Israele da da mangiare ai propri nemici

Il 27 Gennaio si celebra la “Giornata della Memoria”, per ricordare la Shoah, una parola ebraica che significa, “distruzione” e si riferisce ai sei milioni di ebrei uccisi, fra cui 1.500.000 di bambini. Finalmente grazie a Dio lo stesso giorno del 1945 venne liberato il campo di Auschwitz, in Polonia.

Per giustizia con quanto segue vogliamo ricordare anche una parte della situazione odierna, che viene presentata giornalmente da tutti i mass-media.

Regolarmente arrivano notizie sulle operazioni militari israeliane nella stri­scia di Gaza, ma raramente si parla dei quotidiani attacchi missilistici che partono da Gaza e mirano all’entroterra israeliano. Ancora più rare sono le notizie degli aiuti israeliani per alleviare le sofferenze dei civili palestinesi.


L’AIUTO UMANITARIO D’ISRAELE PER GAZA IN CIFRE

L’esercito israeliano, in collaborazione con il «District Coordination and Liaison Office» (DCL) di Gaza, non si occupa sol­tanto di arginare il più possibile gli attacchi con missili Kassam contro la popolazione civile israeliana nella parte occidentale del deserto del Negev, e in particolare a Sderot. Di cui alleghiamo due foto che mostrano il risultato di prima e dopo la cura dei missili Kassan, di tanto buon lavoro andato in fumo.

Da quando, a metà giugno 2007, gli Hamas hanno assunto il controllo della striscia di Gaza con la violenza, Israele ha messo complessivamente a disposizione 54.000 tonnellate di beni di soccorso presso due passaggi di frontiera per alleviare la soffe­renza della popolazione civile palestinese. Elenchiamo di seguito le consegne effet­tuate fino all’inizio di agosto 2007 (in sette settimane), le cui cifre parlano da sole: – 5 775 t di zucchero; – 3 255 t di sale; – 1 792 t di olio com­mestibile; – 1 725 t di farina; – 1 652 t di riso; – 2 035 t di carne e insaccati; – 2 565 t di latticini; – 6 733 t di frutta; – 288 t di scatolame; – 705 t di spezie; – 4421 di caffè e te; – 4621 di latte in polvere; – 6601 di legu­mi; – 1 225 t di cipolle; – 260 t di carote; – 11 t di aglio; – 1 092 t di prodotti alimenti vari; – 12 168 t di paglia; – 182 t di piantoni; – 155 t di uova da cova; – 381 t di pesce congelato; – 468 t di pannoloni; – 220 t di carta igienica; – 150 t di medicinali; – 168 t di accessori medici; -1 218 t di detersivi; – 8 310 t di foraggio e mangime.   L’embargo di questi giorni da parte israeliana, non è arrivato per sadica estrema intolleranza, ma per desiderio di voler lavorare la terra in pace e che la giustizia sia estesa in tutto il territorio. E per far riflettere il mondo palestinese con la domanda: “Se noi vi diamo pane, perché ci ripagate con le bombe!?”

In effetti, le cifre parlano da sole: Israele segue a questo proposito la via di Gesù a dar da mangiare e da bere ai suoi nemici. Anche questi fatti dimostrano ancora una volta che Israele è diversa da tut­te le altre nazioni. I paesi arabi lascerebbero spietatamente morire di fame i loro nemici, anche se originari della stessa famiglia. È questa la realtà dei fatti. Israele non è il popolo del Corano, bensì il popolo della Bibbia.

nikscorsone.maranath@libero.it



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