La commemorazione dei morti

La commemorazione dei morti

di Nicola Andrea Scorsone

Quella mattina del 1° di novembre, alla mia nascita, amici, parenti, vicini di casa… dicevano: “Li morti lu purtaru!”, con la tradizionale scusa che i morti portano i doni ai bambini, in occasione della ricorrenza dei morti come “lu pupu di zuccaru”.

Mia madre fresca dei dolori del parto, rispondeva: “altro che morti, li vivi lu purtaru!”. A parte questo pezzo della mia storia, la Commemorazione dei defunti è una ricorrenza molto sentita, in ogni epoca e fra tutti gli abitanti della terra.

In giro si respira una gradevole aria di festa, profumata da milioni di fiori, preparati con cura e amore per i propri defunti. Il loro ricordo, fresco o antico che sia, suscita sempre profonda commozione.

Parlando di “festa” dei morti, bisogna dire che la prima parola indica giubilo, gioia, tripudio, in contrasto a dolore, morte… questa festa se pur bagnata dalle lacrime, rimane tale perché l’affezione familiare che Dio ha messo nei nostri cuori è molto forte, e sicuramente anche perché Dio vi ha messo pure il pensiero dell’eternità (Ecc. 3:11).

In questa festa ci si riunisce nelle famiglie come se i nostri defunti fossero con noi, come se la morte non ci avesse mai separati. Immedesimandomi con tutti quelli che hanno sofferto e soffrono per la perdita di un loro caro, posso dire che quando mia madre si è addormentata, con la mia famiglia abbiamo annunziato il fatto partecipando non soltanto il nostro dolore, ma anche la nostra gioia, poiché una mamma in più in paradiso era l’aspetto che ci consolava più di tutto.

Sembrava un sogno che non era più fra di noi, mentre poco tempo prima potevamo guardarla, toccarla, parlarle… In quei giorni avevamo capito in modo più tangibile quanto sia vicino e reale l’aldilà. Da credenti però possiamo dire che saperla col Signore, più felice e sorridente di quanto lo era qui sulla terra, ci riempie il cuore di gioia e di ringraziamento, anche per la speranza viva e certa che un giorno la riabbracceremo nel suo splendore, senza malattie né dolori.

Prima di partire ci disse di salutare tutti quanti con un “Arrivederci nel Signore!”. L’arrivederci non è un saluto che si butta per la strada come niente, ma è molto profondo ed importante, perché anche se con la nostra cara mamma non ci vedremo più in questo mondo, è sicuro che custoditi nella stessa fiducia alle promesse di Gesù, ci rivedremo in cielo.

Possa essere così per tutti, che questo giorno di “Festa dei morti” possa diventare, credendo in Gesù, la “Festa dei vivi”. Infatti le Sante Scritture riferendosi ai credenti già trapassati non parlano di morti ma di “…quelli che dormono” (1Tes. 4:13/18) e anche Dio stesso si definisce non l’Iddio dei morti ma dei vivi (Mt. 22:32).

Così ogni uomo, credendo, potrà rinnovare con fede verso i propri cari un saluto di certezza, e come noi potrà dire: “Arrivederci a casa mamma!” Come sarà la città celeste? La Bibbia la descrive così: “Le mura erano costruite con diaspro e la città era d’oro puro, simile a terso cristallo. I fondamenti delle mura (non sono di ghiaia e cemento ma) di diaspro, zaffiro, smeraldo… Le dodici porte di perle e ciascuna era fatta da una perla sola La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di Dio la illumina (non vi sarà più neanche l’ombra, poiché Dio ci illuminerà da ogni parte). Nulla di impuro vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello. Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21).

Per questo ogni vero credente, senza nessun timore della morte, con l’apostolo Paolo può dire: “Abbiamo molto più caro di partire dal corpo e abitare col Signore, che è di gran lunga migliore” (2Cor. 5:8; Fl. 1:23). Che sia questo il sentimento di ognuno. Questo è l’augurio più grande che vi facciamo in occasione di questa festa e che il Signore vi benedica.

nikscorsone.maranath@libero.it



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