La fede e le opere

A volte si contrappone l’insegnamento dell’apostolo Paolo a quello di Giacomo, mentre, in realtà, invece di contraddirsi, questi due scrittori si completano. Paolo scrive agli Efesini: “E’ per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi, … affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8-9).

Ai Galati dice “abbiamo creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato” (2:16).

Le cose sono dunque chiare: la salvezza è data, per la grazia di Dio, ad ogni persona che crede nel Signore Gesù.


Ora ecco che Giacomo scrive: “Può la fede salvare (l’uomo)? … La fede, se non ha opere, è per sé stessa morta… Uno dirà: tu hai la fede, io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede (2:14-18).

Giacomo cita l’esempio di Abraamo; la sua fede agiva nella sua vita e produceva delle opere: la fede era così resa palese. Quindi è tutto molto chiaro; gli insegnamenti dei due autori si completano. Siamo ora salvati per fede, ma, dopo che lo siamo stati, questa fede reale, vivente, attiva, si manifesta con le opere.

Anzitutto la fede, in seguito le opere come risultato della nostra riconoscenza e come inevitabile conseguenza di una fede vera.

“Cera è questa affermazione e voglio che tu insista con forza su queste cose, perché quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura di dedicarsi a opere buone”
Tito 3:8
“La fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta dalla parola di Cristo”
Romani 10:17

tratto da “il buon seme”



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