Il silenzio di Dio

La vita di Gesù fu un esempio straordinario e sublime di coerenza. Egli era venuto “per servire e dare la propria vita quale prezzo di riscatto per il peccato” e non certo per difendersi scendendo sul piano dei suoi accusatori.

Certo, vedere la bocca del Salvatore che restava chiusa, avrebbe dovuto produrre chissà quali sconvolgimenti nell’animo di una persona sincera e umile, interessata alla verità.

Ma non era questo il caso dei suoi accusatori che, infiammati di un odio ingiustificato, non avevano esitato a mettere in campo delle volgari menzogne pur di vederlo condannato. Per loro questo silenzio suonava come la più dura condanna.

È così anche per noi oggi. Gesù non ha nulla da dire agli orgogliosi, agli ostinati, agli ingrati, agli impenitenti. Ma non fu così per uno dei ladroni crocifissi al Suo fianco che Lo implorò dicendo: “Ricordati di me quando entrerai nel Tuo regno“. Gesù questa volta aprì la bocca: “In verità Io ti dico che oggi tu sarai con Me in paradiso” (Luca 23:42-43).

“Gesù, accusato dai capi sacerdoti, non rispose nulla”.
(Matteo 27:12)

tratto da “una parola per oggi”



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