Esiste l’inferno?

La parola “inferno” deriva da diverse definizioni bibliche, quali in ebraico sceol e in greco geenna o ades che tradotto ci dà: soggiorno dei morti, inferi. Dal latino abbiamo infernus, cioè, luogo di sotto. Biblicamente un chiaro simbolismo di punizione eterna ci viene dalla valle di Hinnom, in pratica l’immondezzaio di Gerusalemme che si trovava a sud della città. Lì gli ebrei avevano commesso un’abominazione, bruciando i propri figli in sacrificio all’idolo di Moloc (Geremia 32:35).

“Cosa”, come dice l’Eterno in Geremia 7:31: “…che io non avevo comandata e che non mi era venuta in mente.” Lì vi si buttavano pure oltre alla spazzatura, tutti i fornicatori, gli adulteri e gli stregoni che venivano lapidati. Un immondezzaio è sempre in combustione, e nel suo bruciare continuo biblicamente viene raffigurato come il luogo di punizione spirituale dell’aldilà. Precisiamo però che detto luogo non era nel piano di Dio (Giovanni 12:42/50).
Dio, appunto, non vuole che gli uomini periscono, perciò in Gesù provvide la salvezza eterna. Chi la rifiuta va all’inferno di propria scelta. Alcune sette non credono all’inferno, poiché, dicono, sminuisce l’amore di Dio. Ma Dio non è solo amore che salva, ma anche giustizia che condanna.

Se molti si scandalizzano di questo, la naturalità della vita c’insegna che è normale per noi portare gli ammalati in ospedale, i morti al cimitero e i criminali in carcere. Ancora dicono che l’inferno non è una condanna eterna. Gesù non la pensava come loro è disse chiaramente: “Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna” (Marco 9:43/48; Matteo 25:46).

Religioni e sette insegnano anche che nell’aldilà vi sono diversi gradi di posizione, ma al Golgota vi erano solo due ladroni a rappresentare l’umanità. Fra credenti e non credenti; fra salvati e perduti, fra chi va in paradiso e chi all’inferno. Gesù poi ha sempre insegnato con il simbolismo del grano e le zizzanie, la strada stretta e larga, il paradiso e l’inferno, le pecore e le capre, tra vita e morte, luce e tenebre, che nell’aldilà vi sono solo due posizioni, nessun altro luogo di mezzo. A riguardo, la storia più chiara raccontata da Gesù è quella del ricco e Lazzaro, che troviamo in Luca 16:19/31. Che ambedue seppelliti nel corpo, con l’anima, coscienti, si ritrovarono in due luoghi differenti (nessun luogo di mezzo). Il ricco figura del non credente, si ritrovò in un luogo di tormento, mentre Lazzaro, figura del credente, si ritrovò in un luogo di beatitudine.

L’inferno però non è il luogo definitivo dei perduti, ma lo è lo stagno di fuoco dopo il giudizio finale di Apocalisse 20:11/15; 22:7-8. Rifiutare la grazia di Dio equivale quindi a: pene eterne, fuoco inestinguibile, tenebre, in compagnia del diavolo e i suoi angeli. Oggi comunque è tempo di salvezza (Ebrei 3:7), domani è sempre troppo tardi. Gesù dice: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa” (Matteo 7:13). Accetterai il consiglio?


nikscorsone@maranatha-soon.it



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