ANDARE ALL’INFERNO AD UN PASSO DAL PARADISO

ANDARE ALL’INFERNO AD UN PASSO DAL PARADISO

Il materialismo e l’incredulità hanno creato un disinteresse totale per l’aldilà.

L’attaccamento alla materia e le gioie passeggere di questo povero mondo ha fatto perdere di vista l’essenziale. In un mondo che passa, però, l’argomento più importante rimane sempre quello dell’eternità. Nonostante a volte nelle battaglie della vita siano in molti ad esclamare: “Che c’è in questa vita!?”, con l’auto risposta di “niente” continuano a vivere solo e in funzione di essa.

Sono tante le scuse e le motivazioni di questa triste aridità fisica, morale e spirituale: “Troppo… intellettuale, bigotto, laico, indaffarato, malato, vecchio, bambino, ateo, adultero, ladro, bugiardo, bestemmiatore, nordista, sudista, cattolico romano, turista, islamico, buddista, T.d.G., mormone, moderno, antico, femminista, ignorante, democratico, comunista, italiano, arabo, giudeo, troppo bravo, troppo morto…”.

In croce, vicinissimi a Gesù, c’erano due uomini troppo ladri e omicidi; alla fine uno si pentì, credette, fu salvato, e sono passati 2000 anni da quando varcò la soglia del paradiso a godere le gioie eterne.

La porta era aperta anche per l’altro, ma preferì nella sua incredulità varcare la soglia dell’inferno, dove soffre le pene eterne, già da 2000 anni.

Gesù un giorno guardando i Suoi contemporanei e l’uomo di ogni epoca ebbe a dire: Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7:13-14). In poche parole ti sta dicendo: “Se sei ad un passo dal paradiso, perché scegli l’inferno?”.

Gesù portò guarigione, pace, salvezza, gioia, certezza del paradiso, ogni benessere per tutto il nostro essere, eppure Lo guardarono con sospetto, l’egoismo e l’orgoglio umano fu irritato, la frivola routine della vita disturbata, tutto il buonismo religioso e settario, smascherato per quello che è: “…sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia” (Matteo 23:27). Allora gridarono a Pilato: “Toglilo, toglilo di mezzo, crocifiggilo!” (Giovanni 19:15). Gesù era venuto per portare la vita e gli diedero una morte orribile. Spiritualmente nel loro ostinato rifiuto era come se gridassero: “Siamo morti e vogliamo rimanere sepolti”.

Ancora oggi, Macarena e Danza Kuduro sono le più cliccate: “oi oi oi oi oi oi vieni piccola, balliamo kuduro… Chi può domare la forza del mare? Chi ti entra nel sangue? Il calore del sole che ti illumina e non ti lascia in pace piccola? Chi può fermare questo che ballando fa perdere il controllo ai tuoi fianchi sexy? E questo fuoco che brucia dentro, e lentamente ti trasforma in una bestia… oi oi oi oi oi oi…” Kuduro, presentato come un dio, vuol dire: “divertimento, ballare, divertimento, ballare”, che trasforma per come dice il testo, in istinti sessuali come le bestie.

Non stiamo dicendo che l’Iddio che ha creato la gioia è contrario al divertimento, ma certo non in un modo animalesco per come sopra descritto, che lo esclude da tutto il nostro essere. Dio è Dio, il Suo posto è stare al centro della nostra vita. Al Salmo 46:10

Egli dice: Fermatevi, e riconoscete che io sono Dio. Io sarò glorificato fra le nazioni, sarò glorificato sulla terra.” Già, nella corsa della vita conviene fermarsi e considerare dove siamo e dove stiamo andando. Ed ancora Dio consiglia: “Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza” (Deuteronomio 30:19).

di Nicola Andrea Scorsone
nikscorsone.maranath@libero.it



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