La gloria nell’infamia

“Ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome”.
Filippesi 2:8-9

“Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello… che sembrava essere stato immolato“.
Apocalisse 5:6

Gesù è stato rifiutato dalla società, deriso dalla folla, condannato dal potere religioso e civile. Ha terminato la sua vita terrena su una croce, nel disprezzo e nell’apparente insuccesso. Ha accettato la morte, una morte delle più umilianti; ma la realtà morale è tutt’altra.

Gesù ha dato se stesso per amore, per prendere il nostro posto sotto il giudizio di Dio. Così sotto l’atto più ignobile degli uomini si nasconde l’amore più sublime. Tale è il mistero dell’amore di Dio: il Padre dà il Figlio perché diventi il Salvatore del mondo! (Giovanni 3:16)

Tuttavia il Vangelo non si ferma qui. Dopo la crocifissione, Dio resuscita Gesù e gli dà il primo posto nella gloria. Dio può allora spandere la sua grazia sulla terra e salvare coloro che credono.

Lo Spirito Santo riempie quindi il loro cuore di una potenza sconosciuta fino ad allora, una potenza di giustizia, d’amore e di vita. Essa attesta che Gesù è vivente, che è il vincitore.

Per amore, il nostro Salvatore si è lasciato inchiodare su una croce infamante in mezzo a due malfattori. Fra breve sarà visto sulla terra come Re dei re, e nel cielo, in mezzo al trono di Dio, sarà celebrato da un numero incalcolabile di persone, riscattate dal suo sacrificio e felici per l’eternità.


tratto da “il buon seme”



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