La chiesa cattolica e la riforma protestante

La chiesa cattolica e la riforma protestante

Con Martin Lutero ha inizio la Riforma Protestante, che fu, all’inizio, un movimento di protesta contro lo strapotere della Chiesa di Roma, la corruzione nei costumi del clero, la deformazione delle principali verità di fede nel messaggio cristiano. La scintilla, diciamo così, venne provocata dalla vendita delle indulgenze.

Che cosa è l’indulgenza? E’, secondo il diritto canonico, la remissione davanti a Dio, si noti bene, non dei peccati, ma della pena temporale meritata per i peccati già commessi e rimessi con l’assoluzione. Le indulgenze possono essere «lucrate» dai vivi e dai morti, cioè da quelle anime che si trovano nel purgatorio.

Davanti allo spettacolo del clero, di membri dei vari ordini religiosi, che finanche nei mercati vendevano le indulgenze a suon di moneta contante, insorge un frate dell’ordine degli agostiniani, Martin Lutero, con l’affissione, sul portale della cattedrale di Wittemberg, il 31 Ottobre 1517, di 95 tesi confutanti la dottrina delle indulgenze. Dalla loro formulazione si nota un Lutero ancora cattolico romano; il Riformatore, infatti, al principio non pensava nemmeno lontanamente ad una separazione da Roma, ma solo ad una riforma da attuare nell’unità della fede.

Negli anni successivi, con la maturazione del suo pensiero, ed anche con le dispute teologiche, Lutero acquista maggiore consapevolezza della verità. Il sorgere del Cristianesimo riformato come professione di fede separata e distinta da quella di Roma fu una conclusione logica di quella chiusura, cieca e totale, da parte del clero di Roma, alle giuste istanze che giungevano da ogni parte.

È necessaria però una precisazione piuttosto importante. Non ci sarebbe stata una riforma se non ci fosse stata una pre-riforma. E con questo termine ci riferiamo alla testimonianza fornita da quei vari movimenti, considerati come «ereticali», i quali, dal XII al XV secolo, testimoniarono, anche con il sacrificio della vita dei loro esponenti, la vera fede di Cristo, pur compatibilmente con la luce dei tempi in cui operarono. Citiamo qui i Poveri di Lione o Valdesi; gli Apostolici, i Lollardi, in Inghilterra, i quali erano tutti concordi nel rivendicare la Sacra Bibbia come unica fonte della divina rivelazione.

Questi movimenti religiosi contestavano altresì il papato, i cinque sacramenti non biblici, la messa e la dottrina della transustanziazione, il purgatorio, ecc.

Senza questa pre-riforma difficilmente ci sarebbe stata una riforma protestante [...].

Lutero però considerava la sua Riforma come qualcosa che doveva svilupparsi e continuare nel tempo; dopo la sua morte ci fu, invece, un arresto ed a quello spirito di ricerca e di progresso ne subentrò uno di conservazione e di guerra di religione. Il Protestantesimo non fu capace di sbarazzarsi di quella concezione di «chiesa o religione di stato», caratteristica del cattolicesimo romano; ancora oggi, infatti, in alcune nazioni d’Europa a maggioranza protestante o anglicana vige tale sistema.

Per superare questo arresto nell’opera di riforma, sorsero dei movimenti prettamente evangelici, la cui missione è stata, ed è ancora oggi, di determinare un risveglio, di superare il concetto di «chiesa di stato», ponendo il Cristianesimo e la politica in due campi nettamente separati e distinti: una sorta di ritorno a quegli ideali che caratterizzavano la testimonianza della Chiesa di Gesù Cristo al tempo degli Apostoli.

Si trattava di una rivalutazione della vita spirituale, dell’opera dello Spirito Santo nella Chiesa, e quindi dell’esercizio dei suoi doni o carismi. Queste chiese evangeliche rivalutarono e rivalutano adeguatamente le profezie della Bibbia facendo rivivere lo spirito di attesa del secondo avvento di Cristo.

Apparentemente, in questo processo di riforma, la Chiesa di Roma sembra avere partita facile. Con il Concilio di Trento e la cosiddetta Controriforma, le divisioni tra mondo protestante e mondo cattolico erano divenute ormai più nette e definitive: mentre la Chiesa di Roma si presentava come un blocco monolitico, diviso appariva il mondo Protestante ed Evangelico.

Ancora oggi questa è l’arma preferita dalla Chiesa di Roma, che presenta se stessa come la «vera» Chiesa perché unita e compatta. I cattolici romani affermano: «Noi siamo la vera Chiesa perché abbiamo la continuità apostolica. Le chiese riformate si sono staccate dalla Chiesa madre e pertanto non possono costituire la vera Chiesa di Cristo, anche perché sono divise e mancano di continuità».

Tale argomento è pretestuoso e privo di fondamento perché la vera Chiesa di Gesù Cristo è tale non per la sua continuità storica né per la cosiddetta «successione apostolica». Alla Pentecoste il Cristianesimo nacque come una separazione dal Giudaismo per il semplice fatto che l’era della legge era passata facendo posto all’era della grazia. Al principio, il Cristianesimo apostolico era considerato dal Giudaismo ufficiale come una setta staccatasi dal seno di esso. Sono significative, a tale riguardo, le parole che gli esponenti del giudaismo romano rivolgono a Paolo, che trovandosi nella capitale dell’Impero, li aveva convocati per annunziare loro il Cristo: «perché, quanto a questa setta, ci è noto che dappertutto essa incontra opposizione» (Atti 28: 22).

Il Nuovo Testamento ci fornisce il concetto di vera Chiesa di Cristo e ci dice che essa è stata la realtà di tutta l’era cristiana. Ma precisa chiaramente che essa è costituita non da coloro i cui nomi sono riportati nel registro di una parrocchia per aver ricevuto il battesimo appena nati, ma nel libro della vita dell’Agnello, che è nel cielo (Apocalisse 3: 5; 13: 8; 17: 8; 20: 15; 22: 19).

I membri della vera Chiesa sono noti solo al Signore nostro gesù Cristo, che è il fondamento unico, l’architetto, il costruttore, l’edificatore di essa (1a Pietro 2: 1-7).

L’Apocalisse presenta una chiesa cristiana unita, monolitica, ma la presenta come una nuova Babilonia, in senso mistico (Apocalisse, capitoli 17 e 18).
Ma chiediamoci se le divisioni sussistenti nel mondo evangelico hanno bloccato la crescita spirituale di ogni singolo credente in Gesù Cristo o l’hanno invece sviluppata. Nelle Chiese evangeliche la liturgia è ridotta al minimo, il cerimonialismo e il ritualismo non esistono; al centro del culto ci sono Cristo e la Sacra Scrittura, Parola rivelata di Dio, che ogni singolo cristiano medita ed approfondisce. Il cristiano evangelico sa dimostrare di aver fede e la testimonia con cosciente consapevolezza; il cattolico romano sa recitare solo alcune giaculatorie imparate a memoria, segue i riti meccanicamente, non medita nè investiga la Parola di Dio.

Possiamo dunque affermare che recano più utilità le presenti divisioni (poi non sono effettivamente tali) delle Chiese evangeliche che non l’unità Cattolicesimo romano [...].

tratto da “Il cristianesimo” di Leonardo Navarra



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