La vera beatificazione

La vera beatificazione

“Beato l’uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto! Beato l’uomo a cui il Signore non imputa l’iniquità e nel cui spirito non c’è inganno!” (Salmo del re Davide, 32:1-2).

La parola “beato” nell’uso comune viene usata quasi esclusivamente per indicare personaggi religiosi che si sono particolarmente distinti in opere e vite (a giudizio dell’uomo) consacrate e devote.

Tra i vari significati della parola “beato”, ne troviamo molti nel vocabolario che si riferiscono a chi “contempla Dio” o chi per santità viene proposto agli “onori degli altari” o altri simili.

Eppure il significato che troviamo per primo nel vocabolario accanto alla voce “beato” è quello che più corrisponde al vero significato, ossia quello biblico: dal latino “beatus”, Felice, Contento.

Ecco la definizione che più si addice nel salmo citato, “colui al quale Dio perdona i «peccati», per mezzo della Sua grazia è beato”; non tanto perché viene annoverato tra particolari schiere di uomini religiosi, ma per la felicità che solo colui che riceve il perdono da parte del Signore può esprimere; beato perché diventa riconciliato con Dio.

Questo non è più un “fatto teologico”, ma reale che avviene quando un peccatore “qualunque” confessa il proprio peccato al Signore, ricevendo così quel perdono:

“Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” (1Gv. 1:9)

È proprio la gioia di aver ricevuto quel perdono che rende una persona felice.

Si provi ad immaginare quale grande gioia, quale profonda beatitudine di un uomo che sente chiaramente di esser “stato lavato dentro”, là dove nessuno può intervenire se non Dio soltanto!

Ecco, è proprio questo il sentimento nel cuore del salmista Davide: esso non è un sentimento “religioso”, ma lo stato di un’anima felice, perché perdonata e ora guidata dal Signore in persona, da Colui che per amore, vorrebbe guidare anche la tua vita e farti diventare felice, contento, beato ma “senza essere necessariamente scritto su un calendario”, ma di certo nel Libro della vita.

“Tuttavia” diceva Gesù, “non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Luca 10:20).

Quale più grande gioia vi potrà mai essere per un credente di sapere con certezza che il suo nome è scritto nel libro di Dio. Poiché nel luogo santo di Dio, nel Suo paradiso: “nulla di impuroné chi commetta abominazioni o falsità, vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel librodella vita dell’Agnello” (Ap. 21:27).

Noi, col cuore, ti auguriamo di essere in quel giorno fra i beati di Colui che pagò è mori per te sul
duro legno della croce, Gesù.



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