Il percorso preparato da Dio per l’uomo

Dal momento in cui Dio liberò il popolo d’Israele  dalla schiavitù in Egitto, la Bibbia ci parla una dimora di Dio con una l’uomo (Esodo 15:17). Dio dà a Mosèdelle istruzioni precise perché costituisca un “tabernacolo” dove egli voleva abitare. Si trattava di una grande tenda smontabile sotto la quale si trovava “l’arca”, una specie di grande popolo che, sia per la sua struttura che per il contenuto, è un’immagine di Cristo stesso. Il tutto si trovava in mezzo a una cinta chiamata “cortile” (Esodo 25-27). Ma il Dio giusto e santo può veramente abitare l’uomo peccatore senza condannarlo?

Se esaminiamo l’ordine in cui ci sono presentati i diversi elementi che compongono questo tabernacolo, capiamo che Dio ha fatto di tutto per aprire all’uomo un accesso verso di lui. Infatti, le istruzioni date al popolo d’Israele cominciano con l’arca, simbolo di Gesù Cristo, e proseguono con l’altare dove erano bruciati gli animali dei sacrifici, immagine eloquente di Gesù come vittima santa che ha subito al nostro posto, alla croce, il giudizio divino sul peccato.

L’unica porta di accesso al cortile si poteva varcare facilmente poiché era larga circa 5 m. Ancora oggi risuonano le parole di Gesù: “Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato” (Giovanni 10:9). Contrariamente alla logica umana, la porta viene descritta per ultima. Infatti, è necessario che la grandezza del Signore e poi la sua morte siano rivelate prima, affinché il cammino dell’uomo verso Dio sia aperto.



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