Il Tabernacolo – parte 1 –

Attraverso questo studio, il lettore avrà modo di acquisire alcune nozioni importanti e comprendere alcuni aspetti simbolici riguardo il tabernacolo, ovvero la dimora che Dio chiese di costruire al Suo fedele servo Mosè, per abitare in mezzo al Suo popolo: Israele (Es 15:17, 25:8; Ez 37:26-28). Si trattava di una grande tenda smontabile sotto la quale si trovava l’arca dell’alleanza, una cassa di legno d’acacia che, sia per la sua struttura che per il contenuto, è un’immagine di Cristo stesso. Il tutto si trovava nel mezzo di un recinto chiamato “cortile” (Es 25-27).

Il tabernacolo viene raffigurato come un ponte tra Dio e il Suo popolo: esso non è altro che un mezzo per ristabilire la comunione interrotta a causa della disubbidienza perpetrata da Adamo ed Eva, quando mangiarono il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. In seguito a questo fatto, essi (e per discendenza diretta anche noi) persero la natura iniziale perfetta e senza peccato data loro da Dio, per rivestirsi di “carne di peccato” ovvero di una natura imperfetta, fallace e mortale.
Dunque la funzione del tabernacolo era quella di consentire la copertura delle trasgressioni e delle sozzure, affinché l’uomo potesse riconciliarsi con Dio. Il peccato comporta necessariamente una sanzione che non può essere altro che la morte, cioè la separazione da Dio (Ge 2:17; Ro 3:23; 5:12; 6:23). Pertanto il peccatore per espiare i propri peccati offriva in sacrificio degli animali immolati a Dio poiché necessariamente secondo le Sue leggi, il peccato doveva essere lavato col sangue (Eb 9:22).
Possiamo notare diversi riferimenti biblici che ci fanno rendere conto dell’importanza che Dio dà allo spargimento di sangue per l’espiazione dei peccati e la salvezza: i sacrifici di Abele (Gen 4:4); il sangue dell’agnello messo sugli stipiti e gli architravi delle porte delle case che consentì l’uscita dall’Egitto (Es 12:7); il sacrificio perfetto del Signor Gesù Cristo sulla croce.
Dopo che il popolo d’Israele uscì dal paese d’Egitto (Es 12:37), Dio diede loro delle istruzioni precise per la costruzione del tabernacolo ricalcando il modello di quello celeste (Es 25:40; Eb 8:1-5). E quando fu ultimato, Egli discese in una nuvola ricoprendolo interamente della propria gloria.(Es 40:34-38).
Il tabernacolo era composto essenzialmente da tre parti:

  • il cortile, dove tutti gli israeliti potevano entrare, non senza portare con loro un sacrificio.
  • la tenda del convegno a sua volta composta da:
    • il luogo santo, riservato ai sacerdoti;
    • il luogo santissimo, dove soltanto il sommo sacerdote entrava una volta l’anno (Le 16:32-34, Eb 9:1-10). Le sue dimensioni erano 10×10x10 cubiti; a simboleggiare la perfezione.
I sacrifici che venivano offerti erano di cinque categorie:

  • 3 di odor soave;
  • 1 per il peccato;
  • 1 per i peccati;
Il cortile aveva un’estensione circa di 25m x 50m. Qui si presentavano i peccatori con degli animali maschi e senza difetto per sacrificarli; potevano portare del bestiame grosso (vitelli), bestiame minuto (pecore o capre) o uccelli (tortore o giovani piccioni). Il sacrificio consisteva, da parte del peccatore, nell’imporre, nel cortile, le mani sull’animale e confessare i propri peccati (Le 1:4); quindi il sacerdote provvedeva, una volta sgozzato l’animale, a spargere il sangue sull’altare.

Quest’ultimo era di legno d’acacia, rivestito di rame (che rappresenta il giudizio). Presentava inoltre ai quattro angoli delle protuberanze simili a dei corni (Es 27:1) .
Sempre nel cortile, posta tra l’altare di rame e la tenda del convegno si trovava una grande conca di rame e riempita d’acqua (Es 30:18; 38:8). La conca serviva per le abluzioni ovvero il lavaggio di mani e piedi da parte di Aaronne e dei suoi figli (Leviti) per potere avere accesso alla tenda del convegno. Simbolicamente questo atto rappresenta l’andare al Signore con un cuore puro, confessando a Lui i propri peccati.
- continua -


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