L’intelligenza rischiarata dalla fede

Lo spirito umano si perde in vani ragionamenti cercando disoeratamente una spiegazione alle sue origini.

Il credente ha delle certezze; la fede gli fa comprendere che Dio, con una parola, ha chiamato all’esistenza l’universo. Colui che ha parlato è colui che possiede l’autorità. Egli dà e la cosa accade. Ciò è degno di Dio.

Quando noi accettiamo la sua autorià, tutto diventa chiaro. Se invece vogliamo metterlo da parte, non ci sottomettiamo a lui, ci perdiamo nel labirinto della nostra immaginazione. Ma questa non può creare nulla, né gingere alla conoscenza di un creatore perché funziona esclusivamente con le facoltà di una creatura.

Per questo, prima di pretendere di spiegare, con la nostra limitata intelligenza, il modo con cui si è formata la creazione che vediamo oggi, ascoltiamo la Bibbia che dichiara: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra“.


L’inizio della Genesi non è la storia dell’universo. Esso stabilisce il fatto che nel principio Dio creò. Poi ci è raccontato ciò che riguarda l’uomo sulla terra, ciò che abbiamo bisogno di sapere e niente di più.

Molti vogliono credere solo a ciò che comprendono, perché è più facile ritenere attendibile ciò che soddisfa, sia esso vero o  falso.

Il cristiano, da parte sua, comincia con il credere a Dio, riconoscendo che, per natura, Dio è “veritiero e ogni uomo bugiardo” (Romani 3:4). Allora la Bibbia dà le risposte del creatore ai nostri interrogativi principali.


“Dov’eri tu quando io fondavo la terra?
Dillo se hai tanta intelligenza.”

Giobbe 38:4

“Per fede comprendiamo che i mondi
sono stati formati dalla parola di Dio”
Ebrei 11:2

tratto da “il buon seme”



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