Il carnevale

Il carnevale

Il carnevale caratterizzato da colori e schiamazzi, è considerata la festa dell’allegria per eccellenza. Uomini di ogni ceto sociale si recano a balli in maschera e sfilate variopinte, cercando di liberare la fantasia e di catturare un po’ di felicità. Lo scherzo “vale” ed il commercio che vi è connesso raggiunge il suo apice; vengono acquistati vestiti da indossare solo per qualche giorno, poi, come ogni anno, rimangono soltanto piazze e strade da ripulire. Oltrepassando pragmatiche e superficiali considerazioni, pro o contro il carnevale, occorre chiedersi da dove esso provenga e di quali concetti religiosi o valori morali sia portatore.


LE ORIGINI DEL CARNEVALE

L’etimologia del termine deriva forse dal latino carrus navalis, o dal latino medievale carnem levare, “togliere la carne” dalla dieta (in osservanza al divieto cattolico di mangiare carne durante la quaresima).

Leggendo letteralmente la parola, così com’è oggi, CARNEVALE può significare “carne-vale”, ovvero “vale la carne”, e ancora “è ammessa la carnalità”, ciò inevitabilmente unisce il sacro al profano. Perfettamente quello che il Carnevale vuole essere. In Germania per esempio le maggiori nascite di bambini avvengono nove mesi dopo il periodo del Carnevale, e principalmente di bambini non desiderati, e illegittimi. È risaputo da tutti anche quello che avviene in Brasile, a Rio de Janeiro, a Venezia come a Viareggio e ovunque lo si celebra, sesso facile, scherzi dannosi, sembra di rivedere per qualche giorno, quello che succedeva nelle città di Sodoma e Gomorra di 4.000 fa, prima di essere distrutte col fuoco. Una parte storica di quel momento, la Bibbia la racconta così: “Allora Lot uscì, parlò ai suoi generi che avevano preso le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il SIGNORE sta per distruggere la città». Ma ai suoi generi parve che volesse SCHERZARE (Genesi 19:14). Ma il fuoco mischiato con zolfo venne, e perirono tutti.

Tornando al carnevale, le prime testimonianze documentarie del carnevale risalgono ad epoca medievale, quando la chiesa volle “cristianizzare” il calendario, si recuperarono quindi le feste pagane e le si ribattezzarono. Testi antichi ci parlano di una festa caratterizzata da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l’ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli soliti, nascondendo la vecchia identità dietro delle maschere. L’essere umano dice: “…Anima mia… riposati, mangia, bevi, godi”. Ma Dio gli dice: “Stolto…” (Luca, 12:19-20). “Ed ecco che tutto è gioia, tutto è festa! …Si mangia carne, si beve vino… Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo!” (Isaia, 22:13). Ma questi comportamenti sono peccati che cozzano contro la Sacra Scrittura, che dice: “Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non vi illudete; né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio” (I Corinzi, 6:9-10).

I festeggiamenti culminavano solitamente con il processo, la condanna, la lettura del testamento, la morte e il funerale di un fantoccio, che rappresentava il sovrano della “cuccagna”, come il capro espiatorio dei mali dell’anno passato. Nelle varie manifestazioni carnevalesche è possibile individuare un denominatore comune: la propiziazione e il rinnovamento della fecondità, in particolare della terra, attraverso l’esorcismo della morte. Il periodo carnevalesco coincide più o meno con l’inizio dell’anno agricolo. Infatti nell’antichità si facevano dei sacrifici agli dèi perché si credeva che essi creassero e disfacessero le stagioni. Un chiaro indizio che permette di collegare direttamente il carnevale alle feste greche di impronta dionisiaca (le feste in onore di Dionisio, dio greco del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica, che sfociavano in vere e proprie orge), e a quelle romane dei Saturnali (solenne festa religiosa, che si celebrava in onore del dio Saturno e durante la quale si tenevano cerimonie religiose di carattere sfrenato e orgiastico.

Lo stretto rapporto esistente tra queste feste e alcuni costumi del carnevale è evidente, anche se ignorato dai più. Gli storici lo individuano come un’ottima valvola di sfogo concessa ai meno abbienti, dalle classi sociali più agiate, allo scopo di garantirsi il protrarsi dei propri privilegi. Non meno interessante è l’origine e la valenza demoniaca di alcune tra le maschere carnevalesche più famose e antiche, come quella nera sul volto di Arlecchino o quella bipartita (bianca e nera) di Pulcinella. Studi sul significato psicologico della volontà di indossare una maschera hanno mostrato che l’irresistibile attrazione esercitata dal carnevale sta proprio nella possibilità di smettere di essere se stessi per assumere le sembianze e il comportamento della maschera. Queste brevi note storiche, vogliono far riflettere il lettore sulla reale origine del carnevale e sull’impossibilità per ogni cristiano, separato dalle usanze del mondo e consacrato a Dio, di lasciarsi coinvolgere sia pure dal minore di questi aspetti.


IL CARNEVALE VISTO COME MANIFESTAZIONE SOCIALE

Il Carnevale è la celebrazione del travestimento: di quella promiscuità ribelle che sovverte l’ordine naturale e morale stabilito da Dio: “La donna non si vestirà da uomo, e l’uomo non si vestirà da donna poiché il Signore, il tuo Dio, detesta chiunque fa queste cose” (Deuteronomio 22:5). La condanna è estesa ad ogni licenza dalla propria identità spirituale e dalle responsabilità etiche (Sofonia 1:18).

Il Carnevale è il riconoscimento di quella ambiguità che, confondendo realtà e apparenza, verità e finzione, mira ad offuscare quella lucidità e giusta inibizione necessarie ad onorare Dio (Isaia 5:20,22; Romani 13:12-14). Per diversi credenti basta un disincantato: “non c’è nulla di male…” per rendere implicita l’approvazione di Dio in faccende che non Lo riguarderebbero. Il Carnevale è espressione di una allegrezza abbinata alla volgarità, in contrasto con la gioia cristiana (Romani 14:17, Ef.5:3,4), di una satira dissacratoria completamente in contrasto con la Parola di Dio, che non insegna lo scherno delle autorità, bensì a pregare per esse (1Timoteo 2:12). Il Carnevale è l’esaltazione sfrenata del godimento fine a sé stesso; tale festa costituisce, tuttavia, più che un’innocente divertimento, uno dei tanti “diversivi” che, con la scusa di fugare noia, tristezza e desideri repressi, allontana le coscienze dalla sana preoccupazione per la condizione dell’anima dinanzi al Giudizio divino (Isaia 30:9-11; Luca 16:19,25; 1Pietro 4:3,7).


IL CARNEVALE VISTO QUALE EVENTO RELIGIOSO

Il Carnevale ha perduto nel tempo certe punte di pura stregoneria, ma sotto il manto della baldoria “scaccia pensieri”, la sostanza dell’esorcismo “scaccia spiriti” non è scomparsa; esso è comunque una ricorrenza pagana, con tutto il suo fardello di contraddizioni inconciliabili con lo spirito e l’opera di Cristo: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c’è tra il fedele e l’infedele? E che armonia c’è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: «Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” (2Corinzi 6:14-16).

La maschera, ad esempio, attualmente segno di buffa trasgressione e divertimento, nelle civiltà pre-cristiane era considerata strumento atto a conferire a chi la indossava un potere sovrannaturale, o la forza degli animali sacri raffigurati; si riteneva inoltre che le manifestazioni di ilarità potessero scacciare gli spiriti maligni, precisamente quelli dei Sabba diabolici. Oggi fra danze, orge, sfregi, oscenità, rituali blasfemi, le stesse presenze diaboliche anche se non vengono avvertite, sono reali e tangibili.

In seguito all’avvento del cristianesimo nei riti del Carnevale vi è stato tolto, apparentemente, il carattere magico-rituale, mantenendo quelle caratteristiche di occasione di divertimento popolare eccessivo e peccaminoso fedeli all’originale. C’è da tener presente però che, in quasi tutte le altre realtà sociali e religiose mondiali, troviamo, anche se espresse diversamente, caratteristiche carnevalesche affine anche nell’estetica: la Festa dei Dragoni in Cina, i rituali e le feste dei popoli della Polinesia, degli Indiani d’America, ed altri.

Il “carnevale religioso” rivisita un rituale che disonora l’unica propiziazione riconosciuta da Dio: “Figlioli, vi scrivo perché i vostri peccati sono perdonati in virtù del suo nome (1Giovanni 2:12). La simbologia religiosa delle ceneri ripropone una prescrizione mosaica superata dall’efficacia purificatoria del sacrificio di Gesù Cristo (Ebrei 9:11-14). Il Carnevale insegna un falso riscatto spirituale, promuovendo il peccato volontario in prospettiva di un “pentimento programmato”.

Dietro le quinte di questo scenario mondiale, si nasconde il vero burattinaio, cioè Satana: “Non c’è da meravigliarsene” dice la Parola di Dio, “perché anche Satana si traveste da angelo di luce” (2Corinzi 11:14). Sembra bello, luminoso, ma è Satana, l’ingannatore, l’omicida fin dal principio e padre della menzogna.(Giovanni 8:44). E se tutti i fiumi convergono al mare, come le Sante Scritture a Gesù. Satana nei suoi subdoli travestimenti, cerca di sviare le genti verso molteplici indicazioni lontani dal Salvatore Gesù Cristo.

CONCLUSIONE

Dietro le maschere e le risate, in faccia ai nostri simili potremo nascondere, la tristezza, l’angoscia, e il vuoto del cuore, ma non davanti a Dio, e se siamo onesti, a noi stessi. Dio nel Suo amore infinito oggi stesso vuole toglierti dolcemente la maschera dell’ipocrisia e della finzione, e presentarsi a te come uno specchio, per guardarti dentro e sentire il bisogno della vera vita, che Gesù Cristo, senza scene ne finzioni, ci ha acquistato così duramente sulla croce. Di certo perderai il tuo ruolo nella farsa teatrale del carnevale, ma ritroverai la vera vita, quella eterna, che inconsapevolmente hai sempre cercato: Gesù Cristo.

I veri cristiani inoltre, dovrebbero essere desiderosi di vivere secondo i santi insegnamenti di Dio: “E non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà” (Romani 12:2, I Pietro 1:14).

Se poi verremo considerati delle persone che non sanno rimanere al passo con i tempi, non importa, poiché la nostra preoccupazione sarà sempre, non quella di rimanere indietro con la società, ma di seguire Gesù Cristo il Signore in ogni cosa, fino alla gloria.

nikscorsone.maranath@libero.it



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