Ai genitori di un figlio sbandato

« Egli dunque si alzò e tornò da suo padre; ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò.  E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella, e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato”. E si misero a fare gran festa. Or il figlio maggiore si trovava nei campi, e mentre tornava, come fu vicino a casa, udì la musica e le danze. Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa succedesse. Quello gli disse: “È tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo pregava di entrare. Ma egli rispose al padre: “Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici; ma quando è venuto questo tuo figlio che ha sperperato i tuoi beni con le prostitute, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato”. Il padre gli disse: “Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”».
Luca 15:20-32

“Il Signore… è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento”.
2 Pietro 3:9


Quanti genitori cristiani pregano per il ritorno di un figlio che si è allontanato dalla fede e dalla benedizione! Che sofferenza quando non si ha la certezza della salvezza dei propri cari, e ancor di più quando il loro comportamento dimostra chiaramente che sono ancora nei loro peccati!

Ma Dio vuole consolarci e darci speranza; la parabola del “figlio prodigo” c’incoraggia ad avere la stessa pazienza del nostro Padre celeste. Egli conosce tutto in anticipo e sa fino a quali estremi dovrà giungere un peccatore perché si produca in lui il pentimento necessario; diamogli il tempo di fare il suo lavoro nei cuori.

Al minimo segno di ritorno, Dio è pronto a concedere il suo perdono. “Mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo, lo baciò e lo ribaciò” (Luca 15:20).

Dobbiamo contare di più sulla grazia di Dio. Noi amiamo i nostri figli, ma Lui li ama molto di più di noi e li vuole per sé.
Quindi, non perdiamo “la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di avere le cose che gli abbiamo chiesto” (1 Giovanni 5:14-15).

tratto da il “buon seme”


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