Il cristiano è fatalista?

Il cristiano è fatalista?
Il cristiano è fatalista?
Il dizionario ci dice che il fatalismo considera
tutti gli elementi come stabiliti irrevocabilmen-
te in anticipo da una causa unica e soprannatu-
rale. L’uomo fatalista si persuade dunque che
tutti i dettagli della sua vita, le sue azioni e le sue
circostanze, sono determinati dal destino, in
modo che non si può cambiare niente, né in

“Sta’ in silenzio davanti al SIGNORE, e aspettalo”.

Salmo 37:7

“Affida al SIGNORE le tue Opere, e i tuoi progetti avranno successo”.

Proverbi 16:3

Il dizionario ci dice che il fatalismo considera tutti gli elementi come stabiliti irrevocabilmente in anticipo da una causa unica e soprannaturale.

L’uomo fatalista si persuade dunque che tutti i dettagli della sua vita, le sue azioni e le sue circostanze, sono determinati dal destino, in modo che non si può cambiare niente, né in bene, né in male.

Per quanto concerne la salvezza della sua anima, pensa: “Se Dio vuole salvarmi, lo farà in ogni caso”.

Certamente, ci sono parecchi passi della Bibbia che mettono in evidenza la sovranità divina: “Chi mai dice una cosa che si avveri, se il Signore non l’ha comandato?” (Lamentazioni di Geremia 3:37).

Ma Dio, creando l’uomo, gli ha dato la facoltà di fare delle scelte, e gli indica anche quello che è bene o male ai suoi occhi.

L’uomo è dunque responsabile delle proprie azioni. Quanto al cristiano, egli non subisce passivamente la volontà di Dio, che è Signore anche delle sue circostanze, ma intrattiene con Lui, per fede, delle relazioni vive e attive.

Il cristiano confida con gioia e serenità in Colui che “è vicino a tutti quelli che lo invocano in verità” e “adempie il desiderio di quelli che lo temono” (Salmo 145:18, 19).

Si sottomette alla volontà del Padre anche se deve attraversare una prova, perché sa che quel Dio d’amore vuole il suo vero bene (Ebrei 12:11).

Si rallegra quando si trova nelle situazioni favorevoli e ringrazia il Signore per la sua bontà.

Non si attacca alle benedizioni, ma a Colui che gliele largisce.

tratto da “il buon seme”


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