Pregare come un fanciullo

Pietro era un bimbetto di cinque anni. Stava cercando inutilmente la tenda dei suoi genitori in un campeggio dove si erano da poco sistemati. Si era smarrito e non sapeva proprio che fare.
Allora, quasi disperato, si gettò contro la tela di una tenda e richiese aiuto a Dio. Si alzò e, senza capire come, si ritrovò subito di fronte alla tenda di papà e mamma. Con la sensibilità propria dei bambini, Pietro prese coscienza che Dio l’aveva ascoltato e gli aveva risposto. Rincuorato, raccontò tutto ai genitori.
Non dimenticò mai quella piccola esperienza. Oggi, adulto, afferma che Dio è fedele, che non l’ha mai abbandonato e che risponde ancora alle sue preghiere.

Come ce lo ricorda il libro della Genesi, Dio aveva, un tempo, udito il grido di angoscia del figlio di Agar, serva di Abraamo, liberando così la madre e suo figlio (Genesi 21:17-20). Dio ascolta le preghiere, anche quelle dei bambini. Vede le loro angosce, è sensibile. Questo perché è infinitamente buono.

Gesù stesso amava i fanciulli e diceva: “Lasciate i bambini, non impedite che vengano a me, perché il regno dei cieli è per chi assomiglia a loro” (Matteo 19:14). Diceva anche: “Se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 18:3).

Dobbiamo dunque essere tutti come bambini, abbastanza umili e abbastanza semplici per rivolgerci a Dio con fiducia e senza pretese. Certamente Egli ci ascolterà e ci risponderà.
“Dio udì la voce del ragazzo”.
Genesi 21:17

“Invocami nel giorno dalla sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai.”
Salmo 50:15

tratto da “il buon seme”


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