Gesù ritornerà in un fuoco fiammeggiante

2 Tessalonicesi (1:3-10)

“3 Noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, com’è giusto, perché la vostra fede cresce in modo eccellente, e l’amore di ciascuno di voi tutti per gli altri abbonda sempre di più; 4 in modo che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio, a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e nelle afflizioni che sopportate. 5 Questa è una prova del giusto giudizio di Dio, perché siate riconosciuti degni del regno di Dio, per il quale anche soffrite. 6 Poiché è giusto da parte di Dio rendere a quelli che vi affliggono, afflizione; 7 e a voi che siete afflitti, riposo con noi, quando il Signore Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, 8 in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù. 9 Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza, 10 quando verrà per essere in quel giorno glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto, perché la nostra testimonianza in mezzo a voi è stata creduta”

Questa epistola è indirizzata ad una chiesa locale (versi 1, 4). Paolo scrive ai fratelli di Tessalonica per rassicurarli riguardo al “Giorno del Signore”, in cui Gesù verrà per giudicare tutti coloro che non hanno creduto in Lui e non hanno ubbidito alla chiamata dell’Evangelo.

Storicamente la lettera venne scritta intorno all’anno 51 d.C, periodo in cui la chiesa era già funestata dalle persecuzioni, i fratelli di Tessalonica si riunivano allontanandosi dal culto idolatra degli dei locali, per lodare Gesù, annunciare il Regno di Dio e proclamare la Sua Buona Notizia della Salvezza.

Qualcuno, probabilmente uno speculatore, aveva scritto ai fratelli di Tessalonica una lettera, spacciandola per uno scritto di Paolo (2 Tessalonicesi 2:2), che li aveva sconvolti profondamente…infatti i fratelli credevano, a causa delle persecuzioni che stavano subendo, che il “Giorno del Signore”, grande e tremendo (Gioele 2:31) fosse giunto, ed i giudizi di Dio stessero per abbattersi coinvolgendo anche loro! A quell’epoca non esistevano tutti i comforts della modernità,  e  le chiese comunicavano tra  di  loro  mediante delle epistole, cosicché quelli erano gli unici testi a cui poter fare riferimento, poiché spesso non avevano a disposizione neanche gli stessi testi biblici.

Il fratello Paolo scrisse, quindi, le due epistole, prima e seconda lettera ai Tessalonicesi, per rassicurarli riguardo a questo evento e per dir loro che i credenti non sarebbero stati presenti all’abbattersi dei giudizi di Dio nel “Giorno del Signore”, perché la chiesa sarà rapita prima di quegli eventi.

Entrambe le epistole trattano dunque, due argomenti di fede fondamentali, la prima riguarda il rapimento della chiesa, la seconda (quella di cui ci stiamo occupando) il “Giorno del Signore”.

Al verso 3 (”Noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, com’è giusto, perché la vostra fede cresce in modo eccellente, e l’amore di ciascuno di voi tutti per gli altri abbonda sempre di più”), Paolo dice che la nostra fede cresce e si sviluppa, essa cresce come un muscolo che più viene allenato, e quindi sollecitato, più cresce. Essa cresce su due binari principali. Dall’interno, con la conoscenza sempre più intima del Nostro Signore e Salvatore (2 Pietro 3:18). Tale conoscenza ha luogo con un rapporto costante e continuo con Lui, nella preghiera. Dall’esterno, attraverso le prove, nelle quali anche lodare e ringraziare il Signore! Infatti non dobbiamo lodare il Signore in funzione delle oscillazioni della nostra emotività, il ringraziamento è indipendente dal nostro umore, invece, dipende da quello che Dio ha fatto per noi, dal fatto che ha dato il meglio che aveva. Perciò il nostro ringraziamento e la lode sono Sue a prescindere, e non possiamo toglierGliele a nostro piacimento, ma spettano sempre e soltanto a Lui, in ogni occasione!

Perché dovremmo ringraziare sempre il Signore? In che modo? Per cosa? Le risposte le troviamo rispettivamente in:

•    2 Tessalonicesi 2:13

“Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità.” Quindi, ringraziarLo per la salvezza che ci ha donato, senza che noi la meritassimo!

•    Colossesi 2:7

“radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata, abbondate nel ringraziamento.” Non darGli gli “avanzi”, ma abbondare nel ringraziarLo!

•    1 Tessalonicesi 5:18

“in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.” RingraziarLo per ogni cosa Egli ci da…

L’amore per i fratelli dovrebbe abbondare proprio come Gesù ce ne ha dato comandamento e ci ha insegnato con la Sua stessa vita. Il nostro obiettivo, per realizzare ciò, è la ricerca del bene degli altri fratelli ancor prima del nostro (1 Tessalonicesi 5:15)

Alle volte, però, si ama in maniera sbagliata, perché amiamo non nella giustizia, ma secondo le nostre voglie; in realtà, si sta “amando l’amore” più di Dio stesso! L’amore va di pari passo con la giustizia, non può essere disgiunto da essa, così come non lo è in Dio! Non possiamo amare le bugie e la falsità. Dio infatti è amore, ma è anche giustizia, quindi così come facciamo risaltare l’amore di Dio abbiamo da far risaltare la Sua giustizia! E così dichiarare agli uomini che se non riceveranno Gesù, nel proprio intimo, convertendosi dai propri peccati, compariranno davanti al trono di Dio per essere giudicati, e saranno condannati senza scampo! L’apostolo Giovanni, all’inizio della sua seconda e terza epistola tiene a dire: “L’anziano alla signora eletta e ai suoi figli che io amo nella verità (e non solo io ma anche tutti quelli che hanno conosciuto la verità)”, ed anche: “L’anziano al carissimo Gaio, che io amo nella verità”. Anche a noi vien comandato di amare, ma nella verità, cioè secondo i giusti parametri di Dio! Ami, tu, nella verità, o la metti in secondo piano, perché secondo te DEVI amare a tutti i costi, secondo i tuoi “buoni” propositi?

Una delle esortazione finali rivolta da Paolo al giovane Timoteo è: “ricerca la giustizia, la fede, l’amore, la pace con quelli che invocano il Signore con un cuore puro” 2 Timoteo 2:22. Come ci potrebbe essere questo mutuo scambio di amore con chi invoca il Signore “per apparire”, o con chi non lo invoca affatto?!?

L’Iddio della Bibbia, infatti, non è un “bonaccione” che alla fine darà una pacca sulla spalla a tutti e spalancherà le porte del Suo Regno a tutti, indipendentemente dalla vita che hanno condotto, come si afferma nella cosiddetta “teologia liberale”, senza che ci sia ravvedimento e perdono dei peccati!

L’AMORE non è Dio, MA DIO è amore, questo significa che l’amore è una Sua qualità intrinseca insieme alla giustizia e a tante altre, che ci rivelano la Sua maestosa ricchezza in sommo grado. Infatti, Egli odia il peccato, e noi come Lui, dovremmo averlo in odio, anche se si trovasse in noi stessi (Giuda 23), o nei nostri cari, nei nostri amici, e non “andarci a nozze”…

Nella Lettera agli Ebrei, al capitolo 1, verso 9 il Padre si rivolge al Figlio, esaltando il Suo amore per la giustizia, e lodandoLo “Tu hai amato la giustizia e hai odiato l’iniquità; perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni”. Certamente Iddio ci coronerà di gloria se saremo Suoi imitatori anche in questo!

Al versetto 4 (”in modo che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio, a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e nelle afflizioni che sopportate”) si parla di “costanza”. Dio ha messo nei nostri cuori la costanza, essa è un frutto che cresce con le prove e con il tempo, i fratelli Tessalonicesi la dimostravano nelle persecuzioni; tanti fratelli, nel passato più recente, l’hanno dimostrata fino alla perdita della loro vita. Anche noi, oggi, abbiamo da essere costanti non solo nei momenti belli, quando tutto va bene, ma anche e soprattutto nei momenti brutti (Giovanni 16:1-3 “Io vi ho detto queste cose, affinché non siate sviati. Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l’ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio. Faranno questo perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose, affinché quando sia giunta l’ora, vi ricordiate che ve le ho dette. Non ve le dissi da principio perché ero con voi.”). Quanti Figli di Dio sono stati uccisi, e ancor oggi vengono uccisi, in nome della religione?!?!

Al verso 5 (”Questa è una prova del giusto giudizio di Dio, perché siate riconosciuti degni del regno di Dio, per il quale anche soffrite”) si parla del “giusto giudizio di Dio” per essere riconosciuti degni della nostra vocazione. Le prove che Dio permette nella nostra vita, servono a “rafforzare” la nostra fede, come la forgiatura serve a migliorare la qualità di un metallo, e a farla diventare preziosa davanti a Dio! Per Lui, la prova della nostra fede è più preziosa dell’oro che perisce (1 Pietro 1:6-8). Facciamo di esser degni della chiamata di Dio e dimostrarlo ogni giorno nei fatti, il cammino di santità della nostra fede, non dura un attimo, ma una vita!

Il verso 8 ci parla, invece, di un “fuoco fiammeggiante” con cui il Nostro Signore Gesù si presenterà (”/n un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù”).

La seconda venuta del Signore non sarà per niente come la prima. Gesù non ritornerà come umile falegname, ma sarà in gloria, per fare giustizia di tutti coloro che hanno rifiutato la salvezza offerta dal Signore sulla croce, e non hanno ubbidito all’Evangelo della Grazia, sottomettendosi a Lui! Paolo qui non sta parlando della possibilità, per colui che ha creduto, di perdere la Salvezza, o di mantenerla attraverso le opere, Dio è sempre Fedele anche se noi, nella nostra condizione umana, possiamo venire meno. Del resto la Vita Eterna non potrebbe essere tale, se poi dipendesse da noi il mantenerla. Tant’è vero che egli annovera i “disubbidienti” tra gli increduli, e coloro che “non conoscono Dio”, che non sono mai stati dei credenti “nati di nuovo”.

Per i credenti l’ubbidienza al proprio Signore vale più di qualsiasi sacrificio (1 Samuele 15:22), ed è costante (Giacomo 1:2-4), ed è così che Dio la vede (Ebrei 5:9). In 1 Pietro 1:2 leggiamo, ancora “eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate”. In quest’ultimo verso dal chiaro sapore tri-unitario, vediamo come l’azione di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, sia completa e completi, permeando ogni aspetto della vita del Cristiano. La santificazione dello Spirito “induce” all’ubbidienza e ad essere lavati dal sangue di Gesù!

Lo Spirito Santo è stato dato a tutti coloro che hanno ubbidito ed ubbidiscono alla  chiamata  dell’Evangelo (Atti  5:31-32).  A tutti coloro che hanno, insieme, creduto-ubbidito-ricevuto Gesù come SIGNORE e Salvatore della propria anima. D’altronde leggiamo in 1 Pietro 4:17: “Infatti è giunto il tempo in cui il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al vangelo di Dio?”, quale sarà, dunque, la fine per coloro che non hanno creduto e che hanno rifiutato di ubbidire al Vangelo? Lo troviamo scritto in Apocalisse 21:8 “Ma per i codardi, gl’increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda”.

Oggi più che mai gli uomini tendono a rimuovere dalla loro mente il concetto di “punizione eterna”, con vari stratagemmi e filosofie dettate dalla sapienza umana. Indubbiamente questo può far comodo perché si pensa che si può fare tutto quel che si vuole, ma in verità, Iddio non riterrà il colpevole per innocente. In Esodo 34 ai versi 6 e 7 infatti leggiamo: “Il SIGNORE passò davanti a lui, e gridò: «Il SIGNORE! il SIGNORE! Il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà, che conserva la sua bontà fino alla millesima generazione, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente: che punisce l’iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione!”

Al verso 10 (”quando verrà per essere in quel giorno glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto, perché la nostra testimonianza in mezzo a voi è stata creduta.”) vediamo che Gesù verrà glorificato dai Suoi santi sia per quello che Lui ha fatto, sia per quello che Lui è, Dio. In Zaccaria 14 nell’ultima parte del verso 5 leggiamo: “/’/ SIGNORE, il mio Dio, verrà e tutti i suoi santi con lui”. In questo verso, come nella solenne proclamazione che Gesù fece davanti al Sinedrio ed al Sommo Sacerdote, vediamo l’adempimento della profezia del profeta Zaccaria, che avrà il suo pieno compimento alla venuta di Gesù, proprio come leggiamo in questa epistola.

Concludendo, Iddio ci aiuti ad essere di esempio, nei fatti e non solo in parole, per quanti ubbidiranno alla chiamata dell’Evangelo, per avere Vita Eterna (1 Timoteo 1:16).

Dio ci benedica!



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