Il codice da Vinci: analisi critica…

……alla luce di altre fonti e documenti.


Il cosiddetto “Priorato di Sion” – società segreta fondata nel 1099 – è una setta realmente esistita. Nel 1975, presso la Bibliothèque National di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come “Le Dossiers Secrets”, in cui era riportata l’identità di numerosi membri del Priorato, compresi i nomi di Sir Isaac Newton e Leonardo Da Vinci.


Questa è la famosa pagina “di fatto”, da cui, si comincia a discutere la veridicità di alcune informazioni contenute all’interno del romanzo. Di seguito sono riportate alcune citazioni ed alcuni pensieri espressi nelle pagine del libro di Dan Brown, per metterle a confronto con il Libro sicuramente più Veritiero e più letto del mondo: La Sacra Bibbia.

Alla pagina 271 del romanzo si dice che: “la Bibbia è un prodotto dell’uomo, non di Dio. La Bibbia non sarebbe caduta magicamente dalle nuvole. L’uomo l’avrebbe creata come memoria storica di tempi tumultuosi, ed è passata attraverso innumerevoli traduzioni, aggiunte e revisioni. Nella storia non ci sarebbe mai stata una versione finale del libro”.

L’Autore del romanzo forse dimentica o volutamente ignora, i tre principi generali e riconosciuti che servirono per convalidare quegli scritti, che furono il risultato di rivelazione e di ispirazione divina. Primo, l’autore del libro biblico doveva essere un profeta o un apostolo riconosciuto o un collaboratore di un apostolo. Secondo, il libro non poteva essere in disaccordo con le altre Scritture esistenti, né contraddirle. Terzo, il libro biblico doveva ricevere il consenso generale della chiesa Cristiana come “libro ispirato”. Questi tre requisiti furono usati  per riconoscere la validità e l’autorità sia dell’Antico che del Nuovo Testamento.

Per quanto concerne l’Antico Testamento, al tempo di Gesù Cristo, esso era scritto e accettato dai Giudei. L’ultimo libro, il Profeta Malachia, fu completato nel 430 a.C. L’Antico Testamento al tempo di Cristo, è conforme all’Antico Testamento usato per tutti i secoli successivi. Non contiene i 14 libri apocrifi scritti dopo Malachia e aggiunti al canone dell’Antico Testamento all’inizio del secondo secolo a.C., nella traduzione greca alessandrina (dell’A.T. ebraico) chiamata la Septuaginta (LXX). Inoltre, Gesù conferma la triplice ripartizione del canone Ebraico. (Vedi Luca 24:44).

Il libro dell’Apocalisse descrive dettagliatamente gli eventi della fine della storia e che precedono il futuro eterno. La Genesi apre le Scritture collegando il passato eterno con la nostra esistenza nel tempo, con il solo racconto dettagliato della creazione (Genesi capp. 1-2). Così come ci fu un silenzio profetico dopo che Malachia completò il canone dell’Antico Testamento, ci fu un silenzio parallelo dopo che Giovanni scrisse l’Apocalisse. La Parola di Dio è stata trasmessa ai Santi una volta per sempre (Epistola di Giuda v. 3). Vedi inoltre Deuteronomio 4:2; Proverbi 30:5-6; 2 Tessalonicesi 3:16, e Apocalisse 22:18, 19: “Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro”.


Come si può facilmente evincere da questi versetti, sin dalle origini (Antico Testamento) fino agli ultimi giorni che verranno, nessun essere umano può permettersi di aggiungere o di togliere qualche parola al contenuto delle Sacre Scritture. Perché il Signore Gesù è realmente la Via, la Verità e la Vita (Giovanni 14:6). Inoltre, sono evidenti le conseguenze che Dio farà ricadere su coloro che trasgrediscono questo comandamento.


Un altro tema affrontato dal Codice Da Vinci riguarda la Deità di Gesù Cristo, che secondo l’Autore sarebbe stata messa ai voti e riconosciuta solo al Concilio di Nicea (325 d.C.). Secondo lo Stesso, prima di tale evento, Gesù era visto dai suoi seguaci come un profeta mortale: un uomo grande e potente, ma pur sempre un uomo. Un essere mortale. Inoltre lo stesso sostiene che più di ottanta vangeli sarebbero stati presi in considerazione per collazionare il Nuovo Testamento, tra cui quelli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.


L’Autore forse ignora che ci sono abbondanti testi del primo secolo dell’era Cristiana dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio.


All’epoca del c.d. “canone Muratori” del 190 d.C., il riconoscimento dei quattro Vangeli come “canonici” e la conseguente esclusione degli altri testi gnostici è un processo che può dirsi completato. Tutto ciò ben novanta anni prima che l’imperatore Costantino nascesse. Inizialmente furono le lettere di Paolo e degli altri apostoli che cominciarono a circolare tra le comunità Cristiane per ordine degli stessi apostoli (Colossesi 4:16; 1 Tessalonicesi 5:27; 2 Corinzi 1:1; Giacomo 1:1; 1 Pietro 1:1). Le recenti scoperte archeologiche comprendono la “Piscina di Betesda” (Giovanni 5:2) e il c.d. “Lastricato” (Giovanni 19:13), la cui esistenza era considerata dubbia solo qualche decina di anni fa. É stata confermata anche l’esatta localizzazione del “pozzo di Giacobbe” (Giovanni 4). Tali scoperte hanno mutato l’opinione scettica di molti studiosi sulla storicità del quarto Vangelo, il cui Autore ha dimostrato un’evidente e profonda conoscenza della Gerusalemme del tempo di Cristo, proprio come ci aspetteremmo dall’apostolo Giovanni. Tali dettagli non sarebbero stati accessibili a scrittori della generazione successiva perché Gerusalemme fu distrutta dall’esercito di Tito nel 70 d.C.


Ad esempio, il libro degli Atti, in cui è registrata l’attività missionaria della chiesa primitiva, fu redatto da Luca, medico e scrittore dell’omonimo vangelo. Il libro degli Atti termina con l’apostolo Paolo ancora vivente, a Roma.


Questo libro può allora essere stato scritto prima della morte di Paolo, dal momento che gli altri maggiori eventi della sua vita vi sono narrati.


Alcune prove indicano che Paolo fu messo a morte durante la persecuzione voluta da Nerone nel 64 d.C., pertanto è probabile che il libro degli Atti sia stato scritto prima di quell’anno. Il vangelo di Luca, essendo stato scritto prima del libro degli Atti, dallo stesso Scrittore, deve essere dunque stato composto tra la fine del 50 e l’inizio del 60 d.C.


La morte di Cristo ebbe luogo intorno all’anno 30 d.C., il che porta la data di composizione del vangelo di Luca al massimo entro 30 anni da quegli eventi. La chiesa primitiva generalmente insegnava che i primi vangeli ad essere stati redatti erano quelli di Marco e di Matteo, il che ci porta ancora più vicini al tempo di Cristo. Ciò ci induce a ritenere che i primi tre Vangeli furono tutti composti nell’arco di 20-30 anni dal tempo in cui ebbero luogo quegli eventi, un periodo in cui gli oppositori dell’epoca erano in vita, e potevano facilmente contraddire la loro testimonianza se non fosse stata accurata.


Il canone del Nuovo Testamento era riconosciuto dalla chiesa primitiva, già prima del Concilio di Nicea del 325 d.C. (il quale, tra l’altro, non discute questioni relative al canone). La formazione del canone non è stata una decisione conciliare. Il Concilio di Cartagine del 397 non fece altro che ratificare il giudizio delle chiese primitive e limitò le letture pubbliche soltanto alle Sacre Scritture. Per quanto riguarda la divinità di Gesù Cristo è stata ampiamente riconosciuta ancor prima del Concilio di Nicea, da Pietro, uno degli apostoli che riconosce Gesù come il Cristo, il “Figlio del Dio vivente” (Matteo 16:15-17). Anche Tommaso l’incredulo, un’altro degli apostoli, riconosce Gesù come SIGNORE e DIO (Giovanni 20:28-29). Perfino il centurione romano lo riconobbe “giusto” (Luca 23:47). E ancora Marta, la sorella di Lazzaro crede a Gesù come “Figlio di Dio” che doveva venire nel mondo (Giovanni 11:27). Non soltanto gli individui testimoniano della Deità di Gesù, ma anche le sue opere: il primo miracolo a Cana di Galilea (Giovanni capitolo 2); guarigioni di lebbrosi, paralitici, ciechi, indemoniati. I Vangeli sono pieni di queste opere miracolose. Quando Filippo, suo apostolo, chiede a Gesù di mostrare loro il Padre, Gesù gli rispose: “Credetemi: Io sono nel  Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse” (Giovanni 14:8-11). Nel capitolo dieci del Vangelo di Giovanni, dal verso 22 in poi, Gesù afferma la sua Deità. L’Antico Testamento è pieno di riferimenti al Messia: viene chiamato chiaramente DIO (Isaia 9:5; Salmo102:25-27; Salmo 110:1; Daniele 9:24; Isaia 7:14; Geremia 23:5-6; Proverbi 30:4; 2 Samuele 7:13-14; 1 Cronache 17:13-14 ecc…). Inoltre, molto abbondanti sono anche le testimonianze dei primi cristiani (c.d. “padri della chiesa”), che a partire dalla prima e seconda generazione cristiana, e molti anni prima del concilio di Nicea, confermano la verità biblica della Deità di Cristo Gesù: Clemente Romano (morto nel 97 circa), Ignazio di Antiochia (m. 117 c.), Policarpo di Smirne (m. 155 c.), Giustino (m. 165 c.), Melitone di Sardi (m. 170 c.), Ireneo di Lione (m. 200 c.), ecc….


A pagina 286, l’Autore afferma che secondo i redattori del Nuovo Testamento, ogni vangelo che descriveva gli aspetti terreni della vita di Gesù avrebbe dovuto essere omesso dalla Bibbia. Sempre secondo il romanziere, per quei vecchi correttori, un tema terreno particolarmente preoccupante continuava a presentarsi nei vangeli: Maria Maddalena, più in particolare, il suo matrimonio con Gesù Cristo.


Per quanto riguarda questo argomento dobbiamo risalire a Genesi capitolo 2 versi 18 a 24. In questi versi è detto che Dio condusse all’uomo tutti gli animali che aveva creato per vedere se tra questi si fosse trovato un aiuto giusto per lui. Ma quando vide che non si trovava, decise di creare un essere vivente simile all’uomo: la donna. E così l’uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.

Dio vide la solitudine di Adamo e supplì al suo bisogno secondo il Suo piano e la Sua sapienza. Cosi facendo, Iddio ha voluto COMPLETARE l’uomo donandogli l’aiuto convenevole. La donna è l’atto finale dell’opera creatrice di Dio. Gesù in quanto Egli stesso DIO, e quindi essere perfetto, non ha bisogno di un aiuto convenevole. Inoltre, Giovanni Battista quando vide Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” (Giovanni 1:29). Infine in Apocalisse 21:2 si parla della città santa la nuova Gerusalemme che scende dal cielo pronta come una sposa adorna per il suo sposo (Gesù Cristo).

Ancora, Apocalisse 19:7-9 ci parla delle nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata. La Sua sposa è la chiesa (Efesini 5:22-27), che incontrerà nei cieli, non certo Maria Maddalena.


A pagina 288 il Codice da Vinci parla dei “Rotoli di Nag Hammadi” in cui furono ritrovati buona parte dei Vangeli gnostici, nel 1945. Ma che cosa sono tali vangeli gnostici? Cosa sostiene lo gnosticismo? Si tratta di libri apocrifi, non riconosciuti dai primi Cristiani e dai discepoli di Cristo. Il termine “apocrifo” (dal greco apokryphòs) significa “nascosto, segreto”. La comprensione del termine va cercata nell’ambito dello gnosticismo; furono infatti gli gnostici (seguaci di varie religioni misteriche e correnti magico-astrologiche) ad affermare di possedere dei “libri segreti”.


Elemento comune alle varie tendenze gnostiche, è l’insistenza sull’elemento “conoscenza” (dalla parola greca gnòsis, per l’appunto), inteso come illuminazione riservata a pochi iniziati, in virtù della quale essi pervengono alla visione del divino e alla loro salvezza; di fronte a questa conoscenza privilegiata, la fede non riveste alcuna importanza. I seguaci dello gnosticismo asseriscono che i vangeli gnostici contengono degli insegnamenti esoterici “segreti” di Gesù rivelati a pochi eletti. Si tratta di un sapere segreto ed elitario, in opposizione dunque agli insegnamenti e alla dottrina di Gesù Cristo stesso, che parlava apertamente e si indirizzava proprio a coloro che sono semplici di cuore (Matteo 18:3).
I vangeli gnostici esercitarono ed esercitano un fascino romantico su numerosi “cercatori di verità nascoste”, ignari del fatto che gli gnostici utilizzarono un linguaggio cristiano per supportare concezioni antitetiche agli insegnamenti di Cristo. Sappiamo che un prete di Alessandria, Ario, negava la divinità di Gesù Cristo, e specialmente la Sua eterna preesistenza. Riteneva che Gesù fosse solo una creatura, la prima di tutta la creazione. Sconfessato ed escluso dal sacerdozio, Ario trovò appoggio presso alcuni vescovi non ortodossi, come Eusebio di Nicomedia, che godeva di molto favore presso la corte imperiale. La Chiesa d’Oriente si trovò così a dover fronteggiare subbugli e divisioni. Nel Codice Da Vinci, riferendosi al Concilio di Nicea, Dan Brown abbraccia l’idea ariana affermando che “fino a quel momento della storia, Gesù era visto dai Suoi seguaci come un profeta mortale … un grande e potente uomo, ma soltanto un uomo”.
Il codice  da Vinci a pagina 364 sostiene che gli antichi ebrei  credevano che la parte più sacra, il Sancta Sanctorum, nel tempio di Salomone, ospitasse non solo Dio ma anche una divinità femminile, potente e uguale a lui, Shekinah.


Sempre secondo la fervida fantasia dell’Autore, gli uomini che cercavano la completezza spirituale si recavano nel tempio per fare visita alle sacerdotesse -hierodule- (quando sappiamo con certezza dalla Storia e dalle Fonti che l’ebraismo è sempre stata una società di tipo patriarcale!), con cui si congiungevano carnalmente e così avrebbero avuto l’esperienza del divino attraverso l’unione fisica.

Leggiamo cosa sta scritto nel secondo Libro delle Cronache, al capitolo 5, verso 11: “Mentre i sacerdoti uscivano dal luogo santo – poiché tutti i sacerdoti presenti si erano santificati senza osservare l’ordine delle classi”, e al verso 14 dello stesso capitolo dice: “I sacerdoti non poterono rimanervi per svolgere il loro servizio a causa della nuvola; poiché la gloria del SIGNORE riempiva la casa di Dio”. Da questi due versetti si comprende chiaramente che il Sancta Sanctorum (o luogo santissimo), era abitato solo da Dio e non da qualche supposta divinità femminile, in secondo luogo, nessuno poteva stare nel c.d. “luogo santissimo” perché la gloria di Dio riempiva la casa. Quindi non si comprende come gli uomini si sarebbero potuti incontrare con le sacerdotesse per avere quest’unione fisica, e per avere l’esperienza con il divino.

A pagina 401 l’Autore sostiene che “tutte le religioni del mondo sono basate su falsificazioni. E’ la definizioni di “fede”: accettare quello che riteniamo vero, ma che non siamo in grado di dimostrare. Ogni religione descrive Dio attraverso metafore, allegorie e deformazioni della verità, dagli antichi egizi fino agli attuali insegnamenti di catechismo. Le metafore sono un modo per aiutare la nostra mente a spiegare l’inspiegabile. I problemi sorgono quando cominciamo a credere alla lettera alle nostre metafore”.
Quelli che seguono sono solo alcuni esempi delle numerosissime testimonianze archeologiche che hanno confermato l’autenticità della narrazione e degli eventi descritti nella Sacra Bibbia. Le prove sono così schiaccianti che il famoso archeologo Nelson Glueck dichiarò: “Si può affermare categoricamente che nessuna scoperta archeologica abbia mai contraddetto i riferimenti biblici”.


Relativamente all’Antico Testamento, l’evento biblico maggiormente documentato è quello del diluvio universale descritto nella Genesi. Il racconto del diluvio si trova in più di 500 racconti più o meno “mitizzati”, nelle diverse civiltà, in popoli lontani geograficamente e culturalmente.


Di particolare rilevanza sono i ritrovamenti Babilonesi, Sumeri, e Assiri. Molti di quelli Babilonesi ne parlano con dovizia di particolari; un esempio è l’undicesima tavoletta del poema epico di Gilgamesh, che descrive accuratamente gli eventi secondo lo schema biblico.

La scoperta dell’archivio di Ebla, nel nord della Siria, verso la fine degli anni ‘70 ha dimostrato l’attendibilità del racconto biblico che riguarda i Patriarchi. I documenti scritti su tavole di creta a partire dal 2300 a.C. circa, confermano che diversi nomi di persone e di luoghi nella narrativa della Genesi sono autentici. Ad esempio, era in uso ad Ebla il nome “Canaan”, che un tempo i critici dichiaravano non usato all’epoca dello scritto biblico, e quindi adoperato a sproposito nei primi capitoli della Bibbia. Inoltre, nel 1977, il prof. Noel Freedman, direttore dell’Istituto Archeologico di ricerca di Gerusalemme “W.F.Albright”, durante una conferenza, rese noto il rinvenimento di una tavoletta ad Ebla (n.1860), il cui testo menzionava le “cinque città della pianura”, Sodoma, Gomorra, Adma, Tseboim e Bela, nello stesso ordine impiegato in Genesi cap. 14. Nelle tavolette era menzionato anche il re Birsha, lo stesso nome che il re di Gomorra aveva al tempo di Abrahamo (Genesi 14:2). Si potrebbe dire molto di più su queste sensazionali scoperte che, via via che le tavolette sono lette dall’epigrafista, forniscono costantemente nuove rivelazioni (le tavolette ritrovate tra le rovine del palazzo di Ebla che nel 1975 erano circa 15.000, salirono a circa 20.000 durante gli scavi del 1976-77).


Gli Hittiti (o Ittiti, o Hittei) una volta si pensava che fossero una popolazione della leggenda biblica, fino a quando nel 1906 la loro capitale e i loro archivi furono scoperti a Bogazkoy in Turchia.


Fino a qualche tempo fa, si pretendeva che non fosse mai esistito un re assiro di nome Sargon, come riferito in Isaia 20:1, perché tale nome non era noto da nessun’altra fonte. Poi, il palazzo di Sargon fu scoperto a Khorsabad in Iraq. Proprio lo stesso evento menzionato in Isaia cap. 20, cioè la conquista di Asdod (Ashdod), veniva narrato sulle pareti del palazzo! Inoltre, frammenti di una stele che commemorava la vittoria furono rinvenuti nel sito della stessa Asdod.


Gli scavi della biblica Sichem presentarono nel 1960 nuove prove a favore di una data per il regno del re Abimelec, il figlio del giudeo Gedeone. Quando si scavò il tempio di Baalberith a Sichem, menzionato nel libro dei Giudici al cap. 9, gli archeologi furono in grado di datare la distruzione di quel tempio da parte di Abimelec. Tale data era in accordo con quella del breve regno di tre anni di Abimelec a cui si era già arrivati esclusivamente sulla base dei dati cronologici forniti dalla Bibbia.


Un altro re la cui esistenza era stata messa in dubbio era Baldassar (o Belshatsar), re di Babilonia, nominato in Daniele cap. 5. Secondo gli storiografi, l’ultimo re di Babilonia era stato Nabonide. Successivamente furono ritrovate delle tavole che mostravano che Baldassar fu il figlio di Nabonide e che regnò come suo co-reggente in Babilonia. Così, Baldassar poté costituire Daniele “terzo signore del regno” (Daniele 5:16), la posizione più elevata a disposizione, per essere riuscito a leggere il testo scritto sulla parete. Qui risalta la natura di “testimonianza oculare” del testo biblico, come tante volte è stato messo in evidenza dalle scoperte archeologiche. Inoltre dobbiamo citare una tavoletta sumera scritta in caratteri cuneiformi, che descrive la confusione risultante dall’evento della Torre di Babele, attribuendola al “dio della sapienza”. Sempre in quest’area del “crescente fertile”, nel secolo scorso degli scavi portarono alla luce i resti di una grande città.
Lo storico W. Keller ne riepiloga così i risultati: “Nel 1899 la Società Orientale Tedesca inviò una grossa spedizione sotto la direzione del Professor Robert Koldewey, per esaminare i famosi resti di Babil. Durante un periodo di 18 anni, fu portata alla luce la più famosa metropoli del mondo antico, il regno di Nabucodonosor, e al tempo stesso, una delle Sette Meraviglie del Mondo, i Giardini Pensili, e “E-temen-an-ki”, la leggendaria Torre di Babele. Nel palazzo di Nabucodonosor e sul Cancello di Ishtar, che si trovava dietro di esso, furono scoperte innumerevoli iscrizioni” (W. Keller, The Bible as History, 1980, p. 302).

La cattività di Ioiachin, re di Giuda, in Babilonia (2 Re 24:15-16) è riportata su alcune tavolette in cuneiforme contenenti la cronaca dei primi anni di regno di Nabucodonosor. Esse si riferiscono alla presa di Gerusalemme, alla sua cattività e all’intronizzazione di Sedekia, l’ultimo re di Giuda, il 16/17 marzo del 697 a.C. (riferito al nostro calendario).

La dinastia del re Davide è confermata dalle iscrizioni in aramaico su una tavoletta commemorativa rinvenuta a Tell Dan (a nord di Israele), datata al IX secolo a.C., probabilmente parte di un monumento ad Hazael, re di Aram. La tavoletta cita diversi eventi registrati nel primo Libro dei Re. La campagna del faraone Shishak contro Israele (1 Re 14:25-26) è riportata sulle mura del Tempio di Amun a Tebe, in Egitto. La caduta di Samaria (2 Re 17:3-6, 24; 18:9-11) per mano di Sargon II, re d’Assiria, è descritta sulle mura del suo palazzo. La sconfitta di Ashdod per mano di Sargon II (Isaia 20:1) è descritta sulle mura del suo palazzo. La campagna del re assiro Sennacherib contro Giuda (2 Re cap. 18 e 19; 2 Cronache 32; Isaia 37) è riportata dal prisma c.d. “di Taylor”, e nelle diverse stele biografiche di Tirhaka in Nubia.


La caduta di Ninive predetta dai profeti Nahum e Sofonia (Sofonia 2:13-15) è riportata sulla tavoletta di Nabopolasar. La caduta di Gerusalemme per mano di Nabucodonosor, re di Babilonia (2 Re 24:10-14) è riportata nelle cronache Babilonesi. Inoltre, la caduta di Babilonia sotto i Medi e i Persiani (Daniele 5:30-31) è riportata sul c.d. “cilindro di Ciro”. La narrazione biblica del profeta Balaam è confermata da varie iscrizioni, su 119 frammenti rinvenuti a Deir’Alla.


Nel 1868 fu rinvenuta una tavoletta nell’area dell’antica Moab. Lo studioso Clearmon-Ganneau ne prese l’impronta prima che gli arabi la rompessero in più frammenti per venderla. L’iscrizione convalida il contenuto del capitolo 16 del primo libro dei Re e del capitolo 3 del secondo libro dei Re. Essa cita anche il tetragramma, il nome con cui Dio si fece conoscere ad Israele in Esodo (Yahwéh).


La liberazione degli schiavi in Babilonia per mano di Ciro il Grande (Esdra 1:1-4; 6:3-4) è riportata nel summenzionato “cilindro di Ciro”. L’obbligo di lasciare Roma per tutti i Giudei durante il regno di Claudio (41-54 d.C.) è riportato dallo storico romano Svetonio. La scoperta di un grosso altare di pietra fornito di protuberanze a mo’ di corni, negli scavi di Beer-Seba del 1973, fece luce su due versetti del libro del profeta Amos (5:5 e 8:14) che sembravano suggerire che in quella città esistesse un santuario. La distruzione di Tiro, famoso porto fenicio dell’antichità noto per il culto orgiastico e crudele di Baal, fu profetizzata nei minimi dettagli (Ezechiele 26:3-14) dal profeta Ezechiele nel 586 a.C., l’anno che precedette la sua caduta.


Infine, l’esistenza di Gesù Cristo è riportata anche nel Talmud Babilonese e da diversi autori antichi non cristiani, tra cui Giuseppe Flavio, Svetonio, Plinio il Giovane, Luciano, ed altri, che confermano che eventi come la crocifissione e la vita dei primi cristiani, non sono invenzioni mitiche dettate da un presunto fervore religioso, ma verità oggettive pienamente degne di fiducia.

(E’ permessa la riproduzione di parte o tutto il documento purché sia citato il sito www.Diotiama.it)

n.b: una delle fonti utilizzate per la stesura dell’articolo è la rivista “il cammino cristiano”




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