolo, mentre oggi noi cristiani andiamo Lui per mezzo di Cristo Gesù.
Tabernacolo
Cristo
Noi
Entrata del tabernacolo
“IO SONO la porta” (Giov. 10:7)
Siamo morti con Cristo ai nostri peccati (Rm 6:6-11)
Altare degli olocausti
“Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo” (Giov. 1:29)
Siamo chiamati ad essere dei “sacrifici viventi” graditi a Dio. (Rm 12:1)
La grande Conca
Lavaggio giornaliero, purificazione.
In Lui abbiamo un Sacerdozio Regale (1 P 2:9)
Tavola dei pani della presentazione
“IO SONO il pane della vita” (Giov. 6:35)
Siamo il pane: dobbiamo darne anche agli altri
Candelabro
“IO SONO la luce del mondo (Giov. 8:12)
In Cristo siamo luce del mondo (Mt 5:14)
Altare dei profumi
“Io prego per loro” (Giov. 17:9)
Dobbiamo pregare per il prossimo (Ef 6:18; Gm 5:16)
Arca con i 10 comandamenti
Condanna a morte.
Nessuno è in grado di adempiere la legge (Rm 3:10)
Trono della Grazia
Grazia e perdono di Dio
Grazia e perdono di Dio

Il significato del tabernacolo risiede proprio nel fatto che Dio ha provveduto alla salvezza di tutti noi prima della fondazione del mondo (1 Pietro 1:20); Egli non vuole da noi una conoscenza intellettuale, ma desidera che assimiliamo per fede la sua Parola e la facciamo nostra.

Nel sacrificio di Cristo Gesù, l’ira di Dio verso l’uomo peccatore è stata stornata. Il Signore Gesù è effettivamente entrato nel tabernacolo celeste, alla presenza di Dio Padre e mediante il Suo sangue Egli ci ha acquistato una redenzione eterna (Eb 9:11-12,24).

Come abbiamo visto il sommo sacerdote entrava una sola volta l’anno nel luogo santissimo col sangue per sé stesso e per il popolo (Ebrei 9:7), Cristo come nostro Sommo Sacerdote è entrato nel cielo con il proprio sangue e avendo ricevuto il perdono per noi tornerà! Ed è ciò che aspettiamo (Ebrei 9: 11-12-24-28).

La nostra comunione con Dio oggi è possibile solo per il sangue di Gesù, nostro Signore.

Riflessioni bibliche svolte dal gruppo giovani della chiesa
con la sorella Margherita Scheuzger.



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