Cosa farebbe Gesù se incontrasse Bart Simpson?

simpsonL’intera famiglia è seduta a tavola per la cena. Il padre chiede a suo figlio di fare la preghiera e ringraziare per il cibo. Il bambino inizia a pregare: “Buon Dio, perché dobbiamo ringraziarti per il cibo visto che l’abbiamo pagato tutto noi?”

Profondamente sdegnato, il padre domanda al figlio: “Chi ti ha insegnato queste cose?”

“Bart Simpson”, risponde il bambino orgoglioso.

Bart Simpson è un ragazzino di quarta elementare videogiochi-dipendente, ne combina di tutti i colori, non rispetta minimamente nessuna autorità, bestemmia Dio, è spesso costretto a restare a scuola anche dopo l’orario di lezione e a scrivere alla lavagna, per punizione, frasi tipo: “Non chiamerò mai più la mia maestra ‘La gattina in calore’”.

“Cosa farebbe Gesù se incontrasse Bart?”

Lo punirebbe o discuterebbe invece con lui del suo tipico atteggiamento da”Sono un buono a nulla e ne vado fiero”?

Gesù potrebbe affrontare con lui molti argomenti. Dopo aver letto nella Bibbia come Gesù trattava i bambini, credo che, anziché prenderlo a sculaccioni, Gesù lo avrebbe fatto sedere accanto a sè, parlandogli amorevolmente e incoraggiandolo!

Riesco persino a immaginarmi Gesù mentre gli dice: “Bart, mi ricordo che hai fatto una cosa giusta.”

Scommetto che sei curioso di sapere cos’è la cosa giusta che Bart Simpson ha fatto, vero?

Continua a leggere perché è molto interessante.

Bart frequentava la quarta elementare, ma non era molto bravo.

Una volta il maestro gli chiese di raccontare “L’isola del tesoro” e, quando si rese conto che il ragazzo conosceva solo la copertina del libro, si arrabbiò tantissimo e chiamò i suoi genitori. Disse loro che Bart probabilmente avrebbe dovuto ripetere la quarta.

Quando Bart lo seppe, ne rimase tanto sconvolto da non riuscire più a dormire. Per lui non c’era cosa peggiore che dover restare a scuola più del necessario.

*Una domanda al lettore: “Quale sarebbe per te la cosa peggiore?”*

Il furbo Bart escogitò immediatamente un altro dei suoi piani.

Andò da Martin, un secchione imbranato, e gli fece una proposta: “Io ti insegno come diventare il tipo più in gamba di tutta la scuola se tu mi aiuti a superare il prossimo compito di storia.” Infatti, questo compito in classe era la sua ultima possibilità per ottenere la promozione.

Così Bart iniziò a insegnargli le cose fondamentali per diventare un tipo in gamba, per esempio ruttare a comando, dipingere i graffiti sui muri e sui cancelli dei garage, e fare i dispetti alle bambine timide.

E così, a poco a poco, Martin diventò il ragazzo più in gamba e piú famoso di tutta la scuola. Ormai era così celebre che “non aveva più tempo” per studiare con Bart.

Prova a immaginarti la scena seguente, con tutti gli ingredienti necessari per una bella puntata dei Simpson.

Era la sera prima del compito in classe.

Bart era in camera sua, da solo, seduto alla scrivania e con il libro aperto davanti a sè. Guardava fuori dalla finestra. Cercava di studiare, ma si rendeva conto chiaramente che ormai era troppo tardi. “Che terribile sensazione!” Era praticamente impossibile inculcarsi in mente in una sola notte tutti gli argomenti da imparare per svolgere un buon compito di storia.

Sua madre entrò in camera sua ed esclamò meravigliata: “Bart, dovresti essere già a letto da un pezzo!”

Bart chiuse il libro lentamente. Mancavano solo poche ore al compito in classe e ormai sembrava non esserci più alcuna speranza.

Fu allora che Bart si inginocchiò accanto al suo letto e iniziò a parlare con Gesù. “Ehi, amico mio, credo proprio che sia arrivata la fine. So bene di non aver fatto sempre il mio dovere, ma se domani andrò a scuola il mio compito sarà un disastro e verrò bocciato. Ho bisogno almeno di un altro giorno per studiare. Caro Dio, mi serve il tuo aiuto!!! Magari uno sciopero degli insegnanti, un corto circuito, un’improvvisa ondata di gelo… qualunque cosa che mi impedisca di andare a scuola domani… So di chiedere molto, ma se c’è qualcuno in grado di farlo, quello sei proprio tu. Ti ringrazio anticipatamente. Il tuo amico Bart Simpson.”

Cambio di scena: la casa di Bart dall’esterno.

La luce in camera sua si spense e tutto sprofondò nel buio. Un attimo dopo un fiocco di neve si posò delicatamente per terra, poi un altro e un altro ancora.

Quella notte arrivò un’improvvisa gelata, una di quelle bufere di ghiaccio che, nel giro di pochi minuti, possono far scendere la temperatura anche di quaranta gradi. Fu tanto violenta da venire annoverata negli annali della città.

Musica di sottofondo: l’Alleluia di Friedrich Händel…

La mattina seguente Bart non riuscì a credere ai propri occhi. Quel giorno la scuola restò chiusa.

Bart si mise davvero a studiare, anziché andare in slitta con i suoi amici. Lavorò sodo tutta la giornata, ben sapendo cosa c’era in ballo e che Dio lo aveva veramente aiutato.

Sicuramente pensava: “Dio ha provocato questo caos metereologico per offrirmi un’altra possibilità. Tutto questo a causa mia. Gesù ti ringrazio.”

Il giorno dopo, durante il compito in classe, cercò di fare del suo meglio. Riuscì miracolosamente a prendere la sufficienza grazie a un punto supplementare che gli venne regalato “immeritatamente”.

“È stato tutto un vero e proprio regalo.”

Bart era così felice che, prima di precipitarsi fuori dall’aula, dalla gioia baciò addirittura la maestra.

Suo padre Omero rimase così sorpreso dal figlio che appese la sua pagella allo sportello del frigorifero e gli disse: “Sono davvero fiero di te, ragazzo mio!”

“Grazie, papà, ma per la maggior parte di quei sei devo ringraziare Gesù”, rispose Bart.

“Non è incredibile?”

Se Bart fosse un ragazzino in carne e ossa e pronunciasse una preghiera del genere, sono convinto che Gesù gli direbbe: “Bart, quello che mi hai detto veniva dal profondo del cuore. Lo apprezzo molto. Ecco perché ho esaudito la tua richiesta.”
(Salmo 50:15)

“Hai ammesso di non farcela da solo. Di solito hai sempre la battuta pronta e sai come cavartela. Questa volta, invece, sei stato zitto zitto e ti sei umiliato davanti a me. (1 Pietro 5:6)

Sai, solo quando le persone si sentono impotenti e abbandonate sono disposte a cercarmi con tutto il cuore. (Salmo 107:12-13)

Per la prima volta hai confessato sinceramente di non esserti comportato bene. Prima davi sempre la colpa agli altri e quando combinavi qualche guaio non lo ammettevi mai.

Se mi confessi le tue colpe, io ti perdonerò.
(1 Giovanni 1:8-10)

Bart, questo è l’inizio di una vera amicizia tra te e me. Rifletti: cosa fanno due amici? Trascorrono del tempo insieme, si fidano l’uno dell’altro e sono sinceri. Solo un vero amico è disposto a dare la propria vita per l’altro. Ebbene, io ti voglio così bene che ho già dato la mia vita per te. È bello che tu mi consideri tuo amico, e io lo sono se tu ascolti la mia voce. (Giovanni 15:1314)

Queste potrebbero essere le parole che Gesù rivolgerebbe a Bart.

Se imparassimo a parlare di nuovo con Dio e a cercarlo, accadrebbero cose “incredibili” nella nostra vita. Allora racconteremmo a Gesù tutto quello che ci sta a cuore.

Gesù rivolge a tutti lo stesso invito e dice: “Venite a me voi che non sapete come gestire la vostra vita e io vi darò riposo.” (Matteo 11:28)

Abbiamo disimparato a rivolgerci a Gesù quando siamo preoccupati e parlare prima con Lui delle situazioni che dobbiamo affrontare nella vita, proprio come si fa con un amico. Ad un amico si racconta tutto, lo si rende partecipe anche delle gioie più intime e segrete.

In questo molti potrebbero imparare da Bart Simpson.

tratto da  soulsaver.it



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